Riceviamo da Andrea Cavalleri questo articolo che va ad integrare quello scritto da suo zio Guido in relazione al Tempio. Rimandiamo per approfondimenti anche alla raccolta gratuita di testie video Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi. Uno sguardo sul grande ordine e sul grande disordine.
di Andrea Cavalleri
Dopo aver riproposto il brillante articolo storico esegetico di mio zio, Guido Cavalleri, sul tema del Tempio ebraico, vorrei sfruttare alcuni spunti in esso contenuti per toccare dei temi che investono l’ora presente e il prossimo futuro.
La grande apostasia. Nel titolo accenno alla “grande apostasia”: questo termine è di san Paolo, usato nella profezia espressa al capitolo due della seconda lettera ai Tessalonicesi. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione (2Te 2, 3). L’oggetto dell’inganno è specificato subito prima: la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (2Te 2,1) e ne parla il Vangelo negli stessi termini: Gesù rispose: Guardate che nessuno vi inganni; molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno (Mt 24, 4-5). Quindi la sequenza di cui parlano le scritture è un’attesa del ritorno (liberatorio) del Signore Gesù, il sorgere di falsi cristi e falsi profeti, e una grande apostasia durante cui il potere dei malvagi sarà massimo e gli inganni raggiungeranno l’apice. Così il diritto canonico definisce l’apostasia: l’abbandono totale (diverso quindi dall’eresia, che è abbandono parziale) della fede da parte di un battezzato, manifestato esteriormente in modi non equivoci e con la volontà e coscienza di abbandonarla (il passaggio ad altra fede è solo una circostanza aggravante).
La prima osservazione che voglio fare in merito è che la grande apostasia è questo tempo in cui viviamo. Il mondo ex-cristiano sta lasciando la fede in massa, in particolare i giovani, tra cui la bestemmia si è diffusa come moda, fin dalla prima età scolare. Nei dibattiti pubblici la stessa idea della fiducia in Dio viene vilipesa e derisa. Le istituzioni pubbliche propugnano come “valori” i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: l’uccisione dell’innocente (praticata in massa con l’aborto), il peccato impuro contro natura (rivendicato come diritto e a cui si assegnano quote arcobaleno), l’oppressione del povero e la defraudazione della giusta mercede ai lavoratori (praticate e giustificate in base a pseudoteorie economiche che hanno l’unico fine di giustificare gli scandalosi privilegi dei plutocrati). Nel nome di sgangherate ideologie, molte delle verità più evidenti, compresi i dati di natura (come l’essere uomo o donna) vengono negate con ostinazione.
Responsabilità teologiche della perdita della fede. La corruzione dei costumi e l’abbandono della religione non vengono dal nulla. Certamente esistono forze che hanno lavorato dall’esterno per combattere la vera fede, ma poco avrebbero potuto tali imprese senza l’acquiescenza e persino la collaborazione (conscia e inconscia) di figure presenti all’interno della la Chiesa: si pensi alla noncuranza nei confronti degli errori dottrinali, il sacerdozio che diventa un lavoro come un altro, l’ostilità verso i fedeli tradizionali, il complesso di inferiorità nei confronti dell’autoreferenziale e fantasiosa esegesi protestante, il modernismo umanitaristico che marginalizza il trascendente, l’ossessione ecumenica e, come ovvia conseguenza di tutto ciò, lo svuotamento e la chiusura delle chiese. L’osservazione dei fatti ci dice che la crisi della Chiesa ha avuto origine nella dottrina e quindi vi è stato un seguito pratico, è iniziata prima nei maestri e pastori e poi si è diffusa ai comuni fedeli. Le scritture concordano con questa visione, ecco cosa dice san Paolo: Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole (2Ti 4, 3-4). Ed ecco il Vangelo: Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà (Mt 24, 11). Anche in questo passo la falsificazione della parola di Dio, precede il “dilagare dell’iniquità”.
I nemici della fede. È necessario fare alcune distinzioni, perché nei nostri giorni il tema dell’inimicizia è oggetto di terribili confusioni. La prima distinzione è quella tra i nemici della fede e i nemici dei fedeli. Un conto è avere un nemico ad personam, un conto è avere un nemico che vuole estirpare la tua religione. Nell’Antico Testamento si narra ad esempio delle guerre di Israele contro i Filistei, condotte per ragioni economiche e politiche, territoriali: i Filistei erano nemici dei fedeli. Poi compare la figura di Antioco Epifane, che vuole ellenizzare la religione e i costumi, abrogando la legge israelitica e il culto: Antioco è nemico della fede. Il comportamento da tenere nei due casi è radicalmente diverso: se è possibile, e cristianamente doveroso, perdonare le offese ricevute, non si deve commettere lo strafalcione di “perdonare” la negazione della verità e l’opposizione frontale a Dio. Infatti il “dono” che si elargisce col perdono deve essere qualcosa di nostro, ma la verità e la signoria di Dio non ci appartengono, non possiamo trattarle come se fossero una nostra proprietà. La seconda distinzione, attinente ai nemici della fede, è quella tra nemici esterni ed interni. I nemici esterni sono facilmente riconoscibili in quanto vogliono sopprimere la fede o stroncandola o limitandola e annientandola progressivamente. Esempi di questa inimicizia furono il senato romano (non licet esse christianos), e in tempi recenti il regime bolscevico fino al 1943, la Cina Maoista, la Spagna repubblicana, il Messico del 1926 e l’attuale regime nordcoreano, per quanto riguarda la proibizione totale della fede; il metodo più subdolo è invece quello delle “chiese patriottiche”, inaugurate con la rivoluzione francese e replicate in seguito da Stalin dopo il 1943, dalla Cina postmaoista, e in versioni più o meno attenuate da tutti quei regimi che intendono la religione come intrumentum regni. I nemici interni invece sono coloro che, pur dichiarandosi fedeli, perseguono fini differenti e con metodi diversi da quelli indicati dalla rivelazione divina: ovvero coloro che si dicono cristiani ma pretendono che il cristianesimo sia tutt’altra cosa da ciò che ha insegnato e mostrato Cristo. Scrive san Paolo: Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema (Ga 1, 8). L’apostolo delle genti mette in guardia anche contro i vizi morali, ma non ha mai parole così dure come contro coloro che adulterano il contenuto della fede. E infatti nei regni cristiani, per secoli, gli eretici furono condannati alle pene più dure, non i truffatori o i ladri, sottolineando così la diversa gravità del crimine: quello che colpisce una o pochissime persone e quello che attenta alla salute di tutta la società. Nei primi secoli Ario, partendo dalla sua posizione di sacerdote cristiano fu un nemico di successo, tanto da contagiare la maggioranza del clero e dei fedeli; anche altri eretici ebbero seguito, ma non è chiaro se fossero in buona fede o combattessero consapevolmente una battaglia distruttiva. In tempi più recenti abbiamo documenti e testimonianze che ci presentano dei chiari nemici interni, lupi travestiti da agnelli: ad esempio l’Abbé Roca (1830-1893), carmelitano e professore di seminario e al tempo stesso frequentatore di massoni e occultisti, che proclamava “il mio Cristo non è quello del Vaticano”, uno dei più grandi promotori del modernismo cattolico; oppure, senza far nomi, la massoneria ecclesiastica che conta fra i suoi membri rappresentanti delle più alte cariche del clero; o ancora, nei regimi comunisti sovietico e dell’Europa dell’est, spie infiltrate nel clero, che si facevano ordinare sacerdoti. Tutti questi sono chiari esempi di nemici interni, nel caso qualche buon’anima si figurasse che non ne esistano.
Un caso particolare: il giudaismo. La particolarità consiste nel fatto che l’origine storica del cristianesimo è proprio l’antico Israele, che ricevette l’Alleanza, la Legge e le promesse. Ma il perfezionamento della legge, la nuova ed eterna Alleanza, e la realizzazione delle promesse, tutte si compiono nella persona di Cristo Gesù. Per una situazione paradossale chi rifiuta Cristo, odia spesso lui e chi l’ha accolto e chi aspetta un messia differente (falso) e non ha voluto quello vero, tende a portare un misto di rancore ed invidia nei confronti di chi l’ha riconosciuto. Un po’ come un bambino che si aspettava in dono una pistola giocattolo e, avendo ricevuto una Ferrari, la rifiuta con sdegno detestando poi chi corre felice sulla splendida automobile. Alla sinagoga si devono tutte le prime violenze anticristiane e anche la prima grande persecuzione imperiale, quella di Nerone, che la perpetrò su consiglio della concubina giudaizzante Poppea. E in ogni epoca, non sono mancati esempi di tentativi di nuocere alla Chiesa. Che in questo caso vi siano nemici, proprio della fede e non solo dei fedeli, risulta chiaro leggendo anche solo superficialmente il Vangelo e gli Atti degli Apostoli.
Ciò che è accaduto nell’ultimo secolo è quindi particolarmente curioso. Le riforme conciliari hanno aperto le porte a una lettura molto diffusa dell’Antico Testamento, in cui la conoscenza di Dio passava per il popolo eletto. Oltre al bene che ha portato la maggior diffusione della parola di Dio, vi sono stati degli effetti collaterali, tra cui quello di credere che il giudaismo moderno fosse quello di Mosè e dei profeti e che questa fede fosse sovrapponibile a quella cristiana, insomma che gli ebrei fossero “dei nostri”. Giovanni Paolo II li ha nominati “fratelli maggiori nella fede” e ha parlato di “antica alleanza mai revocata”, Paolo VI ha istituito nel 1974 una Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo e questo ente ha prodotto documenti sconcertanti in cui si sostiene che gli ebrei non debbano essere evangelizzati, come se il loro fosse un cammino parallelo di salvezza. E la frase della scrittura più citata a sostegno di queste tesi è che i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (Ro 11, 29), dimenticando che quei privilegi erano condizionati. Infine, errore storico e perciò non troppo grave, ma pur sempre foriero di confusione, Benedetto XVI ha reclamato le radici giudaico-cristiane dell’Europa, rafforzando la sensazione che le due cose fossero tutt’una.
Il giudaismo moderno è estraneo al cristianesimo, spiegazioni. Nel momento della Trasfigurazione, Gesù si mostra ai discepoli prediletti in compagnia di Mosè ed Elia, che simboleggiano la legge e i profeti. Il Signore sta dunque esprimendo una grande continuità dell’opera di salvezza, dalla prima chiamata di Abramo fino alla sua persona, in cui si realizzano ben novantatré profezie dell’Antico Testamento. Ma questa continuità va riconosciuta, tant’è che quando Giovanni il battista gli chiede se è lui colui che viene o devono aspettare un altro, Gesù gli fa riferire, con le parole del profeta Isaia, i gesti messianici che lui sta compiendo (far vedere i ciechi, udire i sordi, sanare i lebbrosi, ecc). Di contro ammonisce coloro che non vogliono credere in lui, tramite la parabola del ricco epulone: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi (Lc 16, 31), e così infatti accadrà. Queste parole sono rivolte precisamente agli ebrei, infatti il ricco epulone si rivolge al “padre Abramo” e la frase citata è messa in bocca proprio a lui. E l’accusa più forte che viene rivolta agli increduli è quella di “non aver ascoltato” Mosè e i profeti, perché se li avessero ascoltati avrebbero creduto anche in Gesù, che risuscita dai morti.
Come si spiega questa continuità della rivelazione e dell’opera di salvezza di Dio con la frattura che si è prodotta fra ebrei e cristiani? La prima cosa da capire è che non tutti gli ebrei hanno ricusato Mosè, i profeti e Cristo, infatti gli apostoli i discepoli e le prime comunità cristiane erano costituiti quasi esclusivamente da ebrei. Di costoro si può dire solo che hanno realizzato pienamente l’elezione secondo la volontà di Dio e dobbiamo manifestare loro gratitudine per la salvezza che ci hanno portato in dono. La seconda cosa è che quella maggioranza dei giudei che non hanno creduto in Gesù, non solo non hanno creduto in Gesù ma non hanno realmente ascoltato Mosè e i profeti. Gesù esprime parecchie lamentele proprio sulla falsificazione della parola di Dio che i dottori della legge avevano operato già prima (!) della sua venuta. Leggendo il Vangelo veniamo a conoscenza di adulterazioni della legge operate con sofismi e cavilli, nel campo matrimoniale (il divorzio), familiare (l’aiuto ai genitori), della falsa testimonianza (giuramenti annullabili) e in generale dello spirito della legge ridotto a lettera, al punto che Gesù esclama: Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione (Mc 7, 9), calcando ulteriormente la mano dopo aver portato un esempio: annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi (Mc 7, 11). Gesù è ligio alla legge, quella vera secondo le intenzioni del Padre: Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto (Mt 5, 17-18). Quindi gli ebrei di oggi non sono custodi e maestri della legge, ma sono i discepoli di chi ha deformato la parola di Dio (scribi e farisei) e seguaci di coloro che non hanno ascoltato Mosè e i profeti.
L’idea che il giudaismo contemporaneo sia portatore di un qualche valore per noi cristiani, è assurda. I Padri e i dottori della Chiesa insegnano che l’Antico Testamento deve essere letto alla luce del nuovo, e il Nuovo Testamento deve essere contestualizzato tramite l’antico. Ma il giudaismo post-biblico non solo non può leggere l’Antico Testamento alla luce del nuovo, che rifiuta, ma dopo la distruzione del Tempio, ha espunto alcuni libri dal canone e abbandonato molti insegnamenti, precedentemente costitutivi del deposito della fede. Quindi noi cristiani comprendiamo anche le loro scritture molto meglio di loro stessi. Vi è qualche contraddizione tra questo giudizio che ho appena espresso e la frase di san Paolo che i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili? No. Infatti la chiamata al popolo di Israele di preparare la venuta di Gesù e accoglierlo come messia è irrevocabile, non ne sarà mandato un altro. E il dono inviato nella persona del Cristo ha assolto a tutte le promesse fatte da Dio, è l’ultima parola del Padre ed è anch’esso irrevocabile. Quindi gli ebrei non hanno altra scelta che accogliere Gesù o attendere fuori dal banchetto celeste. Per quanto riguarda le frasi di Giovanni Paolo II, osservo che delle esclamazioni inserite in un discorso a braccio sono tutt’altro che infallibili. Comunque i fratelli maggiori nella Bibbia sono Caino, Esaù, i fratelli maggiori di Giuseppe che lo vendono schiavo agli egiziani… non è un gran complimento. Per quanto riguarda “l’antica alleanza mai revocata”, basta aprire il Nuovo Testamento e leggere: Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire (Eb 8, 13); si può comunque dire che l’antica alleanza permanga entro la nuova nella misura in cui Gesù ha portato a compimento la legge senza abolirla, ma la vecchia da sola non sussiste più: san Paolo dice che la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede (Ga 3,24) e quindi una legge che non conduce a Cristo è un pedagogo inascoltato. La Chiesa è il nuovo Israele (interpretazione pressoché unanime di tutto il magistero di ogni secolo) e san Paolo rafforza questo concetto attribuendolo a ogni singolo cristiano: se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa (Ga 3, 29). L’antico Israele materiale era segno e figura del nuovo Israele spirituale, aperto a tutte le nazioni. Ubi maior, minor cessat.
No a un “cristianesimo giudaizzante“. Il fenomeno per la verità è più diffuso tra le sette protestanti che non fra i cattolici, a causa del “libero esame della Bibbia” e di una teologia anarchica non sorretta da una santa Tradizione e da un Magistero infallibile. Infatti più acerrimi sostenitori del sionismo politico sono i “cristiani rinati americani”. Ma anche in ambito cattolico, negli ultimi quarant’anni si è sviluppato uno strano complesso di inferiorità nei confronti dell’ebraismo con una sorta di gara nel compiacere alle sue richieste: modifica della preghiera del venerdì santo, condanne di un antisemitismo che non esiste (l’antisemitismo è una teoria razziale, di fatto scomparsa), richieste di perdono pubbliche, conferimento di insegnamenti e cariche entro istituzioni cattoliche, acquiescenza nei confronti di una censura che vuole decidere al posto della Chiesa chi siano i santi (vedi il caso di Isabella di Castiglia). Si badi bene che il problema non è essere amici di persone di fede ebraica ma nel considerare la dottrina ebraica odierna come sovrapponibile alla dottrina cristiana, e cercare improbabili unioni, contaminazioni e sincretismi con essa. I cristiani giudaizzanti, lo sappiano o meno, introducono l’errore nelle loro comunità e, di conseguenza, stanno contribuendo alla grande apostasia.
I prodigi menzogneri. Scrive san Paolo: Solo allora sarà rivelato l’empio […] la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri e con ogni sorta di empio inganno (2Te 2, 8-10). Con un piccolo esercizio di immaginazione mi sono chiesto quali potrebbero essere questi “prodigi menzogneri” e mi sono convinto che uno di questi portenti riguarderà il Tempio di Gerusalemme. Infatti l’attrazione che esso esercita sui nemici di Cristo (una sua ricostruzione significherebbe in un certo senso che il messia deve ancora venire) è enorme, e il tentativo sarà fatto. Numerosi documenti e dichiarazioni di esponenti religiosi israeliani confermano che esistono già progetti per la sua edificazione. Per poterlo costruire si dovrà abbattere la moschea di Omar, questo è possibile? Certo che lo è. Il regime israeliano ha già dimostrato di non tenere in nessun conto il patrimonio storico-artistico degli altri. Quindi, è possibile che la moschea sarà distrutta. Ma quando si dovrà procedere all’edificazione: allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca (2Te 2,8), insomma non si potrà, come abbiamo appreso dall’articolo di Guido Cavalleri.
Sappiamo da altra fonte profetica, il sogno di san Giovanni Bosco, che proprio quando i nemici della Chiesa penseranno di aver vinto, avendo “ucciso il Papa”, ne sorgerà subito un altro più fermo e determinato del precedente; e la sola presenza di questa figura getterà scompiglio nel campo avverso, che impazzirà in atti autodistruttivi (punizione severa ma meritata). La barca di Pietro sarà ancorata alle due colonne (la Madonna e l’Eucaristia) e conoscerà un periodo di parziale riposo, che per certi versi potrebbe coincidere con il “trionfo del Cuore Immacolato di Maria”. Per cui armati di fedeltà e di pazienza possiamo confidare che “andrà tutto bene”, non perché ce lo dice una qualche pseudoscienza per bocca di un personaggio televisivo, ma perché ce lo dice il nostro Creatore e Salvatore, quel Dio onnipotente che ci ama.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.

