di Luca Fumagalli

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900),  seconda parte (1901-1909)terza parte (1909-1914),  quarta parte (1914-1915)quinta parte (1915-1916), sesta parte (1916-1917) e settima parte (1917-1918)

Dopo il rientro a casa, nel dicembre del 1918, Jones fu costretto nella sua stanza per una settimana a causa di una brutta influenza. Era da quattro anni che non si ammalava e accanto al letto, a fargli compagnia, vi era Mike, il cane di famiglia, la cui fedeltà è celebrata in The Anathemata. Nel suo poema della maturità tornano pure le conversazioni avute in quel periodo con la madre, che gli raccontò della sua infanzia a Rotherhithe, oggi una zona residenziale di Southwark, e delle storie legate a Canuto, re dei danesi, e al suo assedio di Londra. Il senso di una città viva, tra passato e presente, è incarnato nella “Lady of the Pool”, la figura centrale di The Anathemata.

Col «Times» sottobraccio, che avrebbe letto abitualmente per il resto dei suoi giorni, a inizio gennaio Jones si recò in centro per ottenere il sussidio di disoccupazione e colse l’occasione per fare visita a Hartrick, ormai percepito come un artista passè

Quando George Hyne, il marito della sorella, venne smobilitato, si trasferì per un periodo dai Jones. David non aveva nulla in comune con lui e non era un mistero che il matrimonio di Cissy, che pure gli aveva regalato una splendida nipotina, lo metteva a disagio. Per fortuna nel 1920 trovarono una sistemazione altrove e lui ne approfittò per occupare la loro camera, trasformando la sua in uno studio.

Riprese pure i contatti con Poulter, entrambi disillusi nei confronti di un mondo che, sotto molti punti di vista, appariva loro peggiore rispetto a prima della guerra. Discutendo poi del terribile conflitto civile che stava imperversando in Russia, che vedeva contrapposte le armate bianche all’armata rossa, decisero su due piedi di arruolarsi nel corpo di spedizione inglese per contribuire alla lotta contro il bolscevismo. Se Poulter partì l’anno successivo, Jones fu convinto dal padre ad abbandonare i suoi propositi, ma una certa presa la dovette anche esercitare il rinnovato interesse per la pittura, un entusiasmo accresciuto dall’esposizione nelle gallerie londinesi delle opere post-impressioniste provenienti dalla Francia e dal gran parlare che si faceva intorno al movimento anti-accademico capeggiato da Wyndham Lewis, che apprezzava come artista ma non come persona.

David Jones, The Reclaimers (1919)

Resosi conto che con Elsie Hancock non poteva esserci alcun futuro – il suo fidanzato era sopravvissuto alle trincee e la ragazza non se la sentiva di rompere con lui – Jones si consolò con vecchi e nuovi amici. In particolare tornò a frequentare Harold Frederick Weaver Hawkins e Frank Charles Medworth, due suoi ex compagni di studi alla scuola d’arte. Entrambi feriti durante la guerra, Medworth era costretto a nascondere una brutta lesione al capo con una placca di metallo simile a una kippah, mentre Hawkins se l’era vista ancora più brutta e godeva di una pensione di invalidità. I tre, che da quel momento presero a chiamarsi scherzosamente “I Tre moschettieri”, vollero iscriversi nuovamente a Camberwall per un corso di due anni dedicato al disegno commerciale e all’illustrazione. Gli altri alunni erano tutti più giovani e guardavano con rispetto Jones e i suoi compagni; pare inoltre che almeno una dozzina di ragazze fosse infatuata di lui, ma nessuna di loro, anche se trattate col massimo garbo, venne mai corrisposta.

Peccato però che la scuola non era più così interessante, fatta eccezione per uno dei professori, il pittore e critico Walter Bayes, discepolo dell’omonimo Sickert, il quale, nelle sue lezioni, insisteva sulla centralità della prospettiva e delle proporzioni geometriche. Sebbene Jones avrebbe abbandonato gli insegnamenti di Bayes, diffidando dall’eccessiva riduzione dell’arte a una scienza, la spazialità assiale predicata dal maestro influenzò la struttura della sua poesia, specie di The Anathemata.

Verso la fine del 1919 Jones, Hawkins a Medworth riuscirono a piazzare alcune delle loro opere in un’importante mostra che si tenne alla Goupil Gallery di Regent Street, registrando una buona accoglienza da parte della critica. Di Jones vennero esposti due quadri: The Reclaimers, che ha per soggetto il giardinaggio in una periferia cittadina, e The Military, di cui resta solo un disegno preparatorio: ribaltando i canoni tradizionali, il Gesù crocifisso tra i due ladroni è posto in secondo piano, mentre davanti sono collocati i soldati, con moderni elmetti britannici, che giocano a dadi incuranti di quello che sta accadendo intorno a loro.

Con gli altri “moschettieri” Jones espose i suoi lavori al Goupil e in altre gallerie anche nel 1920, lo stesso anno in cui Bayes diede le dimissioni da Camberwell per diventare preside della Westminster School of Art in sostituzione di Sickert. A marzo chiese ai tre ragazzi di seguirlo e questi accettarono di buon grado nella speranza di un’esperienza maggiormente stimolante. L’ebreo polacco Bernard Meninsky era l’artista più noto dello staff, e da lui Jones assimilò un’importante lezione sulla solidità dei volumi e i contorni marcati, ma il genius loci della scuola restava Sickert, che trovò disponibile e piacevole. A suo parere era il più grande pittore inglese dopo Turner, e anche se dei suoi insegnamenti tecnici l’unico che trattenne fu quello sulle variazioni di tono determinate da una sapiente giustapposizione dei colori, provava un certo gusto a imitarne lo stile sia nei disegni che nei dipinti. Da imputare all’influenza di Sickert fu pure il suo progressivo allontanamento dalla scuola preraffaelita, di cui continuò ad ammirare solo alcuni esponenti minori come Windus e Hughes, nonché la maturazione di un’idea di storia dell’arte improntata sulla continuità: a detta del maestro, ogni nuovo movimento non costituiva una rottura con il passato, ma una semplice aggiunta, con stili e tecniche tradizionali che seguitano ad avere un loro valore. L’arte quindi non progredisce ma semplicemente si sviluppa; per questo Sickert mantenne sempre un approccio tollerante che Jones seppe far suo, prendendo le distanze da quegli avanguardisti che denigravano il passato.  

David Jones, The Military (1919)

Ebbe riprova della validità delle osservazioni di Sickert quando la National Gallery espose un dipinto di El Greco recentemente acquistato e restaurato, Orazione nell’orto, che non appariva meno post-impressionista di tanti lavori contemporanei, caratterizzato da una figura centrale distorta – quella di Gesù nell’orto degli ulivi – attorniata da un ambiente essenzialmente astratto. Il pittore spagnolo esercitò su di lui un importante ascendente al pari di William Blake, ulteriore scoperta di quegli anni, e di altri acquarellisti, specialmente Samuel Palmer. Decisivo fu pure l’incontro con l’opera di Piero della Francesca, allora parecchio in voga tra gli studenti d’arte, da cui Jones trasse una fondamentale lezione sui giochi di luci e ombre.

Tuttavia ad attrarlo più di tutti era il pittore Pierre Bonnard e, in generale, il movimento post-impressionista, di cui iniziò a studiare i testi dei suoi teorici di punta tra cui Clive Bell, Roger Fry e T. H. Hulme. La relazione tra forma e contenuto, così come l’enfasi data alla linea, rimasero centrali nella sua produzione, ma di tutte le idee espresse dalla nuova avanguardia a colpirlo maggiormente fu quella secondo cui un dipinto non è un’imitazione della realtà o la registrazione di un’impressione, ma una cosa in sé. Ecco l’origine del sacramentalismo post-impressionistico che Jones avrebbe sviluppato più avanti: «Nell’Eucarestia», scrive Dilworth, «Gesù è presente nella forma del pane e del vino. Similmente, una cosa dipinta è presente nella forma di un dipinto su tela o carta. L’analogia tra arte e sacramento fu, avrebbe detto lui, la “chiave” che “diede un senso a tutto ciò che la mia mente stava cercando da tempo”. […] Tutta l’arte, la poesia, la musica, i rituali religiosi e gli atti che definiscono una cultura, come fare una torta di compleanno, sono “sacramentali” in quanto segni. Il segno è la “ri-presentazione” della realtà “sotto un’altra forma”». Nonostante un paio di amici cattolici gli avessero fatto notare la natura forviante di una simile analogia – l’Eucarestia diventa effettivamente il corpo di Cristo, mentre un dipinto rimane tale – Jones non se ne curò più di tanto, seguitando a considerarla valida nella sostanza.

Intanto con i compagni di accademia visitava mostre su mostre, entusiasmandosi per i lavori di Cézanne, di Augustus John, di Jacob Epstein e di Eric Gill, del quale ebbero modo di vedere e apprezzare le stazioni della via crucis appena ultimate per la cattedrale di Westminster. Si parlava anche di politica, e quando uno di loro si lasciò andare a un elogio del comunismo, il cui trionfo, sosteneva, avrebbe portato alla fine di tutte le guerre, Jones si limitò a sottolinearne l’ingenuità: «Non essere sciocco, vi scannerete gli uni con gli altri su cosa sia il comunismo».

Dorothea de Halpert (1920 circa)

Medworth tornava a casa ogni domenica a Rotherhithe per far visita alla madre e ogni tanto portava con sé gli altri due moschettieri. Il pub che erano soliti frequentare, “Il paradiso”, compare in In Parenthesis, così come la prozia di Medworth, Mary Stewart, principale modello della Elen Monica di The Anathemata, la già menzionata “Lady of the Pool”, una donna di mondo di mezza età originaria proprio di Rotherhithe. Per Jones questo fu anche una fase di intense frequentazioni teatrali – che cessarono quasi del tutto dopo Westminster – mentre la musica non gli andò mai a genio, e quando poteva, volentieri evitava di presenziare a balletti e spettacoli d’opera. Nei confronti di Wagner, poi, aveva il dente avvelenato per come il compositore tedesco aveva deformato le leggende celtiche che tanto amava.

Nell’estate del 1921 si innamorò della coetanea Dorothea de Halpert, figlia di una donna inglese della upper-class e di un diplomatico polacco. Cattolica e infermiera durante la Grande guerra, era una protetta di Sickert e frequentava i suoi corsi a Westminster. L’attrazione era reciproca, ma la ragazza era già fidanzata con un americano che aveva conosciuto al Cairo. Quando gli approcci di Jones si fecero un po’ troppo arditi, seppe resistere, eppure sembra che a un certo punto abbia seriamente pensato di rompere col promesso sposo per stare con lui. Comunque alla fine sposò il suo americano, nel 1922, e iniziò a lavorare come designer tessile. Per il resto della vita Jones e Dorothea rimasero amici…

L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw). L’immagine in evidenza è un ritratto di David Jones eseguito da Medworth o della De Halpert intorno al 1921.