Lo studio del defunto Guido Cavalleri, inviatoci dal caro nipote Andrea, analizza il valore del Tempio di Gerusalemme non solo come fulcro storico e liturgico dell’Antico Testamento, ma come “segno di credibilità” soprannaturale attraverso il compimento delle profezie cristologiche. L’autore ripercorre il legame tra l’indistruttibilità del Santuario e la fedeltà all’Alleanza, evidenziando come la partenza della shekinah (la gloria di Dio) e la successiva distruzione nel 70 d.C. abbiano segnato l’inizio della Nuova Alleanza e del culto “in spirito e verità”.

Il cuore dello studio si sofferma su un episodio storico straordinario quanto trascurato: il tentativo di ricostruzione del Tempio nel 362 d.C. sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata. Attraverso il confronto tra fonti cristiane, ariane e pagane (come lo storico Ammiano Marcellino), viene documentato come una serie di eventi prodigiosi — terremoti, “globi di fuoco” erompenti dalle fondamenta e croci apparse sulle vesti — abbia interrotto l’opera, confermando la profezia evangelica secondo cui “non rimarrà pietra su pietra”.

In conclusione, l’analisi rilegge le rovine del Tempio e il “Muro del Pianto” non come semplici vestigia archeologiche, ma come una testimonianza vivente della messianicità di Cristo. Lo studio invita a riconoscere nel corpo di Gesù e nell’Eucaristia il nuovo ed eterno Tempio, in cui la presenza di Dio non è più confinata in un unico luogo, ma resa accessibile a ogni uomo.

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