Nella festa di san Giorgio Martire proponiamo il commento di San Tommaso d’Aquino alle parole che San Paolo, dalla prigionia romana, rivolge a Timoteo: «Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Nessuno però, quando presta servizio militare, s’intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l’ha arruolato» (2Tim II, 3-4).
Dice dunque: «prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo». In tre modi qualcuno è soldato di Cristo.
- In quanto combatte contro i peccati. Giobbe 7, 1: «La vita dell’uomo sulla terra è una milizia»; e 14, 14: «Tutti i giorni in cui ora presto servizio, aspetto…» ecc. E questa lotta è contro la carne, il mondo e il diavolo. Efesini 6, 12: «Non è per noi una lotta contro la carne e il sangue».
- In quanto combatte contro gli errori. 2Corinzi 10, 4: «Le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio, per la distruzione delle fortezze, distruggendo i ragionamenti» .
- La milizia dei martiri contro i tiranni. E questa è la più faticosa. Giobbe 25, 3: «Forse che c’è un numero per i suoi soldati?». E il soldato non deve riposare, poiché si parla di dover sostenere la milizia.
Poi, quando dice «nessuno», espone quale sia la fatica legittima. E per prima cosa lo sprona alla fatica; in secondo luogo mostra come debba essere il buon soldato, lì dove dice «se vuol piacere a colui …». Riguardo al primo punto fa due cose: pone un esempio e poi lo chiarisce. Dice dunque: «Nessuno però, quando presta servizio militare …»
A tal proposito bisogna sapere che altro è il fine della milizia spirituale, altro quello della milizia corporale; poiché il fine della milizia corporale è ottenere la vittoria contro i nemici della patria, e perciò i soldati devono astenersi da quelle cose che li distolgono dalla battaglia, come gli affari e i piaceri. 1Corinzi 9, 25: «Chiunque lotta nell’agone, si astiene da ogni cosa». Ma il fine della milizia spirituale è che abbiano la vittoria sugli uomini che sono contro Dio; e perciò è necessario che si astengano da tutte quelle cose che distolgono da Dio. Queste sono gli affari secolari, poiché la preoccupazione di questo mondo soffoca la parola. E perciò dice: «s’intralcia».
Ma si obietta: gli affari secolari sono cose temporali, eppure l’Apostolo si occupò di queste quando visse del lavoro delle proprie mani.
Rispondo. Si deve dire che l’Apostolo dice «si intralcia» e non dice «esercita». Si intralcia in essi colui la cui cura e preoccupazione è strettamente legata ad essi. E allora propriamente vengono proibite ai soldati di Cristo quelle cose nelle quali si dimostra che non è necessario che l’animo resti impigliato.
Inoltre non dice semplicemente “è intralciato”, ma dice «si intralcia», perché talvolta uno è coinvolto ma non “si intralcia” da se stesso. Si intralcia, infatti, quando assume degli affari senza devozione e senza necessità; ma quando si esercita per necessità dell’ufficio, per pietà o per autorità, allora non si impiglia da sé, ma è coinvolto da tale necessità. Romani 16, 2: «assistetela in qualunque affare abbia bisogno di voi».
La ragione per cui non devono impigliarsi è «se vuol piacere a colui che l’ha arruolato». 1Giovanni 2, 15: «Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui». Chi infatti è soldato di Cristo, si è consacrato per militare per Dio; e perciò deve sforzarsi di piacere a colui al quale si è consacrato.
Super II Tim., cap. 2 l. 1


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