La messa propria del venerdì in albis ricorda nell’Epistola la discesa di Gesù Cristo agli inferi: «Cristo in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione» (Prima lettera di Pietro, III, 18). Il seguente testo di Ludolfo di Sassonia (+ 10 aprile 1377) ci aiuta a comprendere questo mistero della nostra Santa Fede.
In quell’ora in cui il nostro Salvatore, chinato il capo, rese lo spirito, lasciato il corpo sulla croce, discese con l’anima unita alla divinità agli inferi per spogliarli … E il Signore stette con loro colà, e allora essi furono nella gloria, poiché la visione di Dio è la gloria perfetta. Lì vi fu anche il ladrone al quale il Signore aveva detto: “Oggi sarai con me in paradiso”. Con il nome di paradiso si indica lì la fruizione di Dio e la visione divina, poiché, compiuta la Passione, sia il ladrone stesso che gli altri che erano nel limbo videro Dio per essenza.
Il fatto che Cristo sia entrato nell’inferno e abbia allietato i Santi era stato prefigurato nei tre fanciulli nella fornace di Babilonia, dove all’ingresso dell’Angelo il fuoco si mutò in dolcezza di rugiada. Coloro che erano nella fornace erano fanciulli, così nel limbo non vi erano se non innocenti e puri; infatti, coloro che morivano prima della piena soddisfazione venivano purificati nel purgatorio e poi ascendevano al limbo. Ciò fu prefigurato anche da Daniele nella fossa dei leoni, al quale il Signore inviò il pranzo per mezzo di Abacuc. Il Signore custodì Daniele illeso dai leoni e gli inviò il ristoro tramite l’Angelo; così Dio difese dai demoni i Padri nel limbo e infine, venendo Egli stesso, li nutrì con il ristoro divino.
Egli distrusse radicalmente la morte per gli eletti, prostrando l’autore della morte, affinché colui che non aveva alcun diritto sul capo (Cristo), che aveva assalito per ingiustizia, per aver preteso troppo perdesse anche ciò che sembrava possedere nel corpo che aveva ingannato. Cristo infatti, secondo la natura divina, fu impassibile e immortale poiché la passione o la morte sono pena del peccato; ma Egli venne senza peccato e visse senza peccato; secondo la sua potenza, però, volle essere sia mortale che passibile. Diede inoltre all’uomo il premio della sua morte, per il quale sopportò tutto: l’impassibilità in cambio della passione, l’immortalità in cambio della morte, la patria eterna in cambio del pellegrinaggio.
Onde Papa Leone dice:
“Il malvagio predatore e avaro esattore insistette nell’insorgere contro Colui che nulla aveva di suo, esigendo la pena dell’iniquità da Colui nel quale non trovò alcuna colpa; e per l’ingiustizia di aver preteso di più, l’intera somma del debito viene annullata. Quel forte è legato con i suoi stessi vincoli e ogni inganno del maligno si rincresce sul suo stesso capo. Legato il principe del mondo, si ritrovano i vasi della prigionia”.
Per questo anche Anselmo dice:
“L’Uomo-Dio diede spontaneamente la vita per l’onore del Padre, sebbene non dovesse morire per debito non essendo peccatore, poiché permise che essa gli fosse tolta per amore della giustizia. Diede dunque la natura umana a Dio Padre in se stessa spontaneamente e non per debito ciò che era suo, per redimere se stessa negli altri, nei quali non aveva da rendere ciò che era richiesto per debito. Così quell’uomo redense tutti gli altri, poiché ciò che diede spontaneamente a Dio fu computato come il debito che quelli dovevano. Per tale prezzo l’uomo non è redento dalle colpe una sola volta, ma è accolto ogni qualvolta ritornerà con degna penitenza”.
Tuttavia Dio non ingannò il diavolo né volle ingannarlo, ma il diavolo ingannò se stesso insorgendo contro Dio. Perciò lo stesso Anselmo dice:
“Perché, buon Signore, pio Redentore, potente Salvatore, perché hai celato una così grande virtù sotto una così grande umiltà? Forse per ingannare il diavolo che, ingannando l’uomo, lo scacciò dal paradiso? Ma certamente la Verità non inganna nessuno; chi ignora, chi non crede alla verità, inganna se stesso; chi vede la verità e la odia o la disprezza, inganna se stesso. La Verità non inganna nessuno. Forse allora affinché il diavolo stesso si ingannasse? Ma certamente, come la Verità non inganna nessuno, così non intende che alcuno si inganni, sebbene si dica che faccia ciò quando lo permette. Non hai infatti assunto l’uomo per celare Te che eri noto, ma per rivelare Te che eri ignoto. Ti sei detto vero Dio e vero uomo e lo hai mostrato con le opere. La cosa fu per se stessa occulta, non studiatamente occultata. Non è stata fatta così per essere nascosta, ma perché fosse compiuta nel suo ordine, né per ingannare alcuno, ma perché avvenisse come era opportuno. E se si dice occultata, non è altro che dire ‘non è stata rivelata a tutti’. Infatti, sebbene la Verità non si manifesti a tutti, non si nega a nessuno. Dunque, Signore, non hai agito così né per ingannare, né affinché alcuno si ingannasse, ma per fare ciò che e come doveva essere fatto; hai persistito nella verità in ogni cosa. Chi dunque si è ingannato nella tua verità, si lamenti della propria falsità e non di Te”.
Vita Jesu Christi, p. II, t. IV, c. LVI, Parisiis-Romae, 1870, pp. 650-654

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