di Piergiorgio Seveso

Esiste una ricca letteratura critica sin dagli anni Sessanta verso i manomissori del rito romano, i maneggiatori lucidi o imprevidenti della “riforma liturgica”: furono critici ora timidi, ora estetizzanti, ora coraggiosamente inadeguati, ora lungimiranti: da Guareschi a Tito Casini, da padre Calmel a Guerard de Lauriers, da Kramer Badoni a Cristina Campo, sino ad arrivare agli esiti più lineari e coerenti di don Anthony Cekada.

Tutti questi autori, pur se divisi nell’analisi degli esiti finali di queste malaugurate “riforme”, erano però concordi nell’individuare nel modernismo liturgico, già vivo ed operante nei primi decenni del Novecento, il padre degenere di queste adulterazioni e contraffazioni, contrabbandate sotto la ben nota e orwelliana definizione di aggiornamento.

Se questo percorso rivoluzionario ha portato ad una sostituzione/soppressione del Rito romano avvenuta il 30 novembre 1969, era ben chiaro chi ne fosse il “carnefice”: il neo-modernismo spogliatore incarnato dalla triade Roncalli-Montini-Bugnini.

Questo Carnefice ci ha donato quel rito che è stato definito con severa chiarezza da diverse voci critiche ora la “Messa di Lutero”, ora il “Disordo Missae”, ora il “Sacrificio di Caino”, ora “la cena delle beffe”, un rito che ha concorso con forza al processo di secolarizzazone, analfabetizzazione teologica e protestantizzazione di quel che restava dei “popoli cristiani”.

Oggi, a sessant’anni da quei percorsi rivoluzionari e sepolti i caporioni di allora, chi sono i carnefici del “Rito Romano”?

Senza dubbio coloro i quali hanno accettato, anche machiavellicamente, la giustapposizine parificatoria e ambivalente tra Rito romano e rito montiniano prevista dal “Summorum pontificum” del 2007, coloro i quali NON fanno del Rito romano una bandiera crociata di cattolicità opposta alla religione antropolatrica uscita dalle officine del “Vaticano II”, coloro i quali fingono di ignorare che senza il “Vaticano II” oggi la Messa Romana, magari con qualche ulteriore amplificazione, sarebbe l’unica Messa dal polo gli antipodi per i cattolici di rito latino, e in ultimo coloro i quali si impancano a “rappresentanti della messa tradizionale” quando rappresentano a mala pena se stessi e la propria sentimentale attitudine per il canto medievale o per le passamanerie e gli aurifregi. Peraltro dimenticando che se c’è uno spazio di tolleranza più o meno reale per tutto questo, esiste principalmente come cassa d’espansione volta ad arginare chi la battaglia su Messa e Dottrina la fa davvero.

I “volenterosi carnefici” del rito romano sono coloro i quali mettono lietamente e filialmente la testa tra le fauci del leone, in ore Leonis, pietendo una felice “accomodazione inclusiva” della Messa romana sugli scaffali del supermarket neo-modernista, come anche ieri si faceva notare da queste colonne.

Lo tengano anche presente nella rocca occupata: quando ci viene strappata con cruda forza, violenza e arbitrio che assume la forma speciosa della “legge”, ciò che di più puro, di più santo, di più immacolato e di più caro sia mai esistito nella vita della Chiesa, non esistono petizioni, pietosi sit in, tavoli di confronto, missioni di trattativa, mediazioni per la ”pace liturgica” o telefoni rossi che possono squillare.

Pax, pax, pax et non erit pax!

Virgo septem dolorum, ora pro nobis!


Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla ChiesaGolpe nella ChiesaBuona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggiLa rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuroMagistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristianoL’illusione liberale e altri volumi.


Seguite Radio Spada su: