A fini di studio e approfondimento presentiamo ai lettori questo articolo, ricordando che la via maestra per avvicinare ogni uomo a Cristo è quella che unisce verità e carità, dottrina e misericordia.


di Giuliano Zoroddu

Il primo di maggio[1], assieme all’apostolo Filippo, si festeggia San Giacomo Minore, soprannominato il Giusto, cugino di Gesù, primo vescovo Gerusalemme e autore della prima delle Lettere cattoliche, quella che condanna preventivamente l’eresia luterana affermando la necessità delle opere per la salvezza[2].

San Giacomo fu martirizzato dai Giudei nel 62 d.C. per ordine del sommo sacerdote Anano. Sorvolando sulla modalità dell’uccisione[3], da tutte le fonti (cristiane e non) Possiamo rilevare Due dati particolarmente rivelatori:

  1. che il capo del Sinedrio approfittò della morte del governatore Porzio Festo e del fatto che il successore Lucceio Albino fosse in viaggio;
  2. e che fu immediatamente deposto dal re Agrippa II su pressione romana.

Marta Sordi[4], commentando questo fatto, lo metteva in correlazione Con quanto accaduto dopo la lapidazione di santo Stefano e sottolineava come le autorità romane, fino al 62 d.C., avessero buoni rapporti con i cristiani e li proteggessero dalla persecuzione ebraica.

Come infatti Anano fu destituito per l’abusiva esecuzione di Giacomo, così allo stesso modo, nel 36 d.C., Tiberio aveva deposto il sommo sacerdote Caifa, responsabile, nel 34 d.C., della messa a morte del diacono Stefano e ancor prima della messa a morte di Gesù.

Fonti del II-III secolo (Giustino, Tertulliano) parlano di un rapporto inviato dal prefetto Pilato a Tiberio nel 35 d.C.[5]. In questo documento, Pilato descrisse il cristianesimo come una fede priva di pericoli politici e vittima dell’intransigenza del Sinedrio. Tiberio, preferendo la diplomazia alla forza, incaricò il legato di Siria, Vitellio di intervenire. Nel 36/37 d.C., Vitellio depose Caifa, ponendo fine alle persecuzioni e garantendo un periodo di pace alla Chiesa, come attestato in Atti X,31. Contestualmente fu sollevato dall’incarico anche Ponzio Pilato.

Altre testimonianze dei buoni rapporti intercorsi tra i cristiani e l’impero romano negli anni 36-62 d.C. sono le assoluzioni di San Paolo da parte di Gallione, proconsole d’Asia e fratello del filosofo Seneca, e da parte di Afranio Burro, prefetto del pretorio di Nerone.


  1. Nel 1955 Pio XII spostò la festa dei santi Filippo e Giacomo all’11 maggio per far posto alla nuova festa di San Giuseppe Artigiano. ↩︎
  2. San Giacomo Minore e san Paolo contro Lutero. ↩︎
  3. L’ebreo Flavio Giuseppe in Ant. Iud. XX, 200-203 per esempio dice che fu lapidato; san Girolamo, invece, in De viris ill. II riferisce che fu precipitato da un pinnacolo del Tempio. ↩︎
  4. M. Sordi, I cristiani e l’impero romano, Jaca Book, Milano, 2011, pp. .15-29. ↩︎
  5. Gesù e Tiberio. Da Tertulliano a Marta Sordi. ↩︎


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