di Ludolfo di Sassonia

In senso mistico, negli atti di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo si indicano diversi requisiti necessari a noi affinché Cristo possa essere sepolto nel nostro cuore. Chi si comunica deve essere avvolto in teli di lino attraverso un affetto mondo e la purità della coscienza; avvolge infatti Gesù in una sindone pulita colui che lo riceve con mente e corpo puri; è infatti decoroso ricevere il Corpo di Cristo non solo con l’anima pura, ma anche con il corpo casto. È necessario poi “avvolgerlo” poiché il suo mistero è racchiuso e occulto. Egli deve anche essere unto con aromi attraverso una fervida devozione: avvolge infatti Gesù con mirra e aloe colui che ripone il Crocifisso nel cuore con l’amarezza della penitenza e la compassione. Nella novità del sepolcro si designa che il cuore deve essere rinnovato dalla grazia e dalla purezza, e purgato da ogni vecchiaia di peccato prima di accostarsi al Corpo di Cristo. In tale cuore lo si depone quando si pensa a Lui incessantemente, poiché il termine “sepolcro” (monumentum) deriva quasi da “monito alla mente” (monens mentem). Chi sta per ricevere l’Eucaristia veda dunque che il suo cuore sia: come un sepolcro nuovo in cui Egli sia collocato, come un giardino in cui Egli provi diletto. Si faccia attenzione che nel proprio sepolcro non sia posto nessun altro e che non vi cresca nulla di inutile; ciò avverrà se il cuore sarà ben mondato e rinnovato dalla penitenza, altrimenti non vi si potrà seppellire degnamente Cristo. Attraverso il sepolcro di pietra scavato nella roccia si designa la stabilità del cuore, che deve essere fermo nel buon proposito, e la solidità della fede nella quale Cristo è sepolto presso la Chiesa; questa è la fede di Cristo, la pietra sopra la quale è edificata la Chiesa stessa. Per custodire tutto ciò, si deve applicare la longanimità della perseveranza, affinché la mente che riceve il Corpo di Cristo intenda perseverare sino alla fine nelle suddette condizioni; questo è designato dal masso rotolato davanti all’uscio del sepolcro. Colui che ha sepolto Cristo nel suo cuore vi rotola davanti un grande masso come chiusura, per chiudersi affinché non possa entrarvi il peccato, ponendo un diligente ostacolo contro le ricadute, affinché Cristo non lo abbandoni finché non lo faccia risorgere dai morti. A tal proposito Ambrogio afferma: “A costui è accostata bellamente la pietra affinché il cuore non sia esposto; chiunque infatti avrà sepolto in sé Cristo, lo custodisca diligentemente per non perderlo e affinché non vi sia ingresso per la perfidia”. E Ilario: “E poiché nulla oltre a Lui deve penetrare nei nostri petti, viene rotolata la pietra all’uscio, affinché nulla vi sia introdotto senza di Lui.” Cristo volle essere sepolto nel sepolcro di un giusto (ovvero Giuseppe) per mostrare che Egli non riposa se non nel cuore del giusto e che non desiderava più la compagnia dei peccatori, poiché non sarebbe più morto per loro. Onde Ambrogio: “Misticamente è il giusto a seppellire il corpo di Cristo: tale è infatti la sepoltura di Cristo, che non aveva in sé frode né iniquità. Il giusto copre il corpo di Cristo con la sindone e tu, Signore, vesti il giusto con la tua gloria affinché egli sia davvero tale. È bene che Egli sia deposto nel monumento del giusto affinché riposi nell’abitazione della giustizia”.

Vita Jesu Christi, p. II, t. IV, c. LVI, Parisiis-Romae, 1870, p. 629-630


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