di Piergiorgio Seveso
Ancora logori e pesti dopo le fatiche dell’undicesima giornata radiospadista (terzi stati generali della Tradizione nelle terre italofone), dedichiamo questa puntata straordinaria della Strobosfera a riflessioni e suggestioni legate a quest’evento, allentando per un attimo la catena delle battaglie quotidiane contro le idre del neo-modernismo, del liberalismo e dell’aconfessionalismo dilaganti.
Le cronache “tradizionaliste” di bollettini , sub-bollettini e fanzine integriste ospitano un genere letterario notissimo e quasi inevitabile: le cronache trionfalistiche e grondanti pietà dei principali eventi “interni”. Si tratti di pellegrinaggi, celebrazioni o conferenze, il registro è sempre quello dell’adunata traboccante ed ardente, dei Relatore (spesso con la R maiuscola e a caratteri d’oro) o dei relatori acclamati dagli astanti, i banchetti librari o devozionali presi d’assalto da portafogli canterini, un consueto uragano di gloria e vittoria ma talvolta di questo uragano, spenti i microfoni, smontati i tavoli, ripiegate bandiere e infilati in macchina gli stendardi non rimane molto.
Il nostro convegno di quest’anno era già una scommessa: dopo un anno di ubriacature e di diffusi etilismi pro-prevostiani, il generale rimescolamento di carte e persone, la caduta verticale di taluni (ingenui) ingegni, eventi concomitanti di rilievo, un bel fine settimana di sole dove la Primavera deflagrava in un oceano di suoni, profumi e colori: TUTTO ma proprio tutto avrebbe potuto sfavorire il nostro convegno, renderlo minore, abitudinario, sonnolento e fatto “tanto per fare” o per dichiarare ad un mondo distratto e ostile che “eravamo ancora vivi”. Invece è stato davvero un convegno meraviglioso, ancora prima che per i contenuti per l’affetto a tratti imbarazzante (e lo si scrive in senso buono!) che ci ha circondati, avvolti e quasi cullati per tutta la durata dell’evento.
Spesso chi mi incontra per la prima volta si stupisce del mio continuo e sincero stupore nell’imbattermi in persone grate e commosse al cui percorso di Fede e di Grazia ritrovata abbiamo (indegnamente) contributo. La mia è una “maraviglia” reale, non affettata e sempre nuova: possibile che la nostra ”“compagnia di ventura” di guerrieri, saltimbanchi e amanuensi “al servizio della Croce e del Triregno” possa aver fatto del bene? Proprio noi, pirati, corsari, irregolari?
Ci saremmo accontentati di (r)esistere, di portare la face del cattolicesimo romano in un deserto di tenebra, disinteresse e generale diserzione e sarebbe stato già tanto: eppure gli echi in molte anime sembrano essere immensi, continui, possono portare a percorsi, iniziative, comitati e ad avventure nuove di cui spesso non sappiamo nulla e che scopriamo anni dopo quando sono diventate rigogliose e fertili.
Contro ogni riduzione o tentazione naturalistica e attivistica, questa è la cifra di quasi quattordici anni di buone battaglie che abbiamo portato avanti e di centoventicinquie (ormai centoventisei) libri pubblicati.
Ai tanti amici (e mai parola è scritta con tanta sovrannaturale convinzione) che ci sono venuti a trovare (anche da lontanissimo e fatevelo dire da un convinto stanziale come me), che avrebbero voluto ma sono stati costretti a mancare, ai tantissimi presenti in spirito del presente e del passato rinnovo il mio sentito grazie.
A quelli che per svariati (e/o avariati) motivi ci hanno lasciato o non condividono più le nostre ortopratiche posizioni oppure non le hanno mai condivise o ci ritengono addirittura un pericolo per il cattolicesimo tradizionalista o integrale, dico solo: tornate, venite e vedete e vi accorgerete di aver vissuto in un mondo di chimere e fantasie, come al bandito Cirifischio diceva San Filippo Neri e… cambierete idea. Non preoccupatevi perché da noi le “Canossa” durano lo spazio di un sorriso, di una pacca sulla spalla o di un buon caffè (corretto) al bar.
Ai tanti relatori poi che sino sobbarcati l’onere di preparare una relazione e un intervento ancora grazie: per aver formato la platea dei presenti giovani e meno giovani (e tra un po’ quella dei nostri ascoltatori) e per aver… impedito alla buona gente di dormire profondamente, inebetiti magari da una sola voce.
Un sentito ringraziamento ai carissimi sacerdoti presenti, a don Leonardo Maria Pompei che ha esercitato pienamente il suo ministero di sacerdote cattolico dalla tribuna e ai piedi della tribuna e che ha mostrato chiaramente ai presenti come si possa passare dalle ombre del Novus Ordo all’integralità cattolica e senza mene settarie. Un ringraziamento ad Andrea Giacobazzi che ha inquadrato la giornata, a Domenico Savino che ha confermato la sua nomea di retore fascinoso ed apologeta efficacissimo, al dottor Francesco Avanzini per la sua disamina attenta sui rischi mortali e sulle incredibili fole del darwinismo partendo dal mistero del linguaggio, materia di cui si occupa tutti i giorni come medico foniatra, a Martino Mora che ha portato il suo rigore analitico sulle attuali derive e naufragi del neo-modernismo leoniano. Un sentito applauso ai nostri relatori via etere ovvero al carissimo maestro Giovanni Gasparro che ci ha parlato dei suoi quadri dedicati alla grande e solare verità della Corredenzione, ad Alain Escada che ha attaccato con forza il mondialismo sinarchico ed il sionismo nazionalista e aggressivo, a Paolo Linares Clemente che ha tratteggiato con vigore gli scenari iconoclasti della “Spagna” anti-franchista e al professor Corrado Gnerre che si è diffuso con scienza ed accenti commossi sulla figura teologica della Vergine Corredentrice e Regina. Un plauso vigoroso al gentilissimo Marco da Pozzo che ha parlato con perizia di studioso dei rapporti tra Papato romano e mondo del cinema, a Monica Gibertoni che ha narrato con sempre maggior padronanza le virtù guerriere del mondo femminile, all’amico inseparabile Luca Fumagalli che ha tratteggiato con incisività la figura del Bardo cattolico delle Orcadi, George Mackay Brown, ad Alessio Toniolo, poeta e uomo d’azione, militante della Rete dei Patrioti e responsabile di Avventura sociale universitaria all’Università cattolica del Sacro Cuore in Milano che ha tenuto un preciso discorso sulla legittimità morale dei percorsi politici della Remigrazione alla luce della teologia e della storia della Chiesa. Porgiamo un vivo ringraziamento al carissimo Marco Tombolato di Liberi in veritate Parma e Piacenza e all’avvocato Francesco Fontana di Iustitia in veritate che ci hanno mostrato largamente come il cattolicesimo tradizionalista non sia solo una posa per convegni paludati ma possa diventare concreta e coraggiosa azione pubblica quotidiana. Inviamo un pensiero all’avvocato e bioeticista Massimo Micaletti, che per urgenze professionali inopinate, non ha potuto presenziare ma ha inviato una relazione video. Da ultimo segnaliamo Lorenzo Roselli, fuoco pirotecnico finale, che ha svolto un’ appassionata conferenza di contro-infromazione e revisionismo storico sulla repubblica dell’Iran e sulle molte deformazioni propagandistiche presenti sui media dell’Occidente degenerato.
Ai banchetti di Monnicraft della già citata Monica Gibertoni, con la partecipazione di Michela Vitantonio Gamberini, a quelli Radio Spada gestiti dalla ferrea e inossidabile Ilaria Pisa e a quello di antiquariato cattolico dell’operoso ligure Edoardo Ferrando (con l’amico Mattia) agimus gratias per aver reso più ricca l’intera giornata.
Ad maiorem Dei gloria – durante l’Ottava del patrocinio universale di San Giuseppe.

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