Da FSSPX.Actualités.
Il 26 marzo 2026, la Corte Suprema finlandese ha confermato la condanna di Païvi Räsänen, processata per incitamento all’odio per aver citato – nel 2004! – versetti biblici in contrasto con il discorso dominante sull’omosessualità.
Il caso, che si trascinava da anni, ha preso una svolta drammatica. Sebbene la Corte abbia infine assolto la signora Räsänen per un tweet del 2019 contenente versetti biblici, ha ribaltato le sentenze di primo grado relative a un opuscolo pubblicato nel 2004.
In quest’opera, intitolata “Maschio e femmina li creò”, la parlamentare spiegava come la tradizionale interpretazione biblica dell’omosessualità dovesse guidare il pensiero dei cittadini sulle riforme legislative dell’epoca.
Una condanna retroattiva e simbolica
Sebbene molti osservatori considerino l’opuscolo incriminato scritto con tono cortese e rispettoso, la Corte suprema finlandese ha stabilito che alcuni passaggi costituivano un “insulto” alla “comunità LGBT”. Tuttavia, leggendo il testo, Päivi Räsänen non incita alla violenza o all’aggressione. Sviluppa una classica argomentazione dottrinale sul matrimonio cristiano.
La Corte ha inflitto una multa alla parlamentare. Ancora più preoccupante per i difensori delle libertà civili: la Corte ha ordinato la rimozione di tutte le copie dell’opuscolo da internet o la loro distruzione, nel caso di copie cartacee.
Lo spettro della “deliberalizzazione”
Questa decisione arriva in un Paese in cui i diritti delle persone omosessuali sono saldamente sanciti, dalle unioni civili del 2002 al matrimonio del 2017. Tuttavia, il fatto che lo Stato abbia riesumato un documento di vent’anni fa per criminalizzare un’opinione religiosa solleva numerosi interrogativi.
Alcuni interpretano questa sentenza come una conferma dei timori espressi dal vicepresidente statunitense J.D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2025, riguardo alla fragilità della libertà di espressione in Occidente. Païvi Räsänen la vede anche come un segno della “deliberalizzazione” del Nord Europa. “I cristiani vengono condannati semplicemente per aver espresso un pensiero che alcuni non vogliono più sentire”, protestano i sostenitori della deputata.
Un precedente pericoloso
Mentre la Finlandia prosegue il suo processo di secolarizzazione, l’indifferenza di una parte dell’opinione pubblica nei confronti di questa sentenza preoccupa molti cristiani. Se esprimere un’opinione o un dogma impopolare diventa un crimine, quale spazio rimane per difendere la propria religione?
Païvi Räsänen non ha ancora indicato se intende presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo caso, che ha ripercussioni ben oltre i confini finlandesi, ha il merito di dimostrare che, ancora una volta, la libertà tende a diventare un privilegio dei soli paladini del progressismo.
(Fonti: AdfInternational – FSSPX.Actualités)
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