Contro gli errori dell’ecumenismo e della libertà religiosa proclamanti dai modernisti che occupano le gerarchie della Chiesa, riportiamo alcuni passaggi della bolla “Inter multiplices” pubblicata da di Clemente XI in occasione della canonizzazione di papa Pio V.


CLEMENTE VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
A perpetua memoria dell’evento.

Tra le molteplici tribolazioni che ci hanno colpito oltremodo, Dio misericordiosissimo, che non trattiene la sua misericordia nell’ira, ha visitato il suo popolo nella pace e, dall’abbondanza dei carismi celesti con cui ha arricchito i suoi eletti, quasi ubertà della sua casa, ci ha colmato di gioia e ci ha confermato in così grandi pericoli … Davvero il Signore ha riversato copiosamente su di noi tali ricchezze del suo amore, quando ci ha concesso di rallegrarci ed esultare per le virtù e i meriti del nostro predecessore, il Romano Pontefice Pio V. Colui al quale diede il grande sacerdozio affinché avesse lode nel suo nome, e che rivestì di virtù dall’alto affinché combattesse le battaglie del Signore e spezzasse con la virtù le iniquità, reso colonna di ferro e muro di bronzo per la casa di Dio; lo stesso, una volta passato da questo secolo e illustrato da segni mirabili, Egli lo ha posto come luce e letizia del suo popolo, affinché lo stimolasse con gli esempi e lo confortasse con gli aiuti … Noi non crediamo che sia accaduto senza un particolare disegno della divina Provvidenza che proprio in questo tempo – nel quale ovunque vengono tese insidie alla religione ortodossa dai suoi nemici; nel quale la salutare norma dei sacri canoni è disprezzata con tanta impudenza; nel quale uomini turbolenti, tormentati da una continua smania di novità, tentano con arti subdole di restaurare errori già da tempo condannati; nel quale, abbondando l’iniquità, la carità del popolo cristiano si raffredda moltissimo; nel quale le potenze del secolo si adoperano per infliggere ogni giorno nuove ferite alla libertà ecclesiastica; nel quale, infine, questa suprema Sede del beato Pietro è colpita palesemente da tante contumelie e ingiurie – proprio ora, dicevamo, questo Pontefice venisse annoverato tra i Santi e proposto all’imitazione Nostra non meno che di tutti i vescovi. In lui vi fu infatti un perpetuo zelo nel propagare la religione, un lavoro instancabile nel restaurare la disciplina ecclesiastica, un’assidua vigilanza nell’estirpare gli errori, una beneficenza inesauribile nel sollevare le necessità degli indigenti, una forza invitto nel rivendicare i diritti della Sede Apostolica. Ma è opportuno riferire ora distintamente in questa Nostra lettera il resoconto delle sue virtù e della sua vita, affinché la memoria di così grandi meriti sia propagata anche dal plauso e dalla testimonianza del Nostro ministero apostolicoSebbene in ciò vi siano stati moltissimi aspetti mirabili, brillarono sempre in modo particolare lo zelo nel conservare la vera e cattolica religione e un odio implacabile verso le frodi e le insidie di coloro che tentavano di indebolirla in qualunque parte. Per tale ragione, nominato inquisitore della fede prima presso i Comaschi e in seguito presso i Bergamaschi, dichiarò guerra a coloro che si erano allontanati dalla Chiesa, sia per richiamare gli erranti sulla via della salvezza, sia per preservare illesi gli altri dal contagio dell’errore. Pertanto, essendogli stato affidato l’incarico di indagare pubblicamente su di loro, egli non ritenne di dover fuggire le inimicizie dei potenti, né i pericoli, né i rischi per la vita e per la persona, ma piuttosto li affrontò con desiderio; e poiché fu preservato mirabilmente [da Dio], si deve dire che non sia mancato a lui l’animo per il martirio, ma il martirio al suo animo … Nel frattempo, essendo venuto a mancare il predetto predecessore Pio IV, il cardinale Alessandrino, il 7 gennaio dell’anno 1566, con sommo e unanime consenso di tutti i padri, fu proclamato Pontefice Massimo; assunto il nome di Pio V, dopo aver rivolto a Dio ferventissime preghiere, prese le redini del governo della Chiesa universale, con una gioia dei popoli non inferiore all’aspettativa … In lui ardeva il desiderio di propagare la religione cattolica; vi era un impegno instancabile nel restaurare la disciplina ecclesiastica, un lavoro incredibile e una vigilanza quasi perpetua nell’estirpare gli errori. Egli mostrò un petto di ferro nel tutelare i diritti della Chiesa; per castigare i costumi di un secolo corrotto e la licenza e la temerità degli uomini malvagi, rinnovò leggi più severe e promosse una maggiore severità nei giudizi … Splendette infine in lui un tale e così grande fulgore di virtù che, illuminati dai raggi della sua santità, sia un nobile inglese, sia il duca di Holstein, sia diversi ebrei si accostarono volentieri alla mirabile luce del Vangelo e della fede ortodossa. Tra questi, un certo Elia, capo della sinagoga, celebre per ricchezze e fama, ricevette insieme ai figli il beneficio del sacro battesimo nel tempio Vaticano con rito solenne, per mano dello stesso Pontefice Pio Mentre l’eresia calvinista, chiamata degli Ugonotti, sconvolgeva l’intera Francia e lì erano stati emanati alcuni decreti pubblici poco conformi alla religione ortodossa, Pio incalzò il Re Cristianissimo con animo così forte che quegli atti furono del tutto cancellati dai pubblici registri e abrogati. Quindi, avendo inviato opportunamente in Francia consigli, denaro, vettovaglie e soldati sotto la guida del conte Sforza, signore di Santa Fiora, aiutò le parti a tal punto che, inflitta una piaga insigne alle truppe [nemiche], restituì il regno al re, la religione al regno e il vero culto a Dio. Non minori tumulti avevano eccitato in Belgio gli eterodossi per indebolire la religione; moltissimi tra i consiglieri di corte erano del parere che il Re di Spagna non ne ritardasse immediatamente la corsa, curando allora soltanto le questioni politiche e rimandando ad altro tempo il negozio della religione. Ma il Pontefice Pio sventò consigli così perniciosi e, avendo fornito tempestivamente denaro e persuaso alcuni uomini d’arme tra gli italiani a recarsi in Belgio per combattere per la fede, fu grazie a lui che – sotto la direzione del Duca d’Alba come comandante supremo della guerra – furono riportate numerosissime vittorie sugli eretici, e le spoglie e i vessilli dei nemici rimasero appesi alle pareti della basilica Lateranense come monumenti del celebre evento. Poco mancò che l’Imperatore [Massimiliano II], costretto dalla necessità, permettesse nel l’arciducato d’Austria il libero esercizio della loro eresia agli eretici della cosiddetta “Confessione Augustana”, se il Pontefice Pio, inviato in Germania il Cardinale Commendone, non avesse opportunamente allontanato i pericoli che già incombevano sulla religione ortodossa. Allo stesso modo, mentre presso i Polacchi gli antitrinitari e altri eretici erano stati colpiti da pubblici editti, ma era stato permesso ai professori della suddetta Confessione Augustana e dell’eresia calvinista di risiedere nel medesimo regno, Pio ottenne dal Re che questi emettesse una solenne promessa, confermata da giuramento, con la quale prometteva santamente che avrebbe perseverato nella religione cattolica fino alla morte e che non avrebbe mai permesso che il dogma della Fede Romana e i riti aviti fossero minimamente sminuiti o mutati, qualunque cosa tentassero in contrario gli eretici. Egli inoltre, con provvedimento saggio e salutare per la Chiesa, condannò fin dalla loro origine, con una sanzione emanata, moltissime proposizioni estratte dagli scritti di Michele Baio, dalle quali, come da una fonte, è derivata la piaga giansenista giunta fino ai nostri tempi; la quale, benché più volte colpita e proscritta da molti Romani Pontefici Nostri predecessori, e anzi spesso anche da Noi stessi, tuttavia non smette ancora di rinascere con propaggine nascosta e di diffondere il veleno del contagio … Non esitò a colpire con un orribile anatema l’empia Elisabetta, schiava dei vizi, in quanto eretica e fautrice di eretici; sciolse per sempre i nobili, i sudditi e i popoli di detto regno dal giuramento di fedeltà e dichiarò, con l’autorità pontificia, che ella era privata di ogni e qualunque preteso diritto, dominio, dignità e privilegio sul medesimo regno[1]. Ma non vi è nessuno che ignori quali fatiche abbia sostenuto, quante e quali spese abbia profuso per conservare la Repubblica Cristiana e per respingere dal collo dei popoli il nemico immanissimo e potentissimo [i Turchi], quando, intrapresa una battaglia navale, riportò sotto la guida di Cristo (che egli aveva ordinato di innalzare sul vessillo della trireme) quella illustre vittoria, la più insigne e grande a memoria d’uomo [2]… Infine, compiuti tutti gli atti che dovevano essere compiuti e osservati secondo le sanzioni canoniche, l’antica consuetudine di Santa Romana Chiesa e le prescrizioni dei nuovi decreti, oggi — ossia nella festa della Santissima Trinità [22 maggio 1712] — essendoci riuniti stamane nella sacrosanta Basilica di San Pietro, principe degli apostoli, con rito solenne insieme ai cardinali, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi sopraddetti, nonché ai diletti figli prelati e ufficiali della Curia Romana e ai nostri familiari, al clero secolare e regolare e a una grandissima moltitudine di popolo … dopo aver cantato i sacri inni, le litanie e le altre preghiere, e aver umilmente implorato la grazia dello Spirito Santo, a onore della stessa santa e individua Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della religione cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, avuta una matura deliberazione e implorato più volte l’aiuto divino, con il consiglio dei Nostri venerabili fratelli cardinali di Santa Romana Chiesa, dei patriarchi, degli arcivescovi e dei vescovi presenti in Urbe, abbiamo decretato e definito che il beato Pio V è Santo, e lo abbiamo iscritto nel catalogo dei Santi, così come con il tenore della presente similmente decretiamo, definiamo e iscriviamo; stabilendo che la sua memoria debba essere celebrata con pia devozione dalla Chiesa universale ogni anno, nel giorno 5 maggio, tra i Santi Confessori Pontefici. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Bullarum diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum, t. XII, Augustae Taurinorum, MDCCCLXXI, pp. 506-518.

  1. San Pio V fu sostenitore di Maria Stuart. ↩︎
  2. Dopo la vittoria di Lepanto il Pontefice cercò di allearsi con i Persiani e gli Arabi al fine di accerchiare il Turco. ↩︎

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