di Piergiorgio Seveso
Non è un segreto per nessuno, né per i redattori di Radio Spada, né per i nostri cari lettori, né per i vicini e per gli antipatizzanti che non ami affatto il cicaleggio tradizionalista sui temi di attualità. Detesto la frenesia di dover dire a ogni piè sospinto quasi che il mondo agognasse le nostre assennate parole e come se da esse dipendessero le sorti della Chiesa cattolica e della crisi che la dilania e la divora. Nulla di tutto questo: si scrive e si parla in stato di necessaria costrizione, nello stato di profonda eccezionalità in cui versano i nostri tempi, si parla per indicare un pericolo reale, non per fare latrati integristi alla vista di questo o di quel fantasma.
Nel primo anniversario de trapasso verso l’eternità del giudizio di Jorge Mario Bergoglio, il più colossale pericolo che ha corso (e forse ancora corre) il c.d. tradizionalismo cattolico è quello di considerare il “regno” bergogliano come una stravaganza latinoamericana, un’invasione di Hyksos stranieri rispetto al tessuto connettivo della Chiesa cattolica e alla sua storia.
Francesco-Bergoglio è stato invece un rappresentante preclaro di quell’episcopato neo-modernista di seconda generazione, uscito dalle officine del “Vaticano II”, uno tra i tanti, uno dei più caratteristici per coerenza e adamantina volontà di portare a termine i suoi propositi, uno dei più lungimiranti nell’intraprendere (e “accompagnare”) percorsi, nello smantellare strutture consolidate e comportamenti pregressi, nel “ri-orientare” il cattolicesimo nominale contemporaneo.
Ha stravolto il mondo curiale romano, parecchi ordini religiosi, svariate organizzazioni laicali (anche quelle vezzeggiate e coccolate con la pappa reale “pontificia” durante gli anni ’80, ’90, ’00), ha inciso profondamente e radicalmente sui ruderi del mondo parrocchiale, già avvelenato e svuotato dal neomodernismo, infondendo nuova linfa venefica e nuove pericolose attitudini.
Ha eroso il mondo conservatore, ora demolendo, ora marginalizzando, ora estromettendo da luoghi di potere e di controllo, da ultimo ha alterato profondamente il mondo tradizionalista, creando il mito dell’unicità bergogliana, implementando reazioni inconsulte e penose come il benevacantismo e infine, ciliegina al bromuro sulla torta, la conseguente allucinazione restaurazionistica prevostiana che in modo ormai marginale stiamo ancora vivendo.
Sulle chimeriche dubbiezze e contraddizioni conciliatoriste del suo predecessore, Francesco-Bergoglio è passato col rullo compressore di un “vescovo” scaltro e operoso che sapeva ed era consapevole nel mescolare potere monarchico e carisma mediatico. Vero lupo nell’ovile, ha saputo dosare con una posologia “mirabile” miele e fiele, carezze ai bambini, randellate in testa ai nemici interni, accoglienza verso i lontani (fossero anche le maschere del carnevale del travestitismo), predilezione per i carcerati ed amore per i carcerieri liturgici del “novus ordo”.
Da ultimo ci ha lasciato tre diademi brillanti su una tiara di cartone: “Amoris laetitia”, “Traditionis custodes”, “Fiducia supplicans”, non sconfessati in questo primo anno a nessun titolo dal suo successore nel modernismo e nella rivoluzione: Robert Francis Prevost.
Se la Rivoluzione si implementa con moti ulteriori, ora di rottura, ora di consolidamento, talvolta randomici e occasionali ma sempre in continuo superamento-inveramento di se stessa, Francesco-Bergoglio ha rappresentato questo “cammino” in massimo grado, e non ci sarebbe da stupirsi se le “autorità conciliari” lo “canonizzassero” in un prossimo futuro, come già ogni conventicola deviante ha fatto per i suoi fondatori o propugnatori più efficaci.
Fratres, sobrii estote, et vigilate, quia adversarius vester diabolus tamquam leo rugiens circuit, quaerens quem devoret: cui resistite fortes in fide.
Durante l’ottava del patrocinio universale di San Giuseppe.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.


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