di Red.

Per oltre un secolo, il corpo umano è stato descritto come un “museo ambulante di antichità”, un ammasso di relitti evolutivi che i materialisti hanno utilizzato come prova regina per dimostrare che non siamo il frutto di un progetto, ma di un processo cieco e incrementale. Oggi, una serie di contributi decisivi pubblicati tra le altre fonti sulla rivista Science&Culture ha colpito duramente questa narrazione, sostituendola con il paradigma, che potremmo chiamare, della Ingegneria Suprema. Il dibattito non riguarda più soltanto l’utilità di una singola ghiandola, ma la validità stessa della logica evoluzionista-materialista applicata alla complessità biologica. Su questi argomenti si consiglia di vedere pure i volumi Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, di Dominique Tassot, traduzione di Roberto Bonato, Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo e Ritorno alle origini. Un punto di vista cattolico sugli inizi. Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of CreationL’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.

1. Wolf-Ekkehard Lönnig e la Contraddizione della Selezione

La critica più radicale a una certa visione di “vestigialità” nasce da una contraddizione logica interna alla teoria della selezione naturale di stampo evoluzionista-materialista. Wolf-Ekkehard Lönnig (Scienza e Cultura, 2023) evidenzia un paradosso fondamentale: se la selezione naturale è davvero un “ottimizzatore implacabile”, come può tollerare per milioni di anni decine di strutture inutili che consumano energia e spazio? Lönnig ribalta l’argomento dell’“artigiano improvvisato”: se la selezione è il correttore di bozze del patrimonio genetico, la presenza di così tanti organi vestigiali indicherebbe un fallimento sistemico della selezione stessa.

Il paradosso del pronefro è emblematico: strutture un tempo classificate come vestigiali si rivelano attivatori funzionali essenziali nella cascata di segnali genetici dello sviluppo embrionale. Definirle “residui inutili” è un errore di categoria: sono come le impalcature di un cantiere, temporanee ma indispensabili affinché l’architettura finale dell’organismo possa reggersi.

2. Stuart Burgess e il Paradigma dell’Ingegneria Suprema

Mentre il darwinismo vede il corpo come una serie di compromessi storici, Stuart Burgess (Scienza e Cultura, 2026) invita ad analizzare la biologia con la lente dell’ingegneria dei sistemi avanzati. L’errore classico è stato valutare gli organi in isolamento, ignorando l’Integrazione di Sistema.

Un componente che appare “inefficiente” se preso da solo si rivela spesso la soluzione ottimale quando si considerano i vincoli spaziali, termici e meccanici dell’intero corpo. Burgess dimostra che la biologia esibisce una chiara “preveggenza ingegneristica”: molti organi non servono solo alla sopravvivenza immediata, ma fungono da riserve critiche o nodi di comunicazione. In ingegneria, una ridondanza non è un errore, è un margine di sicurezza. La selezione naturale, agendo solo sul vantaggio immediato e “miope”, difficilmente potrebbe generare sistemi così robusti e lungimiranti.

3. Michael Behe e la “Prima Regola dell’Evoluzione Adattativa”

Michael Behe spinge il ragionamento oltre la celebre tesi della complessità irriducibile, concentrandosi sul fenomeno della devoluzione (Scienza e Cultura, 2012 e 2026). La sua Prima Regola dell’Evoluzione Adattativa afferma: «Rompere o smussare qualsiasi gene la cui perdita aumenti il numero della prole».

Behe dimostra, citando gli esperimenti di evoluzione a lungo termine sui batteri E. coli, che l’evoluzione adattativa è prevalentemente distruttiva: non costruisce nuove informazioni, ma spezza ciò che già esiste per sopravvivere a un’emergenza. Ciò che gli evoluzionisti chiamano “organo vestigiale” è spesso il risultato di questa ottimizzazione per degradazione: il sistema biologico, sotto pressione, sacrifica una funzione periferica per preservare l’integrità del nucleo centrale. Questi organi non sono “scarti casuali”, ma testimoni di una strategia di resistenza: il progetto biologico si riorganizza attorno alla perdita, dimostrando una flessibilità che solo un sistema altamente ingegnerizzato può possedere.

4. Jonathan Wells e il “DNA Spazzatura” come Fallimento Metodologico

Jonathan Wells (Scienza e Cultura, 2009) traccia un parallelo illuminante tra organi vestigiali e il cosiddetto del “DNA spazzatura”. Entrambi rappresentano un classico ostacolo alla scienza: presupponendo l’inutilità, si smette di indagare. La scoperta che larghissima parte del corredo genetico è funzionalmente attivo ha mostrato che la “spazzatura” era più che altro un sofisticatissimo sistema operativo epigenetico. La cecità dei ricercatori non era dovuta alla mancanza di dati, ma a un presupposto ideologico che richiedeva l’esistenza di detriti per confermare la teoria del caos evolutivo.

5. Metodologie a Confronto: Ottimizzazione vs. Accatastamento

Il superamento della vecchia visione della vestigialità impone un cambio di paradigma:

  • L’approccio evoluzionista-materialista interpreta l’anatomia come un accatastamento di soluzioni di fortuna accumulate per caso.
  • Il nuovo approccio dovrebbe adottare una visione dall’alto verso il basso, dove ogni parte è analizzata in funzione del tutto.

In questa ottica, la funzionalità non è ridotta a ciò che è meccanicamente evidente (come una pompa o una leva), ma si estende alla logica dei protocolli di controllo e alla gestione dei compromessi tra obiettivi molteplici.

6. L’Inciampo della Materia e la Perfezione dell’Ordine (De Malo)

Questa dialettica tra funzione e “scarto” trova una sintesi interessante nella riflessione di San Tommaso d’Aquino sul difetto naturale. Nel De Malo, Tommaso porta il ragionamento al suo estremo e spiega che il difettoso o addirittura il “mostruoso” non sono voluti come tali, ma derivano dalla limitatezza delle cause seconde:

«L’ordine dell’universo richiede che alcune cose vengano meno al loro fine; perciò accade che in natura vi siano dei mostri, che la natura non intende, ma che derivano dalla corruzione di qualche principio» (De Malo, q. 1, a. 3).

Come un grande musicista che produce un suono distorto a causa di una corda logora, la Causa Prima agisce perfettamente, ma l’effetto riflette la fragilità dello strumento materiale. Il “difetto” non è un errore di sistema, bensì la prova che esistono enti corruttibili.

7. Il Governo Divino e la dignità della Natura (De Potentia)

Nel De Potentia, Tommaso completa il quadro: Dio governa il mondo rispettando le leggi che Egli stesso ha stabilito.

«Dio non agisce contro la natura, ma la porta a compimento» (De Potentia, q. 7, a. 1).

Un universo in cui nulla potesse mai guastarsi o decadere sarebbe un universo di puri spiriti, privo della ricchezza della vita biologica. La perfezione del governo divino consiste proprio nel permettere alla materia di essere materia – con tutta la sua resistenza e i suoi intoppi – ordinando anche queste mancanze all’armonia del tutto. È meglio dunque che il creato sia composto di esseri che possono fallire e che talvolta falliscono, piuttosto che di soli esseri che non possono fallire, affinché non manchi alcun grado di bontà.



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