di Luca Fumagalli
Conosciuto in Italia prevalentemente per il romanzo distopico Il mondo nuovo (1932) e per Le porte della percezione (1954), un breve saggio che tratta delle esperienze vissute con l’uso della mescalina, l’inglese Aldous Huxley (1894-1963) è uno di quegli autori e intellettuali che, similmente a Orwell, viene continuamente citato, a ragione o a torto, per descrivere il tempo presente. In effetti alcuni dei suoi scritti hanno preconizzato situazioni che si sono vissute nel secolo successivo alla sua morte, come lo strapotere dei media e della pubblicità, in grado di indirizzare l’opinione pubblica; quel che è certo è che fu un eroe culturale della gioventù degli anni Venti e Trenta, esprimendo anche un certo sospetto nei confronti dell’utilizzo errato della scienza. Del resto lui stesso apparteneva a quella generazione di uomini di cultura che, dopo l’orrore della Grande guerra, andava trovando nuove certezze in un mondo che aveva smarrito le vecchie, religione compresa, e fu così che il suo itinerario personale si risolse in un costante rimpallo tra la fascinazione per la tecnica e l’arte, tra il razionalismo e lo spiritualismo, finendo però per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, stanco e disilluso. Tuttavia, in quanto acuto e implacabile osservatore di una realtà, secondo lui, votata al tracollo, Huxley rimane una di quelle voci imprescindibili per capire un’attualità caratterizzata dal tramonto delle ideologie, della secolarizzazione accentuata e da un progresso che troppo spesso va a braccetto con interessi elitari.
Huxley era il rampollo di una nota famiglia di scienziati e studiosi – un suo fratellastro vinse addirittura il Nobel per la medicina – e dopo gli studi universitari decise di imboccare la strada della letteratura, entrando in contatto con il gruppo di Bloomsbury e con la cerchia dell’eccentrica Lady Ottoline Morrell. Fino a quel momento la sua vita, pur segnata dalla prematura morte della madre, dal suicidio del fratello preferito e da una malattia agli occhi che lo portò quasi alla cecità, era stata nel complesso serena, ma le cose si complicarono presto quando le sue raccolte poetiche non ottennero il riscontro sperato. Per fortuna, gli andò meglio con la narrativa, e con i guadagni ottenuti dalla vendita dei suoi romanzi satirici, i più noti dei quali sono Giallo cromo e Punto contro punto, poté vivere senza difficoltà prima in Italia e poi in Francia, soggiorni che intervallò con un lungo viaggio in India e uno in Messico. La sua, del resto, sarebbe stata una vita di infaticabili spostamenti, sempre in frenetico movimento, indice di uno stato psicologico precario, di un turbamento interiore con il quale non riuscì mai del tutto a venire a patti.

All’approssimarsi della Seconda guerra mondiale Huxley si traferì negli Stati Uniti, lavorando come sceneggiatore a Hollywood. L’impiego non era granché, ma almeno gli studios pagavano bene e poteva garantire alla consorte e all’unico figlio un’esistenza più che decorosa. Gli restava inoltre sufficiente tempo per scrivere nuovi romanzi e saggi di vario argomento, spaziando dall’economia alla letteratura, dalla politica alla scienza (nota, ad esempio, è la sua battaglia a favore del controllo delle nascite). Complice un senso di vuoto e una depressione “a bassa intensità” che non gli dava tregua, si avvicinò nel frattempo alle filosofie orientali, addirittura conducendo per un certo periodo una vita da asceta. Ebbe poi modo di farsi nuovi amici, tra cui Ron Hubbard, il fondatore di Scientology, e più avanti si diede alla sperimentazione delle droghe come estremo tentativo di avvicinarsi alla vera realtà unica e interconnessa. Dal suo punto di vista non era una fuga, ma una scorciatoia chimica alla mistica. Agli ultimi anni di vita, caratterizzati dalla morte della moglie e da un secondo matrimonio, appartengono invece i romanzi I diavoli di Loudun, che tratta di possessioni demoniache nella Francia del XVII secolo, e l’Isola, un’utopia in cui si esalta il comunitarismo, l’abolizione della famiglia e il libero amore.
Alla parabola umana e artistica di Huxley è dedicato il poderoso volume Aldous Huxley: Profeta del “Mondo Nuovo” di Mario A. Iannaccone, romanziere e saggista cattolico che in questi ultimi anni ha scritto diffusamente sul mondo culturale anglosassone, mostrandone luci e ombre. Quella di Iannaccone è in assoluto la prima biografia in lingua italiana dell’autore britannico, un lavoro di ricerca approfondito testimoniato dai molti testi consultati e opportunamente registrati nella bibliografia finale. Il grande merito del libro, che, a dispetto delle densità, vanta una prosa lucida e scorrevole, è soprattutto quello di offrire uno sguardo a 360 gradi sui giorni e la poetica di uno scrittore che, come già accennato, è stato troppo spesso vittima di fraintendimenti e di letture parziali. Huxley emerge come un «sovvertitore presentabile», non un rivoluzionario esagitato, ma un alfiere di quel progressismo sociale liberale che ha cambiato per sempre – e non certo in meglio – la società occidentale.
Il libro: Mario A. Iannaccone, Aldous Huxley: Profeta del “Mondo Nuovo”, Milano, Ares 2023, 568 pagine, Euro 25.
Link all’acquisto: https://www.edizioniares.it/prodotto/aldous-huxley/


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