Riceviamo e volentieri riprendiamo questa analisi del prof. Gnerre, uscita ieri sul Cammino dei Tre Sentieri. Rimandiamo inoltre al Dossier che raccoglie diversi interventi sul tema.
di Corrado Gnerre
Ho recentemente letto un articolo del professor Daniele Trabucco pubblicato sul sito lanuovabq.it. L’articolo riguarda le prossime consacrazioni episcopali che la FSSPX ha deciso di effettuare senza mandato pontificio motivandole con il grave stato di necessità in cui verserebbe la Chiesa contemporanea. Il professore Trabucco evidenzia quanto le motivazioni addotte dalla FSSPX non solo non siano consistenti ma finirebbero con il causare un danno maggiore rispetto a ciò per cui sarebbero finalizzate, in quanto tali consacrazioni manifesterebbero in maniera inequivoca un atteggiamento scismatico.
Premettendo di non appartenere alla FSSPX (pur stimandola), mi preme offrire alcune osservazioni del tutto personali nel merito. Utilizzerò il procedimento più chiaro: citerò fedelmente alcuni passaggi dell’articolo di Trabucco seguiti da mie riflessioni. Scrive Trabucco: “…da qui il passaggio più impegnativo, ossia l’idea (della FSSPX) che, quando le vie ordinarie sembrano imporre anche solo un’adesione esteriore a dottrine o prassi ritenute devianti, la necessità conferirebbe un titolo sufficiente a porre atti altrimenti illeciti, fino a stabilizzare una prassi eccezionale“.
- In questa affermazione sembra che l’autore trascuri un punto essenziale, ovvero la distinzione tra atti non intrinsecamente negativi e atti intrinsecamente negativi. Se, infatti, per questi ultimi non è possibile scorgere alcuna giustificazione attinente al fine per cui venissero effettuati, non è così per ciò che si pone ontologicamente come non-male, o addirittura come bene in sé quale può essere l’ordinazione alla pienezza del sacerdozio.
Scrive Trabucco: “...per san Tommaso, l’atto umano è qualificato dal suo oggetto morale, cioè dal ‘finis operis’ e dalla sua ordinazione o disordinazione rispetto al fine dovuto. Un atto pubblico che genera una linea episcopale al di fuori del principio visibile di unità possiede, per la sua struttura, una tendenza oggettiva a produrre fratture nella comunione, anche quando non si rivendichi formalmente una giurisdizione alternativa“.
- San Tommaso non pensa che il finis operis sia una descrizione rigida dell’atto. Le circostanze possono mostrare che si tratta anche di un atto diverso. Esempio: uccidere per difendersi non è classificabile come “omicidio volontario”. Oppure rubare una mela perché altrimenti non ci si può sfamare. La soluzione tomista è che in caso di necessità estrema l’atto cambia oggetto morale. Nel linguaggio tomista l’oggetto morale è l’atto “considerato sotto la ragione formale della volontà” (objectum voluntatis). La necessità non trasforma un furto in un furto buono; piuttosto fa sì che, in quella circostanza, l’atto non ricada più formalmente nella specie morale del furto. Ovviamente non si può derogare dal finis operis; si può però discutere quale sia davvero il finis operis di quello specifico atto. Insomma: l’eccezione non è mai contemplata, ma può essere contemplata la questione di quale tipo di atto si tratta per capire il suo finis operis. È pur vero che nel caso del furto della mela, san Tommaso afferma che esiste il diritto di proprietà ma questo è comunque soggetto alla destinazione universale dei beni. Ebbene, lo stesso discorso, in analogia, lo si può fare con la Grazia e con la Fede essendo queste destinate a tutti e nessuno ha il diritto di privarne a qualcuno.
- Trabucco ritiene che l’esito delle consacrazioni provochino un danno superiore rispetto a ciò che renderebbe giustificabili (per la FSSPX) tali consacrazioni. L’autore dell’articolo sembra non valutare il fatto che un conto è lo “scandalo” eventuale altro è lo scandalo certo (stante a ciò che afferma la FSSPX) di far venir meno, ad un cospicuo numero di anime, i mezzi salvifici, fra cui, in primis, la Verità nella sua interezza. Mezzi di cui i fedeli hanno pieno diritto. Si potrebbe fare questo esempio: Un direttore sanitario decide volutamente di assumere nel suo ospedale chirurghi scadenti, privandosi di chirurghi capaci. Ebbene, in questo caso, non si può chiedere ai pazienti di farsi necessariamente operare da chirurghi manifestamente incapaci; né si può chiedere agli stessi pazienti di rinunciare ad avere chirurghi capaci di ben operare. Il loro diritto è di servirsi della stessa struttura ospedaliera, ma con chirurghi che sappiano operare salvando la vita, non uccidendola.
Scrive Trabucco: “(La FSSPX) invoca la distinzione tra ‘potestas ordinis’ e ‘potestas regiminis’ come se essa consentisse di collocare l’ordine in un circuito parallelo, privo di incidenza sulla comunione gerarchica. La distinzione è reale, ma l’uso che se ne fa è fallace, perché l’ordine non è “materia disponibile” da amministrare prescindendo dalla finalità intrinseca per cui esiste. L’episcopato, in quanto pienezza dell’ordine, è per sua natura finalizzato alla edificazione del corpo ecclesiale in unità, e questa unità ha una forma visibile e giuridica. Separare stabilmente la collazione sacramentale dalla comunione col capo e con il collegio significa trattare come accidente ciò che, rispetto al bene comune della Chiesa, appartiene alla ratio stessa dell’atto episcopale. Ne nasce una contraddizione interna: si proclama di voler salvare l’unità della fede mentre si indebolisce il segno istituzionale dell’unità, producendo un dualismo di fatto nelle appartenenze e nelle obbedienze“.
- Certamente l’episcopato è ordinato principalmente ad edificare e custodire la Chiesa come comunione apostolica, ma qui, a mio parere, bisogna precisare, mediante la santificazione, l’insegnamento e il governo del popolo di Dio. Il governo pertanto trova la sua ragion d’essere nella santificazione (munus sanctificandi) e nel (munus docendi). Da qui la possibilità che si possano avere figure chiamate a governare parti della Chiesa pur non essendo vescovi e, nello stesso tempo, si possa avere vescovi a cui non viene data giurisdizione. I quali, ovviamente, pur non esercitandola l’hanno in sé.
- Trabucco accusa la FSSPX perché, procedendo con le ordinazioni, finirebbe con il “collocare l’ordine in un circuito parallelo“. In realtà è proprio il contrario di ciò che ha inteso l’autore dell’articolo: l’uso parallelo ci sarebbe se la FSSPX decidesse di conferire una giuridizione ai novelli vescovi, non se la FSSPX rinunciasse manifestamente a questa possibilità.
- Veniamo alla questione dell’unità. L’unità, a cui e per cui deve essere segno evidente la pienezza dell’ordine, è indiscutibile. Trabucco, però, dovrebbe chiedersi cos’è la vera unità. Va ricordato che la Dottrina Cattolica precisa che il vescovo riceve la pienezza dell’ordine per perfezionare il Corpo di Cristo e quindi per condurre le anime al fine che è la comunione eterna con Dio. Non c’è unità senza unità della Fede. L’istituzione è per la verità non il contrario, pena una riduzione di tipo positivistico del Corpo Mistico della Chiesa laddove la Dottrina si renderebbe funzionale alla struttura e non più il contrario, come dovrebbe essere.
Scrive Trabucco: In san Tommaso la necessità può scusare in casi puntuali e proporzionati, perché la legge umana e canonica, ordinata al bene comune, non pretende l’impossibile in situazioni eccezionali. Tuttavia la necessità non crea un nuovo principio di potestà, né fonda una competenza stabile a porre atti che incidono sulla costituzione visibile della Chiesa. L’analogia con rimedi urgenti e individuali, come l’assoluzione in pericolo di morte, è sproporzionata, perché qui non si tratta di un atto puntuale ordinato a rimuovere un danno immediato, bensì di un dispositivo duraturo che istituisce, di fatto, una linea di successione fuori dall’ordinario governo.
- A mio parere Trabucco riduce troppo la definizione di “caso puntuale”. Il “caso puntuale” può effettivamente essere un momento, una situazione ben precisa, ma può essere anche un periodo prolungato. L’unico discrimine è l’intenzione che ciò che eccezionalmente si compie, lo si compia per una circostanza altrettanto eccezionale, che può essere di pochi minuti, ma anche di anni. Le consacrazioni episcopali che dovette fare sant’Atanasio rispondevano ad “caso puntuale”, ma di cui lo stesso sant’Atanasio non ne conosceva la durata.
- Trabucco nella citazione precedente parla del fatto che la FSSPX voglia “separare stabilmente“. Ebbene, questo sembra essere una sorta di pregiudizio ricorrente nell’autore dell’articolo allorquando è la stessa FSSPX ad affermare che non è nelle sue intenzioni fare questo.
Trabucco: “...la tesi secondo cui “l’ordinario” costringerebbe ad accettare errori richiede una prova di portata universale e non può reggersi su un insieme di esempi selezionati. Anche ammettendo disordini diffusi, non segue il diritto di produrre una autorità concorrente, perché il rimedio deve essere proporzionato, ordinato e non generatore di mali maggiori“.
- Devo dire che qui l’autore dell’articolo, forse perché non consoce bene la situazione, tende a minizzare ciò che invece si palesa come un problema molto grave. Talmente grave per cui si manifesta il paradosso che anche chi attacca la FSSPX constata questo e discorre continuamente di questo.
- Si tratta di quel gravissimo problema che riguarda la possibilità da parte di buoni sacerdoti di doversi smarcare da indicazioni pastorali inaccettabili, di difficoltà da parte di genitori che vogliono educare nella dottrina di sempre della Chiesa i propri figli a farli frequentare le parrocchie, per non parlare della necessità di creare scuole parentali non potendosi “fidare” nemmeno delle scuole formalmente cattoliche gestite da diocesi o da ordini religiosi. Verrebbe da chiedere al professore Trabucco: perché esistono le parrocchie? Certo, non c’è alcun obbligo a frequentare la parrocchia di appartenenza, ma è pur vero che il Diritto Canonico ritiene che vada conservato un certo legame con essa. Ora, se la cura pastorale lo esige, visto la “pericolosità” di alcune pastorali che si diffondono nella propria parrocchia, si può e si deve derogare da questa appartenenza che canonicamente sarebbe invece da riconoscere. Tutto questo -mi domando- non ci mette dinanzi ad un evidente e macroscopico stato di necessità?
PS: ovviamente, visto la delicatezza del tema e la tecnicità della questione (non essendo io un canonista), ringrazio anticipatamente chi volesse fare degli appunti e delle obiezioni a ciò che ho scritto. Chiedo inoltre che si continui a pregare per questa questione.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.
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