di San Bernardino da Siena
Poiché tra Maria e Giuseppe vi fu un vero matrimonio, contratto per ispirazione divina, e poiché nel matrimonio avviene un’unione di anime tale che lo sposo e la sposa sono definiti una sola persona (un’unità che si può dire massima), come può una mente saggia pensare che lo Spirito Santo abbia potuto unire all’anima di una tale Vergine, con un legame così stretto, un’altra anima che non le fosse del tutto simile per l’esercizio delle virtù? Perciò credo che quest’uomo santo, Giuseppe, sia stato: purissimo nella verginità, ardentissimo nell’amore e nella carità verso Dio, altissimo nella contemplazione. E poiché la Vergine sapeva che costui le era stato dato dallo Spirito Santo come sposo, fedele custode della sua verginità e compagno nel condividere l’amore caritatevole e la premurosa cura verso la divinissima prole di Dio, credo perciò che ella amasse questo santo Giuseppe sinceramente, con tutto l’affetto del cuore. Giuseppe ebbe verso Cristo una carità ardentissima. Chi potrebbe negare, vi prego, che mentre egli teneva Cristo tra le braccia o parlava con lui, Cristo — sia da bambino che da adulto — gli comunicasse e imprimesse ineffabili sensazioni e gioie di se stesso? E ciò avveniva con la cooperazione esteriore della grazia di Cristo, attraverso lo sguardo, il parlare e l’abbraccio filiale. Oh, quanti dolci baci ricevette da lui! Con quanta dolcezza udiva il bimbo balbettante chiamarlo “padre”! Con quanta soavità sentiva di essere dolcemente abbracciato! Considera inoltre con quanta compassione, durante i viaggi che fecero, quando Gesù era stanco per la fatica, sebbene un po’ più grande, lo facesse riposare nel suo grembo; poiché era trasportato verso di lui, con tutto l’amore che trasforma, come verso il dolcissimo figlio donatogli dallo Spirito Santo nella sua Sposa Vergine. Perciò la prudentissima Madre, che aveva sperimentato l’affetto di lui verso suo figlio Gesù, ritrovatolo nel tempio, disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io, dolenti, ti cercavamo”. Per comprendere queste parole, bisogna notare che Cristo contiene in sé due generi di sapori: quello della dolcezza e quello del dolore. E poiché il santissimo Giuseppe fu mirabilmente partecipe di questi due gusti, la Beata Vergine lo chiama singolarmente “Padre di Cristo”. Qui soltanto si legge che la Vergine abbia chiamato Giuseppe “Padre di Gesù”, poiché il senso di dolore che egli provò per la perdita di Gesù mostrò in lui il vero affetto di un padre. Se infatti, secondo le leggi umane approvate da Dio, un estraneo può adottare qualcuno come figlio, a maggior ragione il Figlio di Dio, dato a Giuseppe nella sua santissima Sposa sotto il mirabile sacramento del matrimonio verginale, deve essere chiamato suo Figlio; e si deve credere che in Giuseppe vi sia stato il sentimento dell’amore e del dolore paterno nei confronti del diletto Gesù.
Serm. I. de sancto Joseph
Lectt. IV, V, VI ad Mat. diei II infra oct. Patrocinii s. Joseph
Brev. Rom. ad usum Discalceatorum et Monialium ord. B.M.V. de Monte Carmelo. Pars vernalis, Mechliniæ, 1896, pp. 489-490.

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