di Red.

Arrivati alla conclusione del primo anno di regno prevostiano, non si tratta di tracciare bilanci provvisori – quella fase è andata da tempo – quanto di fare chiarezza sugli errori diffusi da chi ha chiuso gli occhi di fronte a una realtà che non si lascia ridurre agli ultimi dodici mesi.

Lo abbiamo scritto molte volte: sarebbe bastato ascoltare il primo discorso il giorno dell’elezione, aggiungere quelli dei giorni successivi e allinere il tutto alle dinamiche conciliari e post-conciliari per non restare impigliati nelle chiacchiere da sagrestia. Molti lo hanno capito subito, altri dopo l’estate, altri hanno spalancato le braccia al momento del documento Mater Populi fidelis contro la Corredentrice, altri ancora dopo il miraggio del Concistoro. Non sono tanti ormai, almeno tra i più avveduti, quelli che ancora si ostinano a negare l’evidenza. Il problema è la lunga lista di falsità ideologiche seminate sul cammino: per dimostrare l’indimostrabile, per tirare avanti, o semplicemente in buona fede, convincendosi che si tratti solo di un brutto sogno. Vediamole rapidamente.

  1. La continuità Francesco-Leone non c’è perché esistono differenze. L’errore è fondato sulla confusione tra identità e continuità e non tiene conto della dinamica della rivoluzione – rispettata in questo caso con precisione da manuale (vedere cosa scriveva il Guelfo Rosa quasi una settimana prima dell’elezione di Leone XIV). Nessuna persona è uguale ad un’altra, ma il tema oggetto di analisi è l’avanzamento del processo neomodernista, non la clonazione di Francesco in Leone. Inquadrato correttamente il punto, la continuità risulta lampante (limitandoci ai soli primi sei mesi di regno, c’è abbastanza materiale per ore di lettura).
  2. Sistemati gli eccessi bergogliani, anche l’opposizione (o meglio: la militanza cattolica) evaporerà. Non è una tesi dichiarata apertamente, ma si ricava facilmente dal clima discendente dal punto precedente. Per capire che la previsione non è andata a segno basta guardare alla vitalità del mondo antimodernista, o all’appoggio ampio – ben oltre i suoi confini abituali – che ha avuto la FSSPX dopo l’annuncio delle consacrazioni di luglio. Il calcolo era falsato perché poggiava su un errore di fondo: quello di collocare l’inizio della rivoluzione nel 2013 e non nel 1962. La premessa era scorretta, e i risultati lo dimostrano. Per la vera militanza cattolica l’obiettivo non è stato centrato; lo è stato invece, in larga misura, per le false opposizioni nostalgico-ratzingeriane e benevacantiste – che restano interne allo schema vaticansecondista e non rilevano ai fini della disamina. Si può dire anzi che la prosecuzione del disastro neomodernista oltre Francesco sia stata per qualcuno la prova attesa per prendere posizione alla luce di una lettura complessiva della storia ecclesiale recente.
  3. Lo stato di necessità non esiste. Accettate le due falsità precedenti – il caos argentino come anomalia isolata, ormai superata, senza radici nel Vaticano II, con un’opposizione inutile – la conseguenza arriva facilmente: tutto va più o meno bene. A chi è dotato di occhi e orecchie, risulta facile capire quale sia la consistenza dell’affermazione. Rimandiamo all’articolo pubblicato oggi e, tra i tanti, a un breve studio precedente.

Nessuno se la prenda se ha creduto a tutto questo. Chi ha capito che aria tira, pensi al futuro e agisca. Chi non ha ancora capito o non lo vuole capire, farà i conti con la cocciutissima Signora Realtà.

Sipario.


Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla ChiesaGolpe nella ChiesaBuona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggiLa rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuroMagistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristianoL’illusione liberaleCREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.


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