Il gesuita Pietro Canisio (8 maggio 1521 – 21 dicembre 1597) fu per la Germania mortalmente attossicata dall’eresia protestante un secondo Bonifacio tanto da meritare il titolo di Martello del Luteranesimo. Beatificato da Pio IX il 20 novembre 1864, Pio XI lo ascrisse nel novero dei Santi e dei Dottori della Chiesa il 21 maggio 1925 con la lettera decretale «Misericordiarum Deus» (AAS 17-1925, pp. 349-365). Ne riportiamo alcuni passaggi come monumento di fede cattolica romana integrale da opporre agli idoli del filoprotestantesimo[1] e dell’ecumenismo[2] che i modernisti hanno innalzato nella rocca vaticana.
PIO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
A perpetua memoria dell’evento.
Il Dio delle misericordie, il Quale un tempo, affinché richiamasse sulla via della giustizia e della verità i figli d’Israele erranti lungi dai Suoi comandamenti, suscitava Profeti in mezzo al popolo eletto, parimenti nel nuovo Testamento, nel volgere dei secoli, produsse dal grembo della Sua Chiesa uomini insigni per pietà e dottrina i quali, secondo le necessità dei tempi, confermassero nella fede i seguaci di Cristo, riconducessero i dissidenti all’unità cattolica e strenuamente difendessero, con gli scritti e con le opere, l’integrità della verità evangelica dagli assalti degli avversari. Di questa mirabile provvidenza verso la Chiesa, il beato Pietro Canisio è insigne testimonianza. Egli, inviato come il profeta Ezechiele «alle genti apostate» (II, 3), con tanta virtù e dottrina adempì presso quei popoli l’ufficio di legato di Cristo, da meritare di essere chiamato martello degli eretici e, dopo san Bonifacio, secondo apostolo della Germania, e da essere ritenuto degno di essere considerato quale dono divino per la tutela della religione in terra tedesca … Conseguita la laurea in filosofia, intraprese con la consueta alacrità lo studio della teologia, pregando nel contempo Dio con fervore affinché gli mostrasse con maggior chiarezza quale via dovesse imboccare. Era giunto allora a Magonza il beato Pietro Favre, primo discepolo di sant’Ignazio e della Compagnia di Gesù da lui fondata, il quale eccelleva sopra ogni altro nel dirigere gli Esercizi Spirituali. Il Canisio, acceso da ardente desiderio di conoscere questo Servo di Dio, del quale si udivano riferire tante e sì egregie cose, si recò a Magonza e a lui si offrì quale docile discepolo. Dimorato presso di lui per un mese intero ed esperita la mirabile forza degli Esercizi Spirituali, dichiarò che non si sarebbe di là dipartito prima di essere stato accolto dal beato Pietro Favre nella Compagnia di Gesù. Aveva infatti percepito chiaramente che questo era quell’Ordine di Chierici il quale, con segni non oscuri, gli era stato più volte preannunciato da Dio sin dalla fanciullezza. Ottenuto quanto bramava, fu il primo tra i sudditi dell’Impero Germanico a essere ammesso nella Compagnia di Gesù, nel mese di maggio del 1543. Ritornato a Colonia, egli diede egregio esempio di evangelica povertà: poiché, perduto allora il padre, distribuì ai poveri quasi tutta la sua eredità, pur ingente, per sé e per i suoi compagni unicamente ritenendo quanto fosse strettamente necessario al compimento degli studi. Già da quell’età iniziò ad ardere di tanto fervore nel rivendicare la fede che, appena elevato al ministero del Diaconato, parlando dal pulpito, fiaccava l’audacia degli eretici e ne ritardava l’impeto. Insignito della dignità sacerdotale nel 1546, acquisì in seguito tanta fama nel predicare che le più celebri cattedrali di quasi tutta la Germania e le stesse corti dei Principi lo richiedevano come concionatore. Al contempo, egli si dedicò interamente a difendere i diritti della Chiesa Cattolica e a trarre in salvo o recuperare dalla rovina le anime vacillanti o già cadute. Per sommo consenso del clero e del popolo di Colonia, fu inviato quale legato presso Giorgio d’Austria, Vescovo di Liegi, e presso l’Augusto Carlo V contro Ermanno, Presule della Chiesa di Colonia, il quale, irretito dalle arti degli eretici e catturato dalle lusinghe delle nuove opinioni, professava palesemente false dottrine. Appena toccato il ventiseiesimo anno d’età Pietro, dal Cardinale Ottone Truchsess, Vescovo di Augusta, fu inviato al Concilio di Trento, fregiato dell’ufficio e del nome di teologo … Ornato e istruito di questi e di altri eccelsi doni di Dio, il nuovo apostolo della Germania era invero preparato nel modo più atto a intraprendere il suo ministero. Ma era necessario che egli fosse inviato da Colui al Quale solo fu detto: «Pasci i miei agnelli!»; poiché di tutti gli altri banditori dell’Evangelo scrive l’Apostolo: «E come predicheranno, se non sono inviati?». Pertanto il beato Canisio, avendo ricevuto dal santo Padre Ignazio il comando di far ritorno in Germania con stabile mandato, si presentò umilissimamente al Nostro Predecessore di felice memoria Paolo III — come un tempo san Bonifacio al Nostro parimenti Predecessore il beato Gregorio II — per impetrare l’Apostolica benedizione. Felice davvero quel Pontefice, cui toccò in sorte di istruire con la propria autorità e munire della propria benedizione due insigni apostoli della Società di Gesù, da lui approvata, la cui lode risuona nella Chiesa: Francesco Saverio e Pietro Canisio! … Unicamente intento ad amplificare la gloria divina, a fatica si potrebbe dire quanti travagli egli abbia sostenuto e quante afflizioni abbia sofferto per oltre quarant’anni. Per cagion della religione percorse quasi tutte le regioni della Germania, specialmente la Baviera e la Franconia, e parimenti l’Austria, la Boemia e l’Elvezia; istruì ogni sorta di uomini con salutari precetti, sia in pubblico che in privato, e molte città o difese dal contagio dell’eresia, o, se già dall’eresia infettate, restituì alla fede cattolica … Nelle accademie restaurò gli studi delle sacre e umane discipline, che in modo miserevole erano decaduti … Fra tante cure, desta invero ammirazione che egli abbia rinvenuto il tempo e le forze per comporre sì numerose e preclari opere … Contro i Centuriatori di Magdeburgo, per comando del Nostro santo Predecessore Pio V, intraprese un’apologia delle verità cattoliche, al contempo storica e teologica … Nessuna opera del Beato Pietro Canisio ebbe tuttavia presso le genti tanta fama quanta ne riscosse, con pieno diritto e merito, la sua Somma della dottrina cristiana … Composta in modo lucido e conciso, esprimendo ovunque il genuino magistero cattolico, appena si può dire quanto questo libro abbia giovato, fin quasi ai nostri giorni, per istruire rettamente i chierici e confutare gli errori. Pari fama, per non dire maggiore, procacciarono al dottissimo Autore i Catechismi cosiddetti minori e minimi, opportunamente estratti dalla Somma per le scuole inferiori e per i piccoli discepoli delle scuole elementari … Non mancò chi paragonasse la Somma del Canisio al Libro delle Sentenze, né chi affermasse che il Beato autore del Catechismo fu per l’Occidente ciò che San Cirillo Gerosolimitano fu per la Chiesa Orientale … Ciò che infine Ci sta massimamente a cuore e che, confidando nelle potentissime preghiere di San Pietro Canisio, riteniamo di dover sperare non invano, si sforzino tutti di impetrare pregando insieme a Noi: affinché le pecorelle tutte del Signore, quante errano lontano dal vero ovile di Cristo, ascoltino la voce del Buon Pastore e del suo Vicario in terra, benché indegno, e affrettino il ritorno ai salutiferi pascoli della verità, vedendo fin d’ora felicemente compiuta in se stesse quella divina e infallibile promessa: «E si farà un solo ovile e un solo Pastore» (Gv 10, 16)!


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