Condividiamo con i lettori il finale della lettera «Umbria gloriosa sanctorum parens» con cui, il 24 maggio 1900, Leone XIII decretava gli onori dei santi alla beata Rita da Cascia, Monaca professa dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino.

Gli onori solenni decretati dalla Chiesa ai Santi devono, al contempo, riempire l’animo dei fedeli di somma gioia e, soprattutto, spingerli soavemente ed efficacemente a poter piacere a Cristo, Re dei Santi. Santa Rita — vergine, madre di famiglia, vedova e infine santa monaca — piacque a tal punto a Cristo che Egli si degnò di segnarla con il segno della sua carità e della sua Passione. Un così grande privilegio meritarono a Rita la singolare umiltà, il disprezzo quasi incredibile per le cose terrene e una penitenza chiaramente ammirevole in ogni stato e grado della sua vita. Ella eccelse tuttavia in due virtù gemelle, vale a dire: la carità fraterna e l’amore per Cristo crocifisso, nelle quali è contenuta tutta la sapienza cristiana. Per tale motivo la Chiesa canta di lei: «O Dio, che ti degnasti di conferire alla Beata Rita una grazia così grande che, avendo ella imitato Te nell’amore dei propri nemici, portò nel cuore e sulla fronte i segni della Tua carità e della Tua Passione, concedi a noi, Te ne preghiamo, per sua intercessione e per i suoi meriti, di amare i nostri nemici e di contemplare perennemente i dolori della Tua Passione con la spina della compunzione». Queste cose Santa Rita inculca in voi, fedeli; rivolgetevi a lei come interceditrice presso Cristo affinché, mediante l’esercizio di queste virtù che operano all’unisono, possiate custodire sia la santità che la dignità del nome cristiano di cui vi vantate.

Revue des sciences ecclésiastiques, Vol. 84, 1901, p. 479

>>>SANTA RITA DI CASCIA<<<


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