di Francesco Petrarca
O amico mio, noi dobbiamo esser compresi di santa meraviglia, e di timore salutare e divoto, pensando quanto il Signore è mirabile cieli, grande e terribile sopra tutte le cose che lo circondano, tremendo nei suoi consigli sopra i figli degli uomini. Ma dobbiamo pur rammentare com’egli è mite e soave, ed infinite sono le misericordie di lui verso chiunque lo invoca; come egli è detto pietoso e benigno, longanime, paziente, misericordioso, verace, e come ad un tempo dolce e giusto egli soccorre quelli che si smarrirono per via affinché tornino a lui, e possano salvarsi. Nessuno è più terribile, nessuno più pietoso di lui. Egli travaglia molti con pene perché non si sfrenino, permette a molti che si trovino in pericolo perché si ravvedano; di nessuno vuole la perdita, e tutto fa, tutto ordina perché giungiamo a salvezza. Adunque non convien mai disperare, ma dobbiamo sempre porgerci a lui pieni di docilità, di divozione, di fede; perciò ognuno che sia sano dell’intelletto deve intendere che nulla è impossibile a Dio, e niente può risultargli difficile; e darebbe segno di riprovevole diffidenza chi pensasse non stargli a cuore qualunque cosa conveniente alla salvezza di ogni umana creatura. Non si può sospettare senza grave delitto che Iddio non voglia o non possa usarci misericordia e proscioglierci dai nostri peccati: onde s’ingenera la disperazione che nega o la bontà, o la onnipotenza di lui. Questa è una bestemmia orrenda contro lo Spirito Santo, della quale non c’è assoluzione né in questo mondo, né nell’altro, perocché Iddio, sommamente buono ed onnipotente, non può patire che l’uomo lo accusi del difetto di buon volere o di potenza. Caino peccò di questo peccato allorché disse: «La mia malvagità è cosiffatta che io non posso mai sperarne perdono». Eppure l’umana malizia, per grande che fosse, non potrebbe mai esser più grande della divina misericordia. Pur egli, l’infelice Giuda, peccò di questo peccato quando, gettati i trenta danari nel tempio, andò a impiccarsi. Sebbene egli fosse assai più reo di Caino, fu quella sola disperazione che gli chiuse la strada della misericordia. Se la avesse chiesta, come dice Sant’Ambrogio, la avrebbe ottenuta da Cristo. Ma egli né chiese misericordia a Cristo, né confessò il suo peccato ad altri che a coloro i quali ne godevano in cuor, e non sentivano punto compassione del suo infelice stato: e ben memorabile è la sentenza di Girolamo: Cristo rimase offeso più da quel furore disperato che dal tradimento stesso. Che può dunque Iddio? Tutto quel che vuole: e vuole sempre quel che conduce l’uomo a salvezza. Tu tieni questo con ferma fede e con immobile speranza. Scaccia ogni dubbio, bandisci ogni sospetto, chiudi le caste orecchie alle diaboliche insinuazioni.
(Familiares XVI, 4)
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