di Luca Fumagalli
Continua con questo articolo la serie dedicata all’approfondimento della parabola umana e letteraria di David Jones (1895-1974), da molti considerato il più grande poeta cattolico del Novecento inglese.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900), seconda parte (1901-1909), terza parte (1909-1914), quarta parte (1914-1915), quinta parte (1915-1916), sesta parte (1916-1917), settima parte (1917-1918), ottava parte (1919-1921), nona parte (1921) e decima parte (1922).
Jones apprezzava particolarmente la messa solenne, ma era sinceramente inorridito da quei fedeli che per il puro gusto della magnificenza si recavano in chiesa, alla domenica, anche due o tre volte. Il calendario liturgico, con la sua bipartizione tra Avvento e Quaresima, avrebbe influenzato la struttura di Tra parentesi: la prima parte del poema, infatti, si conclude con l’arrivo dei soldati in trincea, a Natale, mentre la battaglia successiva è attraversata da numerose allusioni alla Passione di Cristo.
The Anathemata subì invece l’influsso delle idee del gesuita francese Maurice de la Taille, tra i precursori del movimento liturgico, il cui nome è ricordato nella prefazione del testo. Nei primi mesi del 1922 Jones aveva letto con piacere un suo trattato teologico, Mysterium Fidei, in cui si sottolineava come l’ultima cena, la crocifissione e la messa fossero unite attraverso modalità interrelate di sacrificio. Per lui fu un’illuminazione, gravida di conseguenze artistiche, e a nulla valsero gli ammonimenti di McNabb che intravedeva nella tesi di de la Taille una volontà di sminuire la croce quale sola causa di salvezza. Se già i rapporti tra i due non erano idilliaci, il contrasto li allontanò ulteriormente e McNabb arrivò addirittura a definire Jones un tipo malizioso.

Più o meno nello stesso periodo venne in visita a Ditchling un giovane gesuita, Martin D’Arcy, destinato a divenire uno degli intellettuali di punta del cattolicesimo britannico, intimo di artisti e scrittori. Allora aveva trentacinque anni e insegnava a Stonyhurst, una scuola gestita dal suo ordine. Jones fu lieto di conoscerlo e di scoprire che pure lui condivideva quanto scritto da de la Taille, tanto che quattro anni dopo D’Arcy avrebbe pubblicato un volume, The Mass and Redemption, nel quale sostanzialmente riassumeva e faceva suo il pensiero del confratello francese. In estate Jones andò a trovarlo alla Campion Hall, la sede dei gesuiti presso l’università di Oxford. Fu la prima di diverse visite che, tra l’altro, gli permisero di incontrare di persona padre Cyril Martindale, il cui The Goddess of Ghosts aveva avuto un ruolo decisivo nel suo percorso di conversione.
Al rientro a Ditchling ebbe modo di trascorrere del tempo in compagnia del sacerdote John Gray, parroco a Edimburgo ed ex pupillo di Oscar Wilde, che aveva incontrato per la prima volta l’anno precedente. Gray, noto per celebrare messa indossando un monocolo, si trovava lì perché Pepler stava per pubblicare il suo secondo volume di versi e volentieri intrattenne Jones con aneddoti su Walter Pater e gli altri curiosi personaggi che avevano popolato il sottobosco decadente della sua gioventù. Più avanti Jones riconobbe nei suoi lavori un certo influsso di Gray, del quale apprezzava particolarmente la poesia The Patriarch of Uz e il romanzo Park.

Dopo un anno da postulante, il 17 aprile 1924 divenne ufficialmente terziario, ma l’appartenenza alla grande famiglia domenicana, almeno dopo Ditchling, contò per lui sempre meno. Tuttavia continuò ad amare il simbolo dell’ordine, un cane che porta una torcia tra le zanne, derivato dal gioco di parole Domini canis, “i cani del Signore”, a cui si allude pure in The Anathemata.
Oltre alle periodiche visite a Oxford, Jones lasciava la Guild sono per recarsi a Londra. Andava a trovare amici e famigliari, e ogni occasione era buona pure per visitare qualche galleria.
Nel gennaio del 1923 l’ultimo numero del «Game» riproduceva in copertina la migliore incisone da lui fatta sino a quel momento. In essa due uomini tagliano la legna per alimentare il fuoco in quella che dovrebbe essere la casa di Gesù a Nazareth. La scena è giocata sul sapiente contrasto tra le aree chiare e le scure, col tetto a svolgere la funzione di elemento unificante. Non molto tempo dopo, però, il periodico gestito da Pepler interruppe la pubblicazione, mancando del numero minimo di sottoscrittori, e Jones si ritrovò per un anno senza un impiego regolare. Come incisore era ormai migliore di Gill, i cui lavori, al paragone, risultavano rigidi e inanimati, ottenendo persino i complimenti di Simon Brett, un’autorità in materia. Altre opere del periodo mostrano effettivamente una facilità non comune, specie se si tratta di paesaggi, e alcune di queste, come per esempio un ritratto mariano intitolato Mater Inviolata, paiono intagliate nel legno.

A proposito di intaglio, sempre nel 1923 Jones firmò un profilo di Petra Gill, Testa di donna, e una scultura totemica di San Domenico, di un primitivismo celtico, che conservò gelosamente. Produsse anche delle miniature, dalle proporzioni perfette, e a partire dal gennaio del 1924 poté avvalersi della consulenza di Philip Hagreen, membro della Society of Wood Engravers, il quale era venuto a Ditchling per imparare da Gill a tagliare la pietra.
Condividendo il laboratorio, presto divennero amici e passavano le ore discorrendo di letteratura: oltre alle liriche di Hilaire Belloc, con cui aveva in comune anche la fascinazione per le legioni romane, Jones amava citare i versi della Ballata del cavallo bianco, uno dei suoi poemi preferiti (al contrario il Chesterton prosatore non gli piaceva, troppo esuberante per lui, e reputava The History of the United States del fratello Cecil migliore di qualsiasi libro di G.K.). Hagreen gli fece conoscere e apprezzare Moby Dick, un romanzo che, insieme a Malroy e a Cime tempestose, fu per Jones un modello del potere accumulativo in letteratura, espediente importante anche per il suo Tra parentesi.

Parlavano pure di storia dato che allora Jones era tutto preso dalla caduta di Riccardo II, il cui sangue era in parte gallese, e conosceva molto bene l’omonima tragedia di Shakespeare; ma si conversava soprattutto d’arte e della tirannia dell’accademia che considerava Raffaelo il principe dei pittori e Rembrandt un paradigma inevitabile. Hagreen giudicava ridicolo l’interesse di Jones per i disegni dei bambini, ma la sua proverbiale affabilità impedì sempre che i loro confronti scadessero nel litigio.
Nel 1924 Jones illustrò il suo primo libro, un volume sul rosario dedicato ai più piccoli ed edito da Pepler. Nonostante non amasse affatto quella forma di preghiera, volentieri produsse quindici incisioni, una per ogni mistero del rosario. Poco dopo collaborò con Pepler a un altro libro, intitolato Libellus Lapidum, che conteneva alcuni versi satirici di quest’ultimo affiancati da sue illustrazioni. La migliore è senza dubbio quella di copertina, che vede Jones e Pepler in groppa a una specie di Pegaso senza ali, con in mano rispettivamente un incisore e una penna giganti.
Intanto le giornate si succedevano placidamente. Jones si trovava bene a Ditchling, e ora che era diventato postulante poteva partecipare anche alle riunioni della Guild.

Poco alla volta l’amicizia con Petra si trasformò in amore e i due si fidanzarono ufficialmente nell’aprile del 1924 in una cerimonia presieduta da padre O’Connor. Ad Hagreen commissionò un anello d’argento per la ragazza e cominciò a pranzare e a viaggiare più spesso con la famiglia di lei. Tra le tante mete vi fu anche Chichester, di fondazione romana, costruita sugli assi di un quadrilatero che è figura prominente in The Anathemata e nel frammento Il signore che dorme.
Petra fa capolino pure in un piccolo dipinto a olio del tempo, Il giardino recintato, un’allusione al Cantico dei cantici e a una passione sacralizzata. I sentieri divergenti e la bambola della giovane abbandonata a terra raccontano il passaggio dall’infanzia alla maturità, mentre le oche col loro lungo collo che si avventurano tra gli alberi – immagini delle intimità maschili e femminili – si collegano idealmente al bacio degli amanti.
Quando tutto sembrava procedere per il meglio, arrivò la ferale notizia che Gill era intenzionato a lasciare Ditchling. Si sarebbe trasferito con la famiglia a Capel-y-ffin, presso un monastero abbandonato sulle Black Mountains del Galles che i benedettini di Caldey Island gli avevano offerto in affitto. Il motivo era semplice: era ai ferri corti sia con McNabb, che disapprovava l’erotismo dei suoi lavori, che con Pepler, la cui gestione delle finanze gli risultava sospetta. Jones non aveva alcuna intenzione di lasciare il Sussex e saggiamente si svincolò dalla contesa.

Gill partì un paio di giorni prima di ferragosto insieme agli Hagreen e ai Brennan (un contadino e la moglie). Poiché non aveva un impiego fisso, Jones realizzò che per lui non vi era alcun futuro nella comunità, ma prima di tornarsene dai genitori, volle portare a termine le illustrazioni per The Town Child’s Alphabet di Eleanor Farjeon che gli erano state richieste da Harold Monro, l’editore delle celeberrime antologie dei poeti georgiani. Si trattava della sua prima commissione al di fuori dei confini della Guild.
A Londra si ricongiunse con Medworth ed Hawkins, e nel fine settimana Petra veniva spesso a trovarlo…
L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.


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Le immagini a corredo dell’articolo – tranne quella del reverendo Gray, reperita online – sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw).
