di Piergiorgio Seveso

Non vi è stagione, specie negli ultimi anni, in cui la nostra vita quotidiana, il piccolo ménage delle nostre giornate, il continuo scadenzario delle nostre esistenze, non sia in qualche modo turbato da rumori e dai tamburi di guerre vicine o lontane. I commentatori si consumano in dibattiti ed analisi, partigiani, tifosi e faziosi si arrabattano per magnificare l’uno o l’altro combattente, i teorici e gli studiosi (spesso volontari, volenterosi e talora volontaristici) spostano pedoni e pedine immaginarie su scacchiere invisibili.

Al di là del tanto sangue sparso, ora leonino e coraggioso, ora forzato e coscritto, ora fragile e innocente, rimane la sensazione amara che tutto cambi, si logori, si sfilacci perché nulla cambi, perché tutto rimanga simile a se stesso. L’attitudine del cattolico integrale può e talvolta DEVE essere quella di parteggiare, dello schierarsi, ovviamente affidandosi ai criteri di verità e giustizia il più possibile oggettivi e probati, mancando o tacendo oggi il Potere delle Chiavi che dia una chiave di lettura forte anche di queste annose questioni temporali. A maggiore ragione, e lo dico per inciso, deve schierarsi quando uno degli attori in scena è detentore unico e irriducibile a mere categorie umane e naturali, di un “mistero di Iniquità” che ogni giorno di più si amplifica, si propaga, si avvinghia al contesto internazionale. Si tratta di una storia vecchia di millenni della quale ci siamo già occupati tante volte e ancora lo faremo questa sera alle 18.30 in una diretta sul tema: Mondo vecchio, guerra nuova. Come il conflitto in Iran potrebbe ridisegnare la politica.

Ovviamente sarebbe sviante e distraente se tutto questo diventasse omni-pervasivo e facesse dimenticare la guerra più grande “dopo il Big bang” che la storia umana abbia visto, ovvero la guerra tra modernismo e Cattolicesimo romano. Questa “guerra civile” priva l’umanità e il popolo cattolico (“Regnum Dei”, “Regnum Christi”) dell’unica voce di Verità e di Autorità che possa permetterci di orientarci in sicurezza nei vari contesti (internazionali compresi) e priva popoli e governi di un Arbitro giusto e autorevole che possa dirimere, appianare, risolvere contenziosi, sanare ingiustizie profonde, lenire e sopire odi inveterati.

Non saranno certamente i miagolii leonini, i lagrimosi appelli che udiamo in questi giorni tra Roma e Castelgandolfo a stornare gli attuali nefasti boati e nemmeno i cascami di quello che resta della diplomazia vaticana, né tantomeno i “meeting per l’amicizia tra i popoli”.

Ben gramo destino quello dell’umanità in questa disgraziata epoca: proprio per questo il nostro sguardo deve avere come primo oggetto di attenzione e cura il “Regno di Dio”, il suo ordine, il suo governo, la sua restaurazione e sanificazione teologale ed umana, in ultima analisi la “purificazione” del Campo di Dio da un sessantennio di guasti, distruzioni, demolizioni e deviazioni.

In questo si appalesa sempre di più come la categoria della “Buona battaglia” sia anche quella di un “bellum iustum et sanctum”, di una Crociata permanente, almeno sin quando la pietra (“erat quippe magnum valde”) che chiude l’attuale Sepolcro non sia stata sbalzata via. Per questo è necessario – per tutti – il formarsi ed il rafforzarsi e anche i terzi Stati generali della Tradizione di Reggio Emilia (25 aprile 2026) possono fornire ampi materiali di “casermaggio” alla bisogna.

Per la giornata radiospadista che si avvicina valga quindi l’amato motto tanto in auge alla fine degli esercizi ignaziani: PERSEVERARE, RITORNARE (perchè una giornata di cultura radiospadista è un appuntamento imperdibile sia contenusticamente che umanamente) e RECLUTARE (perchè certamente molti, anche solo per semplice ignoranza o per malizioso condizionamento di agenzie di disinformazione, non verrebbero ad un nostro appuntamento senza l’incoraggiamento di un amico o di un conoscente).

Saremo in tanti.

Regina coeli laetare, Halleluja!