Luca Fumagalli

Prete cattolico, poeta in gaelico ed esperto di folklore, padre Allan MacDonald è stato una delle personalità più affascinanti delle isole Ebridi degli ultimi due secoli e probabilmente il sacerdote più apprezzato nel nord-ovest della Scozia dopo San Columba.

Nato il 25 ottobre 1859, era il terzo dei cinque figli di John MacDonald e di Elizabeth MacPherson, originaria di Torlundy e figlia del responsabile di un’azienda agricola. Il padre proveniva invece da una famiglia di carrettieri e si occupava di scortare le carrozze che percorrevano le Highlands, da Loch Lomond fino a Fort William. Era dipendente diretto delle poste e il suo compito era evitare che la corrispondenza venisse rubata. Quando nel 1852 si sposò, abbandonò il suo impiego e con i soldi risparmiati si comprò una taverna che si affacciava sulla strada principale di Fort William.

Padre Allan MacDonald nel 1898

La città si trovava in un territorio relativamente ricco, che poteva contare sul commercio e sul turismo, e il giovane Allan, chiamato così in memoria del nonno paterno, ebbe l’opportunità di crescere in un contesto familiare sano e tranquillo. Il padre, fiero rappresentante della classe media, covava delle aspirazioni per i suoi figli e non è un caso se volle dare loro un’educazione in lingua inglese, la lingua del commercio e dell’impero, mettendo da parte il gaelico parlato dalla maggioranza della popolazione. Sul fronte religioso era invece di vedute più tradizionali: era infatti cattolico romano, orgoglioso di appartenere a uno dei clan che aveva dato il suo supporto al Bonnie Prince Charlie, il giovane pretendente che nel XVIII secolo tentò invano di riprendersi il trono di Scozia.

Tra il 1867 e il 1868, quando Allan era ancora piccolo, venne costruita la Chiesa dell’Immacolata Concezione, la prima cappella cattolica di Fort William, e i MacDonald erano tra la folla nel giorno dell’inaugurazione. Più tardi il ragazzo prese a frequentare la Fort William Roman Catholic School, gestita da un sacerdote locale e da un corpo docenti perlopiù al femminile, che gli fornì una solida educazione comprendente materie come greco, latino, francese, letteratura inglese e matematica. I professori si resero presto conto delle sue potenzialità e lo invitarono a proseguire gli studi al St Mary’s College, Blairs, un seminario minore vicino ad Aberdeen dove il giovane MacDonald si trasferì nell’ottobre del 1871, poco prima del suo dodicesimo compleanno.

Il Blairs College

Donato nei primi anni del XIX secolo ai vescovi cattolici di Scozia da un fedele facoltoso, il Blairs College, com’era comunemente conosciuto, era a quel tempo un’istituzione piuttosto piccola che ospitava alunni provenienti non solo dalla Scozia ma anche dall’Inghilterra e dall’Irlanda. MacDonald era uno studente intelligente e ricettivo, ma mal sopportava il regime spartano imposto dal rettore, il reverendo Peter Joseph Grant, che contrastava con la giovialità che aveva respirato in famiglia e nella piccola comunità nella quale era cresciuto. La scuola dava ampio spazio all’insegnamento di lingue moderne come il francese, lo spagnolo e l’italiano, perché una buona parte degli alunni avrebbe proseguito gli studi in uno dei collegi scozzesi del continente, creati durante e dopo la Riforma. Viceversa il gaelico non era particolarmente supportato e quindi MacDonald, che desiderava pararlo con fluidità, fu costretto ad approfondirlo da solo, spronato, tra gli altri, da padre James A. Smith – futuro arcivescovo di St Andrews ed Edimburgo – che lo contagiò pure con la sua passione per la filologia. Ad aiutarlo ci pensò anche John Mackintosh, suo compagno di studi e futuro sacerdote, che gli fu amico per tutta la vita.

Il futuro Padre Allan (a sinistra, in prima fila) insieme ad alcuni compagni di Valladolid (1878)

Dopo la morte di entrambi i genitori, nel settembre del 1876 MacDonald venne incoraggiato dai professori a continuare gli studi all’estero. Scelse la Spagna, più precisamente il Collegio di San Ambrosio, a Valladolid, dove si adattò rapidamente a un ambiente che gli era congeniale, meno rigido rispetto agli altri istituti frequentati fino a quel momento (l’unico trauma fu abituarsi al clima del luogo, decisamente diverso da quello scozzese). Un’altra fortuna fu che il nuovo rettore, oltre a essere un sostenitore del neotomismo, promuoveva tra i suoi studenti l’apprendimento e la pratica del gaelico. Difatti molti di loro, una volta ordinati, sarebbero andati a servire in parrocchie in cui il gaelico era la prima lingua e spesso l’unica parlata e compresa dai fedeli. Queste comunità erano state inglobate nella neonata diocesi di Argyll e delle Isole, creata a seguito del ripristino della gerarchia cattolica in Scozia nel 1878, e MacDonald, che nell’animo si sentiva un fiero figlio delle Highlands, non poteva sperare in una destinazione migliore.

E così avvenne: nel 1882, una volta ordinato sacerdote, fu mandato a Oban in qualità di assistente del vescovo Angus MacDonald. Sebbene vi abitassero pochissimi cattolici, tra cui un pescatore che introdusse padre MacDonald ai tradizionali inni gaelici e al folklore delle Ebridi, la città aveva il grande vantaggio di essere ben collegata con le isole del nord-ovest e, allo stesso tempo, di non essere troppo distante delle arcidiocesi di Glasgow e di Edimburgo. Inoltre era la località costiera più vicina alla sacra isola di Iona, punto di partenza da cui San Columba, nel VI secolo, aveva iniziato la sua predicazione in terra scozzese.

Padre MacDonald a Eriskay

Dopo due anni, a padre MacDonald venne offerto un posto da insegnante al Blairs College. Era quasi incline ad accettare, ma quando venne a sapere che la comunità di Daliburgh, nella parte meridionale dell’isola di South Uist, aveva recentemente perso il suo parroco, mutò idea e, fatti i bagagli, si trasferì lì senza esitazioni.

South Uist, che contava 3600 abitanti, perlopiù agricoltori, era una di quelle realtà territoriali periferiche della Scozia in cui le persone, salvo rarissime eccezioni, avevano sempre mantenuto la vecchia fede, resistendo alle lusinghe dei riformatori. L’identità gaelica, per loro, era parte di un legame millenario con la Chiesa celtica, e per un sacerdote significava ritrovarsi a operare in un contesto sicuro e accogliente che non esisteva in quasi nessun altro territorio del Paese. Accadde così che Padre MacDonald, al pari dei suoi predecessori, si integrò facilmente nel nuovo ambiente, apprezzandone i ritmi e le consuetudini, e finendo per rappresentare i propri fedeli anche nelle contese politiche (nel 1888 venne addirittura eletto nello School Board dell’isola). Del resto le tensioni non mancavano, non solo a causa degli effetti delle Clearances dei decenni precedenti – ossia lo sfratto forzato e di massa della popolazione rurale per avvantaggiare economicamente un pugno di proprietari – ma anche perché l’intera catena delle isole cattoliche delle Ebridi esterne, da Barra a Benbecula, era allora sotto il controllo di Lady Gordon Cathcart, un’aristocratica che esercitava le sue prerogative senza troppi scrupoli.  

Il vescovo e i parroci della diocesi di Argyll e delle Isole in occasione dell’inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale di Eriskay (MacDonald è il secondo sacerdote da destra, in piedi).

Padre MacDonald sbarcò a South Uist nell’estate del 1884 e occupò la canonica vicino alla chiesa di San Pietro, in quella che era la più grande delle tre parrocchie cattoliche dell’isola. Ad accoglierlo, l’anziano padre Alexander Campbell, destinato a morire nove anni più tardi, che il vescovo volle affiancargli per istruirlo sugli usi e i costumi degli isolani, nonché per rafforzare il suo gaelico. Nel poco tempo libero a disposizione padre MacDonald era solito fare lunghe camminate e arrampicarsi sulle colline; praticava anche la pesca, sia nel mare che nei laghi. Oltre a ciò amava molto la musica, era un avido lettore e divenne un archeologo dilettante, intento a esplorare la preistoria di South Uist. Più o meno intorno al 1887, quando si trovava nelle Ebridi ormai da tre anni, iniziò pure a raccogliere informazioni sul folklore locale, e un paio d’anni più tardi preparò un innario gaelico, che includeva un commentario sulla messa cantata nella lingua delle Highlands e delle Isole. Com’era lecito aspettarsi, un simile lavoro gli garantì una certa fama tra gli appassionati tardovittoriani di cultura celtica, alcuni dei quali andarono a bussare alla sua porta. A quanto pare ci fu anche chi approfittò della sua disponibilità, sottraendogli alcuni appunti per poi pubblicarli come propri.

Un gruppo di donne di Eriskay lavora la lana sotto lo sguardo curioso del sacerdote

Nel 1894, complice un sempre più evidente affaticamento fisico e mentale, MacDonald venne spostato a Eriskay, in un contesto decisamente meno impegnativo. Tranne due o tre famiglie protestanti perfettamente assimilate, i 450 abitanti dell’isola, economicamente dipendenti dal mare, erano cattolici e quasi tutti parlavano gaelico. Nella sua canonica di Am Rubha Ban il nuovo parroco conduceva una vita frugale, dedita ai doveri sacerdotali e allo studio. Scriveva anche poesie sacre e profane, canzoni e inni, e proprio a Eriskay volle dedicare una delle sue migliori liriche, Eilein na h-Òige, ossia L’isola della giovinezza. Grazie a numerose donazioni provenienti da tutta la Scozia – tra i vari benefattori spiccava il nome di Marc-André Raffalovich, sodale del sacerdote John Gray – riuscì pure a costruire una nuova chiesa parrocchiale, inaugurata nel 1903.

Padre MacDonald parroco a Eriskay

Padre MacDonald, che nel frattempo era persino diventato il personaggio di un paio di romanzi firmati da suoi conoscenti, morì l’8 ottobre 1905, stroncato da una polmonite degenerata in pleurite. Il funerale fu indimenticabile: non meno di ventuno preti attraversarono le acque del Minch per essere presenti, tutti gli abitanti dell’isola erano in lutto e il sacerdote venne seppellito tra le lacrime di uomini forti non abituati al pianto. Non solo Eriskay ma pure un vasto mondo di amici pianse la morte di questo parroco eroico e umile, uno dei massimi studiosi di cultura celtica e, soprattutto, uno dei più grandi ministri di Dio nella storia delle Ebridi.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte dal volume di Roger Hutchinson, Father Allan: The Life and Legacy of a Hebridean Priest (Birlinn, 2017).