di Ludolfo di Sassonia
Umiliamoci dunque per investigare la Sacra Scrittura e vivere secondo essa; umiliamoci anche nella tolleranza delle passioni, affinché, resi partecipi della Passione di Cristo, siamo fatti soci della sua Risurrezione e della sua gloria. Chi infatti non soffre con Lui non entrerà in quella gloria, la quale è preceduta anche dalla ricerca e dall’adempimento dei comandamenti. Da qui le parole di Beda:
“In questo luogo non ci incombe la necessità di interpretare alcuna Scrittura, ma quella di umiliarci; noi che non siamo né istruiti nelle Scritture quanto opportuno, né intenti ad adempiere ciò che conosciamo quanto sarebbe decoroso. Infatti, se Mosè e tutti i Profeti hanno parlato di Cristo e hanno predetto che Egli sarebbe entrato nella sua gloria attraverso l’angoscia della Passione, per quale ragione si vantano di essere cristiani coloro che, secondo il modulo delle proprie forze, non cercano di investigare come le Scritture appartengano a Cristo, né desiderano giungere attraverso le passioni delle tribolazioni alla gloria che bramano avere con Lui?”
Cristo infatti, attraverso la Passione e la morte, è entrato nella sua gloria come attraverso una porta stretta, mostrandoci che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni. Vaneggiano dunque e sono folli coloro che presumono di entrare nella gloria altrui senza sofferenze e tribolazioni, quando Cristo non è entrato nella propria senza di esse; ma era necessario che soffrisse molto Colui al quale il regno appartiene per natura; molto più noi, per i quali il regno non esiste se non per grazia, dobbiamo entrarvi attraverso molte tribolazioni. Abbiamo l’esempio di tutti i cari ed eletti di Cristo, i quali sono giunti al regno di Dio attraverso la via della passione volontaria. Sarebbe davvero strano se qualcuno non volesse entrare per la porta attraverso la quale è entrato il suo Re.
Onde Bernardo:
“Vediamo il nostro Capo entrare in cielo attraverso passioni e angosce, e noi, sue membra, sogniamo per noi altri percorsi. È una cosa mostruosa se vediamo il capo passare per un foro e il corpo per un altro; ci si vergogni di diventare membra delicate sotto un capo incoronato di spine.”
L’eredità, infatti, passa agli eredi con il suo onere e il suo onore. Dio ha aggiunto all’eredità della beatitudine eterna un onere: la tolleranza della passione. Cristo l’ha avuta con questo onere poiché, come qui si dice, bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria; l’hanno avuta gli Apostoli, poiché sostennero la persecuzione per Cristo come Egli aveva loro predetto; l’hanno tutti i fedeli perché, come dice l’Apostolo, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù subiranno persecuzioni.
Chi dunque vuole conseguire l’eterna beatitudine senza patire alcuna tribolazione, sembra voler essere più degno di Cristo, più santo degli Apostoli e migliore di tutti i fedeli.
Vita Jesu Christi, p. II, t. IV, c. LVI, Parisiis-Romae, 1870, p. 701


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