In occasione della festa della Apparizione della B.V. Maria Madre del Buon Consiglio riportiamo un commento di mons. Giacomo Poletto[1] alla terzina dantesca
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio[2]
«E siamo, grazie a Dio, all’ inno altissimo, a tale inno che pari, sia per sublime schiettezza di sentimento, sia per nobiltà di concetti, “né portò voce mai, né scrisse inchiostro“, direbbe il Poeta (Par., XIX, 9). Lo si potrebbe anco dire una potente sintesi morale di tutto il mistico viaggio, e così di tutto il Poema; perché, a ben guardarci, è manifesto termine di congiunzione tra il finito e l’infinito, tra la creatura e Dio, l’ultimo passo della creatura purificata e resa forte nelle ascensioni del bene all’ inebriamento della fruizione di Dio. L’Ozanam disse quest’inno il testamento di Dante … A buon diritto l’illustre P. Mauro Ricci, nel suo bel libro Dante Alighieri cattolico, apostolico romano (Fir., 1885, pag. 302), avvertì che Dante da “Maria singolarmente prende tutte le possibili occasioni percelebrare l’incarnazione“. E si legga a tal proposito il Conv., IV, 5, dove quell'”albergo mondissimo e purissimo, dove il celestiale Re entrare dovea” fa capire anche ai sordi che Dante, un cinque secoli e mezzo prima della dogmatica definizione, professava l’immacolato concepimento di Maria … Per il peccato d’ Adamo, il quale diverticulum fuit totius nostræ damnationis (Mon., 1, 18; cf. Par., VII, 85-86), Maria divenne termine fisso, al quale, per salvezza del mondo, mirava nell’ordine dei secoli l’eterno Consiglio (cf. Conv., IV, 5, ad princ.), cioè Dio, i cui divisamenti e voleri sono un abisso (Par., VII, 94), al quale non può giungere il corto nostro intelletto (Purg., VI, 121-3; Purg., XIX, 58-63, е 79-81); da tal consiglio doveva scaturire la Redenzione[3], l’opera cotanto maravigliosa, che la più sublime né fu, né sarà (Par., VII, 112-114)» [4].
- Mons. Giacomo Poletto (1840-1914), fu ferventissimo e fecondissimo studioso del Sommo Poeta e commentatore della Commedia alla luce del dogma e della filosofia cattolica. Fu molto apprezzato da Leone XIII che gli assegnò la Cattedra Dantesca dell’Istituto Leonino di Alta Letteratura nel Seminario Romano dell’Apollinare, l’attuale Pontificia Università Lateranense. ↩︎
- Paradiso XXXIII, 1-3. ↩︎
- La Corredentrice nel Purgatorio di Dante. ↩︎
- La Divina Commedia di Dante Allighieri con commento del Prof. Giacomo Poletto. Il Paradiso, Tipografia Liturgica di S. Giovanni, Desclée, Lefebvre e C., Roma, 1894, pp. 683-685. ↩︎

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