Nel quadro del dibattito in corso, riceviamo dall’amico Edoardo Ferrando una serie di risposte a sua cura sulle Dieci domande ai sacerdoti della Fraternità San Pio X recentemente poste presso Disputationes Theologicae dai Reverendi don Stefano Carusi e don Louis-Numa Julien dell’Associazione chierici “San Gregorio Magno”.

Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla ChiesaGolpe nella ChiesaBuona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggiLa rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuroMagistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristianoL’illusione liberaleCREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.


DT. 1)  La Fraternità San Pio X ha istituito la Commissione San Carlo Borromeo che istruisce autonomamente processi di validità matrimoniale e procede all’annullamento dei matrimoni, sulla base di quale potere di giurisdizione compie tali “annullamenti matrimoniali”? Quando Mons. Tissier, che di tale commissione era a capo, affermava che tali “annullamenti” equivalgono alla «terza istanza della Rota» cosa voleva dire? Che a tale Commissione si attribuisce la stessa autorità del Papa?

R. 1) la questione della valutazione delle questioni canoniche deriva dall’impossibilità di ricorrere in molti casi ai tribunali ordinari, sia per le nuove cause di nullità matrimoniale che non sono accettabili, sia per i matrimoni celebrati in forma canonica straordinaria, considerati invalidi a priori da chi non riconosce lo stato di necessità. Non è pensabile lasciare le persone nel dubbio eterno circa un eventuale dubbia situazione matrimoniale. Così, come già molti anni fa ebbe a spiegare don Simoulin, i pareri dei “tribunali” (che tali non sono in senso strettamente giuridico, ma come tali procedono per analogia) hanno valore di parere autorevole, utile a regolarsi nell’impossibilità di ricorrere alle autorità effettive. L’opinione o i termini in cui si espresse Mons. Tissier vanno presi analogicamente e cum grano salis, senza farne uso strumentale a tutti i costi, ignorando volutamente molte altre precisazioni della stessa FSSPX a riguardo della natura di tali organi.

DT. 2)  La Fraternità San Pio X non mescola le ostie consacrate dai propri sacerdoti con quelle consacrate col rito di Paolo VI, non distribuisce le ostie presenti nei tabernacoli qualora tali particole fossero state consacrate con la Messa di Paolo VI e viceversa, qualora si trovasse a celebrare in chiese offerte dall’autorità ecclesiastica, non lascia nei tabernacoli le ostie consacrate dai propri sacerdoti e le porta via con sé o le consuma. La ragione teologico-dottrinale di tale comportamento pratico qual è? Esistono due tipi di presenza reale, una per le ostie consacrate dalla Fraternità San Pio X ed un’altra per le ostie non consacrate da sacerdoti di detta Fraternità? Esiste una speciale “presenza reale da Messa di Paolo VI” che causerebbe problemi eucaristici? Oppure dubitate della presenza reale nelle chiese che non sono della Fraternità al punto che l’abbé Puga (professore di morale a Ecône) insegnava ai seminaristi che la genuflessione nelle chiese che non fossero della Fraternità San Pio X va fatta non semplicemente, ma con riserva, ovvero dicendo mentalmente «mi genufletto sotto condizione che veramente il Santissimo Sacramento sia presente»? Oppure c’è un’altra teoria eucaristica non descritta qui sopra? In tal caso potreste spiegarla?

R. 2) se si ritiene il rito di Paolo VI come un rito non cattolico, tale comportamento è del tutto logico. Altrimenti la Santa Sede non avrebbe, a suo tempo, proibito di compiere atti di adorazione esterna in presenza di specie pur validamente consacrate da non cattolici, per non dare l’impressione dell’accettazione del loro culto (Responsa Pii VI 18 maii 1793 ad 11, in Bullarii Romani continuatio, Romae ed. Barberi, IX p. 31 ss.): un’ostia consacrata in un rito rimanda alla partecipazione al rito in cui è stata consacrata. Tale distinzione non deriva da elucubrazione ma dall’analogia con quanto espresso nei decreti della Sede apostolica più volte citati. Quanto all’eventuale possibile invalidità nella celebrazione della Messa di Paolo VI, si rimanda al breve esame critico. Da lì il possibile dubbio sulla presenza reale nelle nuove chiese, che alcuni possono legittimamente avere.

DT. 3)   Secondo la Fraternità San Pio X la Messa di Paolo VI o Novus Ordo Missae, è una Messa «cattiva in sé» ovvero un atto morale che non può mai essere posto da nessuno senza cadere nel peccato contro la fede, così come correntemente insegnato ad Ecône e come trascritto nel Breve catechismo della Nuova Messa da voi distribuito nei priorati. In che modo tale tesi è compatibile con la validità del Pontificato di Paolo VI? Per voi è possibile che un Papa promulghi una legge liturgica universale, non solo problematica, ma che addirittura costituisce «peccato grave contro la fede» e «atto morale cattivo in sé», come lo è un atto sempre peccaminoso quale l’adulterio, che non può essere posto in essere per nessun motivo al mondo?

R. 3) la nuova Messa non est lex ecclesiae, come più volte esposto. Quindi l’obiezione non si riferisce a qualcosa di sostenuto dalla FSSPX. Non si ritiene che il Papa possa promulgare una legge universale malvagia, si ritiene che la nuova messa non sia una legge della Chiesa. Il come e perché è stato lungamente spiegato con molte sfumature e aspetti, che si può cercare di confutare se si desidera, ma senza ritornare a un’obiezione fuori luogo.

DT. 4)  La Fraternità San Pio X accetta ancora o rigetta la frase di Mons. Lefebvre, pronunciata durante l’omelia delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988, in cui spiegava perché procedeva a creare nuovi Vescovi senza mandato pontificio ovvero perché i sacramenti nuovi «sono tutti dubbi»? Il significato ovvio di tale affermazione è che tutti i Vescovi della Chiesa cattolica che hanno ricevuto l’Episcopato con il rito riformato da Paolo VI potrebbero non essere Vescovi, quindi è necessario che siano i Vescovi della Fraternità San Pio X a consacrarne altri perché si possa essere certi della validità del loro Episcopato. Questa posizione è da voi tenuta oppure voi la rigettate come scismatico-settaria? In caso di accordo accettereste che il Papa inviasse dei Vescovi che non sono della Fraternità San Pio X, per consacrare i vostri candidati all’Episcopato nel rito tradizionale? Oppure i Vescovi consacratori devono essere della linea episcopale di Mons. Lefebvre perché è l’unica a non essere dubbia anche quanto alla validità?

R. 4) la frase di Mons. Lefebvre fa parte di una predica, e va messa insieme a infiniti interventi e studi, che non hanno mai concluso a un dubbio universale sulla validità. I nuovi riti sacramentali sono certamente tutti dubbie espressioni della fede cattolica, e ciò fu sempre sostenuto da Mons. Lefebvre e dalla FSSPX. Sull’invalidità sacramentale, si è sempre distinto e discusso. Estrapolare la frase di una predica, fingendo di ignorare la quantità di studi e interventi molto elaborati sull’argomento di Mons. Lefebrve e della stessa FSSPX, prima e dopo l’88, è puro artificio dialettico.

DT. 5)   Quando don Davide Pagliarani parla di «stato di necessità» come motivo per consacrare senza mandato del Papa si riferisce ad una necessità d’ordine pastorale od anche ad un dubbio che voi emettete sulla validità di tutti i sacramenti distribuiti fuori dalla Fraternità San Pio X, compreso l’Episcopato perché i sacramenti nuovi «sono tutti dubbi»? Se così fosse non sarebbe più onesto dichiararlo?

R. 5) lo stato di necessità è legato alla professione della fede cattolica, non alla validità o invalidità dei nuovi sacramenti. Se anche fossero tutti certamente validi, lo stato di necessità resterebbe lo stesso, perché amministrati a condizione di accettare dottrine eretiche o nel corso di riti che esprimono ambiguamente la fede cattolica o la negano.

DT. 6)  I Vescovi della Fraternità San Pio X saranno a servizio di tutta la Chiesa e saranno lì per dare i sacramenti tradizionali a chiunque li chiedesse? O li riserveranno esclusivamente ai membri della Fraternità stessa per cui per ricevere il battesimo, la cresima o essere ordinati sacerdoti col rito tradizionale è necessario, di fatto, un atto di adesione alle autorità della Fraternità San Pio X?

R. 6) non sta a me rispondere su questo, ma in linea di principio essi dovranno essere a servizio di tutta la Chiesa. Il fatto che lo facciano principalmente “tramite” la struttura della FSSPX è una scelta di ordine pratico, perché il distribuire i sacramenti non è slegato dalla necessità della formazione e del buon ordine. Ci si augura naturalmente una certa apertura all’esterno nell’attività dei futuri vescovi.

DT. 7) La Fraternità San Pio X reitera le cresime conferite col rito riformato da Paolo VI, addirittura recentemente a Bordeaux è stata nuovamente conferita la cresima a un giovane già cresimato dal Card. Ricard con il rito tradizionale. La Fraternità San Pio X dubita della validità dei Vescovi o della validità degli olii sacri? Quale studio preliminare è sotteso a tale modo di operare?

R. 7) su questo è effettivamente necessario giudicare le singole situazioni (e anche eventuali errori). Tuttavia mi risulta che per le attuali autorità della FSSPX non vi sia alcun dubbio sulla validità del nuovo episcopato. Prova ne sia che da opposto punto di vista la presenza e l’attività di Mons. Huonder con la FSSPX sono state criticate per il motivo opposto. Si gioca quindi su esempi particolari per arrivare a conclusioni di effetto retorico, ma poco utili al dibattito.

DT. 8) La Fraternità San Pio X afferma che deve ricorrere alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio perché la Santa Sede chiede l’«accettazione del Concilio Vaticano II per qualsiasi accordo canonico». Ma la Fraternità San Pio X ha già «accettato il Concilio», per usare questo modo di esprimersi, almeno in tre occasioni note. La prima, nel protocollo firmato da Mons. Lefebvre nel 1988. La seconda, nella lettera del 15 dicembre 2008 a firma del Superiore Generale della Fraternità San Pio X a nome dei quattro Vescovi per chiedere la revoca delle scomuniche, dove si legge « noi accettiamo e facciamo nostri tutti i concili fino al Vaticano II, sul quale esprimiamo alcune riserve ». La terza, nel Protocollo Dottrinale con la Congregazione per la Dottrina della Fede firmato dal Superiore Generale di detta Fraternità il 15 aprile 2012, in cui si legge non solo l’ accettazione del “classico” Lumen Gentium n. 25, ma anche il pieno riconoscimento (su questo punto senza riserve) della dottrina del Vaticano II sulla collegialità episcopale espressa «dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concile Vatican II, capitolo 3 (De constitutione hierarchica Ecclesiæ et in specie de episcopatu)» e l’accettazione del Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983. Il reale motivo delle consacrazioni episcopali senza mandato di Roma, quindi, non sembra essere l’«accettazione del Concilio», perché già più volte «accettato» ed anche in una maniera che se fosse stata compiuta dagli altri sarebbe stata bollata come un tradimento dottrinale. Il vero motivo è allora che i sacramenti nuovi« sono tutti dubbi»?

R. 8) se fosse come si dice, la FSSPX sarebbe una prelatura personale almeno dal 2013 se non dall’88, e non avrebbe pubblicato in tutti questi anni infiniti attacchi e confutazioni delle dottrine conciliari, presenti peraltro nei siti ufficiali, e i membri non firmerebbero tuttora una dichiarazione di rifiuto delle nuove dottrine prima di essere ammessi agli ordini. Obiezione di livello giornalistico, smentita dalla realtà in modo esagerato. Del resto alcune obiezioni sembrano dire che la FSSPX rifiuti perfino la validità dei nuovi sacramenti, altre che accetti le dottrine conciliari. Non si risparmia la retorica.

DT. 9) Quando la Fraternità San Pio X chiede ai propri fedeli di non frequentare le Messe tradizionali che sono dette da sacerdoti «in unione con la chiesa conciliare», intende dire che non c’è communicatio in sacris con altri membri della Chiesa perché ci sono due chiese oppure che si dubita della validità della loro ordinazione sacerdotale?

R. 9) intende che quegli atti non sono buoni, e infatti se quegli stessi sacerdoti celebrano la messa tradizionale senza condizioni, sia i membri sia i fedeli della FSSPX vi partecipano. Tanti preti anche “biritualisti” hanno celebrato la Messa tradizionale nei luoghi della FSSPX.

DT. 10)  Se le tesi teologiche soggiacenti alle citate questioni fossero di altra natura rispetto a quella ipotizzata in questo elenco, potrebbero spiegare i sacerdoti di detta Fraternità se hanno posizioni diverse a livello personale e se possono sottoscriverle, prendendo pubblicamente le distanze dagli errori dottrinali delle loro autorità o potrebbero scusarsi pubblicamente di tali errori diffusi in materia sacramentaria, errori che hanno portato anche alcuni fedeli poco formati a morire senza i sacramenti della Chiesa, solo perché impossibilitati a ricevere quelli della Fraternità San Pio X? 

R. 10) Iam provisum in praeviis. (in punto di morte, si possono ricevere i sacramenti da qualsiasi prete, anche eretico, e molti fedeli della Fsspx li hanno ricevuti da parroci o cappellani di ospedali all’occorrenza).


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