di Bartolo Longo

L’atto del Notaio non era ancor firmato, quando io proposi al Vescovo di Nola di stabilire il giorno per la solenne funzione della consacrazione e della posa della prima pietra del Tempio in Pompei. «Bisognerà scegliere una giornata di festa», disse il venerando Prelato, «affinché stieno alla funzione almeno i contadini della Valle: e sarà la prima Domenica del prossimo Maggio, che cade ai sette del mese». «No, se il permettete», risposi io. «Per me sceglierei il giorno 8 di Maggio, tuttoché cadrà in Lunedì, perché quello è sacro all’Arcangelo S. Michele. E come quel celeste Principe scacciò dal Cielo Lucifero, angelo ribelle; così, son certo, che scaccerà Satana da Valle di Pompei, dove ha avuto per tanto secolo la sua signoria». Ma una cosiffatta scelta del giorno che io mi sentiva nell’animo di fare per la prima e solenne funzione, precorritrice di tante altre, nel dì dell’apparizione dell’Arcangelo di Dio, non originava in me soltanto da particolar divozione che ho in cotesto nobilissimo Spirito del Cielo, ma da una più alta ragione. Chi sta in questa Valle e guarda alla parte del mezzodì, naturalmente posa l’occhio su quei monti di rimpetto, i quali formano un’immensa barriera al mezzodì di Castellammare, di Gragnano, di Lettere. Ma un monte sopra tutti gli altri attira lo sguardo, e perché più degli altri è maestoso, quasi cavaliere che domina la valle, e perché ha la cima divisa in tre vertici, presentando la forma delle prime tre dita della nostra mano. E la terza vetta, ch’è la più alta, si slancia al cielo e sporge anch’essa in altre tre punte. Il nome di questo monte comprende esso stesso un mistero, fu anticamente Gauro, quasi, come lo spiegano i connaturali, Gaudio, allegrezza, o meglio, come vogliono alcuni storici, Aureo, monte di oro. I fedeli lo mutarono in quello di Monte S. Angelo, dal seguente avvenimento cui la Chiesa celebra nell’Ufficio della festa di S. Catello ai 19 Gennaio. Era il secolo settimo della Chiesa. A Vescovo di Castellammare era un Santo, S. Catello, che ora veneriamo sugli Altari, qual Protettore di quella città. Quel Santo Vescovo usava sovente di notte raccogliersi negli antri di quel monte con l’Abate di Sorrento, ch’era allora Santo Antonino, dell’Ordine di S. Benedetto, a pregare insieme. Una notte, mentre che là pregavano, apparve l’Arcangelo San Michele al Vescovo di Castellammare, e gl’impose di edificare un tempio in suo onore sulla cima di quel monte, nel luogo che gli avrebbe indicato per l’apparizione d’una fiamma. E la fiamma apparve sulla più alta punta delle tre vette del Gauro. Dopo innumeri difficoltà ed avversità ch’ebbe a sostenere, e ingiurie fattegli e false accuse in Roma, ond’ebbe a soffrire anche il carcere, il Santo Vescovo di Castellammare compié l’opera imposta dal Cielo. E apparve tosto in quell’alta punta una fresca fonte di acqua cristallina e salubre che servi in prima pei lavori di edificazione, e poi valse a dissetare i numerosi pellegrinaggi di fedeli che ogni anno nel mese di Settembre lassù accorrevano a venerare l’Arcangelo San Michele al luogo della sua apparizione, nel Tempio eretto da San Catello. Quel tempio e l’accorrere dei fedeli perdurò sino al 1860, in cui i briganti se ne servirono per loro asilo; e i nostri soldati, per snidare i briganti, abbatterono l’antico monumento. Il Vescovo di Castellammare salvò la preziosa statua in marmo di quel tempio, rappresentante l’Arcangelo San Michele, cui S. Catello dodici secoli innanzi aveva portata da Roma ed ivi avea collocata. Ed oggi l’Ecc. Mons. Sarnelli, presente Vescovo di Castellammare, ha posta così insigne reliquia storica in grande venerazione in un Cappellone riccamente costruito nel nuovo Duomo di quella città. Quando io nel primo porre il piede nella Valle di Pompei seppi dal Rev. Gennaro Federico così bella storia dell’apparizione di S. Michele sul Gauro a noi di rincontro, intravidi ben tosto che il più grande Principe del Cielo avea già un disegno divino da compiere su questa Valle. Ma io ignorava allora cotal disegno. Solo mi parve evidente che San Michele era il natural protettore di questo luogo, cui avea onorato di sua apparizione e dei segnali del suo patrocinio. Quindi, pieno l’animo di tali sentimenti, non mi ritenni di fare la mia proposta al Vescovo di Nola, la quale innanzi ho riferita. «San Michele Arcangelo», soggiunsi io al degnissimo Prelato, «fu l’Angelo Custode della Vergine Santissima in vita, San Michele è il Patrono di tutti i tempii del vero Dio, e S. Michele sarà il Custode e il Protettore del Tempio di Pompei». Il santo Vescovo di Nola per tenermi contento consenti alla proposta. I miei presentimenti non andarono falliti. Il fortissimo e bellissimo Principe, benigno sempre con noi, ci ha fatto provare spesse volte il benefizio di sua protezione. Innumerevoli sono stati i trionfi riportati per San Michele in questo luogo sopra i nemici, visibili ed invisibili, di noi e di questo Santuario. Quell’apparizione del secolo VII indicò l’apparecchio del regno di Maria in questa Valle, abbandonata, ignota, ch’era stata un di sotto l’impero del demonio e della colpa. Il portentoso Arcangelo venne a scacciar Satana dalla terra dei Gentili, sulla quale dovea sorgere una novella era di grazie, un nuovo Sole di misericordia. Comunque sia la cosa, egli è certo, che noi, ispirati alla lettura di cotesta apparizione, proponemmo al santo Vescovo di Nola nel 1876, che il giorno da consacrarsi la prima pietra di fondamento a questo Santuario di Maria, dovesse essere il giorno otto di Maggio, perchè sacro alla gloria di quell’ Angelo, che fu il Custode di Maria sulla terra, ed è il difensore di tutti i Santuarii di Maria nel mondo; e che, apparso su questa Valle, dovrebbe esserne di ragione il singolar Protettore. E pel volgere incessante di diciassette anni, sempre, in quel dì 8 di Maggio, abbiamo invocato con fede il primo Angelo del Cielo a festeggiare insieme con noi la comune Regina. Ed in ciascun anno noi ricordiamo due solenni epifanie. Il maggior Principe del Cielo, che ha nome maraviglioso, si manifestava alla terra, scegliendo a spettacolo dei suoi prodigi la vetta di un monte. La più grande Regina che mai abbia avuto e cielo e terra, si manifestava anch’essa ai gementi figliuoli di Eva, scegliendo a centro dei suoi portenti l’umile valle di una sepolta città pagana.

Storia del santuario di Pompei dedicato alla Vergine SS. del Rosario, Valle di Pompei, 1895, pp. 183-188.

>>>Nostra Signora del Rosario di Pompei<<<

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