da Migne, Patrologia Graeca, XXVI, cc. 1889-1190

Ecco, colto lettore, ti presentiamo un frammento delle lettere festali[1] di Atanasio, la cui perdita è da deplorare sino alle lacrime. Esse furono scritte in gran numero dal santo presule quando, profugo, affidava la sua vita alla solitudine. Infatti, persino nei luoghi più remoti del deserto, memore del suo gregge oppresso dalle quotidiane tribolazioni e calamità a causa del furore degli Ariani, inviava lettere per lo più consolatorie da leggere nelle assemblee dei fratelli … Questa lettera invece, che ora per la prima volta estraiamo da un antichissimo manoscritto, fu data nell’anno 356, quando per ordine di Costanzo le chiese alessandrine, strappate ai cattolici, furono consegnate agli Ariani; motivo per cui Atanasio scrisse questa lettera di consolazione. Di questa, il copista ha trascritto solo due frammenti, omettendo le altre parti nelle quali, come riteniamo, Atanasio proseguiva esponendo in modo più ampio e dettagliato le gesta degli Ariani che invadevano le chiese. E tuttavia, per quanto brevi siano queste parti sottratte alle tenebre e all’ingiuria del tempo, ci rivelano un fatto degno di nota: ossia che gli Ariani trasformarono le chiese in case di commercio e in case del velum, cioè in tribunali giudiziari. Di tale questione si tratta nell’Onomastico alla voce Βηλός.

Inizia l’epistola di Sant’Atanasio, Vescovo di Alessandria, ai suoi figli.

Dio certamente vi consoli; so infatti che non solo questo vi rattrista, ma vi addolora anche il fatto che altri abbiano occupato le chiese con la violenza, mentre voi, nel frattempo, siete fuori da quei luoghi. Quelli possiedono i luoghi, ma voi possedete la fede apostolica. Essi, pur stando dentro quei luoghi, sono fuori dalla vera fede; voi invece siete fuori dai luoghi, ma la fede è dentro di voi. Valutiamo cosa sia più grande: il luogo o la fede? È certamente chiaro che sia la vera fede. Chi dunque ha perduto di più, o chi possiede di più: colui che occupa il luogo o colui che conserva la fede? Un luogo è certamente buono quando vi viene predicata la fede apostolica; è santo, se vi abita il santoVoi invece siete beati, poiché per mezzo della fede siete nella Chiesa, dimorate nei fondamenti della fede e possedete una piena soddisfazione nella suprema saldezza della fede stessa, che rimane in voi incrollabile. Essa infatti è giunta a voi dalla tradizione apostolica e frequentemente l’esecrabile invidia ha voluto scuoterla, ma non ha prevalso; anzi, proprio a causa di quelle cose che hanno tentato di scuoterla, [gli eretici] sono stati recisi. Questo è infatti ciò che è stato scritto: ‘Tu sei il Figlio del Dio vivente‘, confessato da Pietro per rivelazione del Padre mentre udiva: ‘Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli‘ e così via. Nessuno dunque prevarrà mai sulla vostra fede, dilettissimi fratelli: se infatti un giorno Dio ci restituirà le chiese – e crediamo fermamente che ciò avverrà – tuttavia, anche senza la restituzione delle chiese, la fede ci basta. E affinché non sembri che io parli per forza d’inerzia senza le Scritture, è bene ricondurvi alle testimonianze delle Scritture stesse. Ricordatevi infatti che, sebbene il Tempio fosse a Gerusalemme (esso non era nel deserto) gli stranieri lo invasero. Di conseguenza, mentre quelli furono scacciati dal vero Tempio di Gerusalemme, gli altri discesero a Babilonia per giudizio di Dio, che metteva alla prova o correggeva, manifestando a chi non lo sapeva le punizioni dei nemici che divorano il sangue. E gli stranieri possedevano sì il luogo, ma non conoscevano il Signore del luogo; a tal punto che Egli non dava loro risposte né parlava, poiché essi erano stati abbandonati dalla verità. A cosa giova dunque loro il luogo? Ecco infatti che, pur possedendo il luogo, sono accusati da coloro che amano Dio perché lo hanno reso una spelonca di ladri, una casa di commercio e una casa del velo[2]; folli, hanno reso loro un luogo santo quello in cui non era lecito entrare. Abbiamo udito infatti, dilettissimi, apprendendo da coloro che sono venuti da lì, queste cose e altre peggiori. Quanto più faticano a sembrare di possedere la Chiesa, tanto più ne sono fuori. E si crede che essi siano dentro la verità, ma ne sono stati espulsi; e non vi è alcun guadagno: la verità delle cose si giudica solo dalla Chiesa.

  1. Erano le epistole che il Vescovo di Alessandria inviava annualmente per annunciare la data della Pasqua. ↩︎
  2. “Case del velum, cioè in tribunali giudiziari” (Migne). ↩︎

Seguite Radio Spada su: