Nella prima lettura della messa del mercoledì delle Quattro Tempora di Pentecoste abbiamo che «più e più cresceva la moltitudine di quei che credevano nel Signore, uomini e donne, talmente che portavano fuori nelle piazze i malati, e li mettevano sopra letti e strapunti, affinché, passando Pietro, l’ombra almeno di lui adombrasse alcuno di essi, e fossero liberati dalle loro infermità» (Act. V, 14-15).

Il p. M. Sales ci dice anzitutto che «Ricorrono a Pietro più che agli altri Apostoli, o perché egli superava gli altri nel fare miracoli, o perché era riconosciuto come capo della Chiesa»[1].

San Beda Venerabile invece ci schiude il senso mistico: «Allora Pietro sollevava visibilmente gli infermi con l’ombra del suo corpo, colui che anche ora non cessa di rinvigorire le infermità dei fedeli con l’ombra invisibile della sua intercessione. E poiché Pietro è figura della Chiesa, egli avanza giustamente eretto, ma con l’ombra che lo accompagna rialza coloro che giacciono; poiché la Chiesa, tendendo con la mente e con l’amore alle cose celesti, attraversa la terra quasi come un’ombra, e qui rinnova attraverso i sacramenti temporali e le figure delle realtà celesti coloro che là ricompenserà con doni eterni. Alcuni collegano a questo passo ciò che il Signore dice nel Vangelo: Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste (Gv 14, 12)»[2].

  1. Il Nuovo Testamento commentato da P. Marco M. Sales OP, Volume 1, I quattro Vangeli – Gli Atti degli Apostoli, Torino, 1911 p. 30, n. 15. ↩︎
  2. PL XCII, 955. ↩︎

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