di Red.

C’è poco da dire. L’uscita oggi del Volume 2 della Storia delle Eresie (qui il Vol. 1) arriva con la puntualità involontaria di un appuntamento con errori vecchi e sempre riproposti da duemila anni a questa parte. Ma andiamo con ordine.

Aram I, patriarca eretico e scismatico della “Chiesa Apostolica Armena del Libano”, ha chiesto qualche giorno fa a Leone XIV di avviare un processo verso un Concilio Vaticano III. La “Chiesa” che rappresenta si è separata dalla comunione dopo il Concilio di Calcedonia del 451 per il rifiuto della definizione delle due nature in Cristo (volete mettere? Un dettaglio marginale rispetto a quei cattivoni della FSSPX che chiedono solo la Fede Cattolica).

Ma c’è un problema ancora più concreto. La proposta di Aram I è, nella migliore delle ipotesi, ingenua. Nella peggiore, funzionale a una pressione esterna che converge – volendo o no – con quanto certi ambienti interni al Vaticano stanno già costruendo. Perché la domanda reale non è se serva un Vaticano III. La domanda è: il Vaticano III non è forse già in corso?

Il sinodo che non finisce mai

Il documento Verso le Assemblee 2027-2028, pubblicato dalla Segreteria generale il 20 maggio, delinea una programmazione che va ben oltre la scadenza formale del 2028. La lettura del testo evidenzia come non si punti a una conclusione definitiva del percorso intrapreso, quanto piuttosto a istituzionalizzare la sinodalità come dinamica ordinaria e strutturale della vita della Chiesa. Non siamo di fronte a un’indagine consultiva ma a un disegno che mira a fare del dibattito assembleare l’essenza dell’istituzione ecclesiale. Un cammino ineludibile che è il compimento del sistema-Sinodo inaugurato da Paolo VI come Lato B della collegialità.

I criteri organizzativi fissati per i prossimi appuntamenti indicano una ridefinizione dei ruoli interni, con un’estensione delle funzioni liturgiche e di servizio per laici e donne. Inoltre, la composizione delle assemblee viene aperta a esponenti di altre religioni e rappresentanti dell’attivismo sociale.

Leone XIV, ovviamente, non ha corretto una virgola: la sua piena continuità con Francesco del resto è palese dal primo giorno. La riconferma dei cardinali Höllerich e Grech ai vertici della Segreteria, unita all’esplicito invito a proseguire il lavoro espresso durante i loro colloqui, conferma la stabilità della linea vaticana. Questo avallo si riflette nelle scelte pastorali concrete della Curia, che spaziano dal benestare alle celebrazioni liturgiche per le realtà LGBT all’inserimento di tali istanze all’interno dei gruppi di lavoro ufficiali del Sinodo. Significativa, in tal senso, è anche la scelta di non intervenire sulle derive dottrinali della Chiesa tedesca, preferendo l’ipotesi di integrare le istanze del Synodaler Weg direttamente all’interno dell’alveo del sinodo universale. Tutto da vedere che si faccia, ma intanto il sassolino è stato lanciato. Il conciliarismo dei secoli passati è già un ferro vecchio: il sinodalismo è il futuro.

L’enciclica e lo stesso schema

Una nota che allarga il quadro. L’enciclica Magnifica Humanitas sull’intelligenza artificiale porta la firma di Leone XIV ma porta anche, in modo massiccio, l’impronta del regno precedente: Francesco vi è citato decine di volte, e l’impianto ideologico – umanesimo dei diritti, ruolo delle Nazioni Unite, fiducia nelle istituzioni internazionali – è quello della scuola Bergoglio. Non parliamo poi della rispolverata dei mea culpa sulla schiavitù, per i quali rimandiamo all’articolo: Un promemoria per chi si batte il petto per le presunte colpe della Chiesa in materia di schiavitù.

Sul piano dei contenuti, la diagnosi è in parte accettabile (cara grazia, su 184 pagine!): la concentrazione del potere computazionale in poche entità private che sfuggono a ogni controllo è un problema reale. Ma le proposte sono impalpabili. «Rallentare» e «disarmare» sono metafore, non politiche. Per un documento che sembra ambire all’eredità della Rerum Novarum – che nel 1891 indicò misure concrete sul lavoro e il salario – questa vaghezza stona ma non stupisce: il documento è un orizzontale riedizione di tutti gli errori compiuti negli ultimi 60 anni. Qua e là qualche spunto interessante c’è ma… anche gli orologi rotti due volte al giorno segnano l’ora esatta. In ogni caso ne parleremo meglio in altra sede.

C’è però una circostanza curiosa: alla presentazione dell’enciclica era presente Christopher Olah, cofondatore di Anthropic – una delle grandi aziende tecnologiche che il documento analizza per la concentrazione di potere che esercitano. Un documento che denuncia le Big Tech viene presentato in conferenza con un alto dirigente di una Big Tech. Non esattamente un dettaglio di protocollo.

Ma alle stranezze il Vaticano II (che sta diventando III) ci ha già abituato.



Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla ChiesaGolpe nella ChiesaBuona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggiLa rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuroMagistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristianoL’illusione liberaleCREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.


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