del Guelfo Rosa
Vaticano e cons-moderati le stanno azzeccando tutte. Sì, per trasformare le consacrazioni FSSPX in un win-win (ovvero “qualunque mossa venga fatta, ne esce rafforzata“) oltre le più rosee aspettative. Sia chiaro: qui la partita non è tattica. Ma anche quella conta e bisogna pur parlarne.
Vaticano. Siamo di fronte a un mix perfetto per esplodere. Da un lato il caos dottrinale, signore vestite da (non)arcivescovo anglicano che vengono ricevute in pompa magna, concessioni a scatola chiusa per le nomine diocesane del partito comunista cinese, vescovi che inaugurano logge massoniche, simil-gay pride in San Pietro, vicepresidenti della CEI che approvano le scelte LGBT, per non parlare di tutto il resto. Dall’altro – verso la FSSPX – un rigore burocratico con stile da impiegato comunale prossimo alla pensione nel merito e pose da vigile urbano che si sente Rambo nel metodo. Si badi: si sta andando oltre il principio “aperti a tutti tranne che ai cattolici” per passare – come già si notò in passato – al modello Brega-Verdone in Un sacco bello, e forse superarlo. Don Alfio sbagliava tutto ma almeno cercava di essere cordiale: invece la seconda e ultimativa dichiarazione di Fernandez, dove ri-minacciava le scomuniche, era sostanzialmente un copincolla della prima. Inutile, ripetitiva, vuota, pubblicata da un negatore della Corredenzione nel giorno dell’anniversario di Fatima. Non aggiungeva nulla se non problemi per chi la divulgava.
Cons-moderati (e con essi i tridentini a targhe alterne e compagnia conciliante). I parrocchiali hanno visto ciò che difendono bistrattato, hanno assistito all’implosione dei fronti che cercavano di mantenere una battaglia di minima, ai dubia evaporati, agli avvisi amicali ignorati, a un anno passato a difendere l’indifendibile e a negare l’evidenza sul nuovo regno, al silenzio su tutto ciò su cui si poteva tacere. E che hanno fatto? Hanno battuto i tacchi di fronte a Tucho e si sono messi a urlare contro la FSSPX. Certo, non tutti, non in ogni campo e non sempre: alcuni hanno protestato su un singolo tema, altri hanno fatto dei distinguo sulle consacrazioni, altri ancora sono riusciti persino a mettere in fila qualche puntino. Il quadro dipinto sopra se fosse preso come una descrizione puntuale e non come un orizzonte ideale, sarebbe eccessivo. Ma ci siamo capiti: dopo 60 anni di evidenze continuare a non essere né carne né pesce genera inconvenienti. Dunque nessuno se la prenda per la semplificazione.
Il blocco, nella sua completezza di arco parlamentare della rivoluzione – di Convenzione nazionale che tiene in sé dai montagnardi più scatenati ai girondini più incerti – da solo basterebbe a chiudere il discorso. Ma c’è qualcosa da aggiungere. Sì, perché il dovere (dovere più che diritto) di assicurare un sacredozio che sia integralmente cattolico da parte di vescovi che possono perpetuarlo non è solo di pacifica evidenza in sé stesso (vedere qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, solo per citare i primi interventi), ma – alla luce delle ultime mosse – rischia di diventare lampante anche per l’uomo della strada.
In questo senso il win-win non è uno slogan, ma la fotografia di una dinamica che ormai anche molti osservatori esterni iniziano a vedere. Di fronte a un Vaticano confuso, contraddittorio, oscillante tra aperture illimitate verso il mondo e rigidità selettiva verso i “trad”, la FSSPX appare – anche agli occhi di molti fedeli disorientati – come un soggetto coerente rimasto in piedi. Se poi il Vaticano alza i toni, minaccia, irrigidisce la linea o tenta nuove strette disciplinari, la Fraternità avrà il (triste ma efficace) vantaggio del perseguitato che per aver custodito ciò che ieri era normale, oggi diventa vittima. E se invece arrivano aperture, concessioni o tentativi di compromesso, allora la narrativa passa allo schema della riabilitazione implicita: “Avete minacciato e ora cedete”. In tutto questo i cons-moderati, stretti tra fedeltà formale e istinto di conservazione, finiscono per svolgere il ruolo più ingrato: difendere decisioni che la loro stessa “base” percepisce come incoerenti, contribuendo involontariamente a rafforzare proprio ciò che volevano contenere. È qui che il cortocircuito comunicativo diventa evidente: ogni mossa pensata per isolare la FSSPX finisce invece, almeno sul piano percettivo e narrativo, per accreditarla ulteriormente.
Il paradosso finale è questo: più il “sistema” (non la “Chiesa”, sia ribadito) cerca di marginalizzare la FSSPX, più contribuisce a renderla intelligibile, plausibile e perfino attraente agli occhi di chi fino a ieri la ignorava.
Che dire? Avanti così.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.
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