di Fr. Vincenzo G. Lombardo O.P.

La resurrezione di Gesù Cristo è la prova più incontrastabile della sua divinità. E la Sindone alla sua volta fa amplissima fede al Cristo risorto. Imperocché se il corpo di Gesù fosse stato involato, come stoltamente ebbero a dire i Giudei, non si avrebbe certo avuta la diligenza inutile, importuna, inverosimile e moralmente impossibile di svolgerlo dalla Sindone, dal sudario e dalle fasce, in cui era strettamente legato coi balsami, e riporre a parte quei lini, con accuratezza e separatamente piegandoli. Sudarium, quod fuerat super caput ejus, non cum linteaminibus positum, sed separatim involutum in unum locum (Joann., xx, 7)[1]. È questo un segno apertissimo della resurrezione di Gesù, esclamano i padri col Crisostomo. Signum hoc resurrectionis erat. Quis enim fur circa rem superfluam tantum laboraret? (Ap. a Lapide)[2]. Quella Sindone quindi è rimasta come libro, in cui anche oggi si trova impressa a caratteri indelebili la resurrezione di Gesù. Il profeta avea detto: Dabitur liber nescienti litteras, diceturque ei: Lege (Is., xxix, 12). Sarà dato un libro a chi non sa leggere; e gli si dirà: Leggi. Questo grido d’ Isaia noi lo ripetiamo al perfido Giudeo e al superbo razionalista, che non san leggere nelle sacre carte la divinità di Gesù Cristo. Nescienti litteras. Costoro che ricusano di riconoscere in Gesù il Dio del cielo e della terra, e il Re de’ regi, sono sbugiardati da quel sacro lenzuolo.

Panegirico della sacra sindone detto nella metropolitana di Torino la quaresima del 1884, Torino, 1884, p. 8

  1. «Il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte» ↩︎
  2. «Questo era un segno della risurrezione. Quale ladro, infatti, si darebbe tanto da fare per una cosa superflua?» ↩︎

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