Chiunque abbia una vaga infarinatura circa la vita del Vicino Oriente conosce lo sputo contro i cristiani praticato a Gerusalemme, così come le dichiarazioni xenofobe di importanti rabbini israeliani. Delle prevaricazioni (usiamo questo eufemismo) dell’esercito “più morale del mondo” non c’è nemmeno bisogno di parlare.
Ora, dopo le bombe cadute contro la chiesa cattolica di Gaza è la volta di un soldato israeliano che nel Libano occupato abbatte a martellate un grande crocifisso. Un fatto che solo sprovveduti e disinformatori possono definire come isolato o incomprensibile. Debel, dove è avvenuto il gesto, è uno dei tre villaggi cristiani che avevano ricevuto un permesso speciale da parte delle truppe di occupazione per non evacuare le case.
Tra dissociazioni d’occasione del ministro degli Esteri israeliano Sa’ar, le promesse di sanzioni al soldato e i richiami sconfortanti dell’omologo italiano Tajani (che riesce a non azzeccarne una nemmeno questa volta, tirando in ballo “i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso“), il quadro risulta fin troppo delineato.
Impareranno la lezione i catto-atlantisti da t-shirt con Bibi e Donald? Avranno il coraggio di parlare chiaro, una volta tanto?
Staremo a vedere.
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Immagine dal profilo X di Tajani, ripresa a scopo illustrativo.
