di Piergiorgio Seveso

Personalmente ho un ricco campionario nel mio bagaglio esperienziale e biografico di “rinnegati” del tradizionalismo e dell’integrismo. Beninteso, di tutti e di ognuno non giudico intenzioni profonde e intimi pensieri dal momento che Iddio solo scruta e conosce reni e cuori (compresi i nostri, che potrebbero essere quelli dei rinnegati di domani) ma mi limito ad una semplice “fenomenologia” del tradimento, mi appresto a fare il “Teofrasto” dei voltagabbana.

Perchè si volta la marsina? Perchè si abbandona il campo di Dio per passare, a volte fragorosamente, a volte timidamente, a volte impercettibilmente nel campo del neomodernismo vaticansecondista?

Le ragioni possono essere molte e diverse: anzitutto l’amore degli agi e delle comodità ecclesiali: chiese vicine, “messe” vicine, riconoscimento sociale o quel che ne rimane, aderendo alla “chiesa ufficiale” (o “conciliare” per usare l’espressione del montiniano card. Benelli), l’irrefrenabile e incoercibile desiderio di non “essere soli”.

Per ogni tradzionalista viene sempre il momento in cui ci si scontra con la paura incarnata dalla terribile realtà della marginalità sociale connessa con questa scelta di Fede cattolica: una marginalità fisica (sottoscala, retrobottega, alberghi, sale bingo, cantine con vista bottiglieria, stalle ove si celebra la Santa Messa) e morale (essere fuori da qualsiasi cordata e appartenenza pseudo-ecclesiale, sia essa conservatrice, centrista o progressista).

Tutto questo scalfisce, intacca anche le buone disposizioni, le convinzioni e le evidenze teologiche più forti, fa tremare e vacillare anche le gambe più robuste, rende incerti e guardinghi persino energumeni tatuati e gladiatori miliziani di cui il nostro piccolo mondo pullula.

Oltre all’amore degli agi e alla paura, vi è tra le ragioni motivanti del “tradimento” dottrinale un coltivato e ben custodito amor proprio che oltre a far disdegnare delle realtà dove si è poco ascoltati, porta alla ferrea convinzione di aver “capito tutto” e di non essere “come gli altri”, magari dopo qualche messa tridentina, qualche podcast sui social o qualche comparsata nell’underground integrista. Una vita modesta, ritirata, operosa all’ombra della Croce e del Triregno e votata al Vero cattolico appare assai poca cosa di fronte a grandi pretese intellettualistiche, a grandi e ambiziosi disegni, a chimeriche volontà di potenza.

Il rinnegamento del tradizionalista può essere talvolta rumoroso e assumere le pose teatrali della “conversione” al Vaticano II letto alla luce della Tradizione con tanto di propaganda contro-testimoniale oppure essere riservato, quasi soffocato da ansie, paure, scrupoli infondati ma l’esito è il medesimo.

Si depauperano le truppe della Chiesa militante e si rimpolpano le truppe di una “chiesa pellegrinante”, ricamante su “valori irrinunciabili” (sempre da gestire col rigoroso premesso della polizia conciliare) o ancora meglio una “chiesa sognante” molto simile all’Isola che non c’è che già cantava Edoardo Bennato.

Si fa quindi presto a trovare la scorciatoia laterale e liberale, la strada all’insignificanza, all’irrilevanza, alla nullificazione “cattolico-accomodante”: ci sarà sempre un “buon prete” o un laico dabbene, blindato di pavide certezze, a dirvi “Non preoccupatevi, sono solo cambiamenti marginali, è tutto sotto controllo, presto tutto tornerà al suo posto, qui nessuno ci potrà mai toccare o infastidire”.

Invece, nell’intimo, nella notte più profonda in cui ci si risveglia di soprassalto, con il retrogusto amaro della cattiva coscienza, si sa che non è vero nulla ma molto spesso ci si rigira dall’altra parte e si torna a dormire.

Proprio per non morire a poco a poco di “inedia teologica” esistono, a fianco di altri, convegni come quello di Radio Spada che servono a dare materiali di formazione, edificazione e polemica, inquadramenti né accomodanti, né palliativi e nemmeno disperanti, stimoli e incoraggiamenti per anni difficili, irti di inganni, ricolmi di fate morgane e traboccanti di false soluzioni.

Da qui al 25 aprile 2026 approfondiremo di tanto in tanto le buone ragioni della undicesima giornata di cultura radiospadista (terzi stati generali della Tradizione). Continuate a seguirci e mettetevi l’anima in guerra.

Corredemptrix humani generis, ora pro nobis!

Mediatrix omnium gratiarum,ora pro nobis!