di Red.

L’uso dei bulldozer per spianare centri abitati e la costruzione di avamposti che i soldati stessi definiscono “fissi” suggeriscono che l’obiettivo sia la creazione di una no-man’s land fortificata. Questo approccio la dice lunga sul futuro dei civili libanesi: la distruzione sistematica della “terza linea” di villaggi rende il ritorno delle popolazioni sfollate quasi impossibile nel breve periodo, alimentando il timore che la zona di confine possa trasformarsi in un fronte di occupazione a lungo termine, con costi umani e politici imprevedibili per la stabilità dell’intera regione.

Anche Repubblica – seppure senza dar troppo spazio – riporta la notizia: “Soldati israeliani hanno dichiarato al quotidiano Haaretz che l’esercito sta demolendo villaggi nel sud del Libano con “metodi simili a quelli usati nella Striscia di Gaza”. Una fonte anonima dell’Idf ha riferito al quotidiano israeliano che “ci comportiamo esattamente come facevamo a Gaza. C’è una lista di case da demolire e misuriamo il successo in base al numero di edifici distrutti in un giorno”.

I bulldozer “radono al suolo i villaggi vicino alla recinzione di confine per liberare spazio” per la costruzione di nuovi avamposti militari, ha riportato Haaretz, citando un soldato combattente che ha affermato che i nuovi edifici eretti sembrano essere “permanenti”. Sempre secondo Haaretz, i soldati israeliani sono “avanzati fino alla terza linea di villaggi dal confine, a circa 20 chilometri a sud” del fiume Litani in Libano.
Intanto gli attacchi israeliani in corso hanno causato nuove vittime. Le squadre della protezione civile libanese e i paramedici hanno recuperato quattro corpi senza vita dopo un raid dell’Idf nella zona di Qadmus, nel sud del Libano, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Nna. Sono state soccorse anche tre persone ferite, ha aggiunto l’agenzia”.




Seguite Radio Spada su: