di Ludolfo di Sassonia

Stupisci dinanzi a quella chiarissima condiscendenza e degnissima carità con la quale Gesù Cristo ha consegnato e lasciato a noi Sé stesso, cioè il suo Sacratissimo Corpo e Sangue, veramente come cibo e bevanda; affinché quello che di lì a poco sarebbe stato un sacrificio gradito a Dio e prezzo inestimabile della nostra redenzione, fosse anche il nostro viatico e sostentamento. Infatti questo sacramento, che per eccellenza è chiamato Eucaristia (cioè “buona grazia”), ristora e rinnova quotidianamente i cuori ferventi e devoti. Volendo dunque il Signore Gesù porre fine ai sacrifici della Legge e dare inizio al Nuovo Testamento, fa di Sé stesso il nostro sacrificio; e dopo la cena prescritta dalla legge mosaica, prepara subito la cena spirituale dei cristiani, affinché si compia il passaggio dalla Legge al Vangelo, dal Vecchio e transitorio Testamento a quello Nuovo ed eterno, dalla figura alla verità e dalle realtà carnali a quelle spirituali. A tal proposito Beda afferma: “Terminate le solennità dell’antica Pasqua, che si celebravano in commemorazione dell’antica liberazione dall’Egitto, Egli passa alla nuova, che desidera la Chiesa frequenti in memoria della propria redenzione; sostituendo alla carne e al sangue dell’agnello il Sacramento della propria carne e del proprio sangue sotto la figura del pane e del vino, essendo Egli costituito Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek”.

Vita Jesu Christi, t. III, p. II, c. LVI, n. 1, Bruxellis-Parisiis, 1873,,p. 344


🔴Istruzione e meditazione per il Giovedì Santo

🔴Maria durante l’Ultima Cena

🔴I riti del Giovedì Santo nella Corte Papale


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