Dei problemi dell’evoluzionismo materialista ci siamo già occupati in diversi volumi: Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, Dominique Tassot, traduzione di Roberto Bonato; Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo e Ritorno alle origini. Un punto di vista cattolico sugli inizi. Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation; traduzione di Stefano Dal Lago; L’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.


di Red.

Gli uomini hanno 23 coppie di cromosomi e gli scimpanzé 24: un “dettaglio” difficilmente trascurabile. Secondo la teoria evolutiva classica due cromosomi ancestrali avrebbero dovuto fondersi insieme, lasciando una “cicatrice” genetica nel nostro DNA. Tuttavia, nuove ricerche stanno riscrivendo ancora una volta la vecchia narrazione: quello che un tempo era considerato un inutile residuo di fusione (peraltro tutta da dimostrare, ndr) si sta rivelando un centro di attività genetica vitale, strettamente legato allo sviluppo del nostro cervello.

La scoperta: geni funzionali dove non dovrebbero esserci

L’idea che il sito di fusione sia solo un “rottame genetico” (o junk DNA) è stata messa in discussione dall’identificazione di geni attivi proprio in quella regione. Uno studio recente di Cell Genomics, ripreso anche da portali di analisi scientifica come Science and Culture, evidenziano che il sito di fusione contiene almeno quattro geni (o pseudogeni) che non sono affatto silenti: PGM5P4, FAM138B, WASH2P, DDX11L2.

Questi elementi genetici non sono semplici passeggeri. I dati provenienti dal progetto GTEx (Genotype-Tissue Expression) mostrano che questi geni sono espressi in vari tessuti umani, tra cui i testicoli, l’esofago e, cosa ancora più significativa, il cervelletto.

L’influenza sullo sviluppo neurale

La scoperta più sorprendente riguarda il potenziale impatto di quest’area sulla complessità del cervello umano. Le analisi suggeriscono che la rimozione o l’alterazione di questo sito di fusione potrebbe influenzare i programmi trascrizionali che regolano lo sviluppo neurale.

In altre parole, il presunto “sito di fusione” sembra invece agire come un nodo di controllo. Insomma non si limita a contenere geni, ma sembra influenzare il modo in cui altri geni vengono “letti” durante la formazione del sistema nervoso. Queste funzioni, inoltre, potrebbero essere tra i fattori chiave che distinguono lo sviluppo cerebrale umano da quello dei cosiddetti “primati non umani” (NHP).

Una sfida al paradigma del “DNA Spazzatura”

Se questo sito di fusione ha effetti così rilevanti sulla trascrizione legata allo sviluppo neurale, diventa difficile sostenerne l’origine puramente casuale o la sua natura di “scarto”. Un evento di fusione casuale che, per pura fortuna, si trasforma in un centro regolatorio essenziale per il cervello è uno scenario che richiede una serie di mutazioni estremamente complesse e coordinate.

Questo cambia la prospettiva scientifica: il sito di fusione potrebbe possedere una funzione specifica e progettata, o quantomeno una complessità biochimica che va ben oltre il concetto di “cicatrice fossile”.

In sintesi le nuove scoperte tendono a problematizzare la semplificazione secondo cui il cromosoma 2 è solo “due cromosomi incollati con lo scotch”. Dobbiamo dunque smettere di guardare a quel sito come a un reperto fossile “morto” e iniziare a studiarlo come un elemento dinamico del nostro genoma che influenza il modo in cui i nostri geni vengono espressi, avendo quella regione una funzione biologica attiva. L’evento che ha creato il cromosoma 2 è stato molto più complesso di una semplice fusione telomerica.

Mentre per la “scienza ufficiale” questo resta un esempio di come l’evoluzione possa riciclare un incidente genetico, resta difficile ignorare quanto sia incredibilmente complesso il passaggio da una semplice cicatrice gestita dal caso a un centro di controllo vitale. Ma chi sbaglia metafisica, di solito sbaglia anche scienza.


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