Nel Mattutino della festa del Corpo Domini, come per tutta l’ottava, la Chiesa can l’inno di san Tommaso d’Aquino “Sacris solemniis”. Il Dottore Eucaristico espone in poesia la verità della cessazione dell’Antica Alleanza e l’istituzione da parte di Gesù Cristo dell’unico ed eterno Sacrificio, quello stesso figurato nell’immolazione dell’agnello stabilita al tempo dell’uscita del popolo ebraico dall’Egitto. Nella quinta strofa dice:

Sic sacrifícium istud instítuit,
Cuius offícium commítti voluit
SOLIS PRESBYTERIS, quibus sic congruit,
Ut sumant, et DENT ceteris.
Così egli istituì questo sacrificio,
il cui ministero volle affidare
AI SOLI SACERDOTI, ai quali si appartiene così,
che ne prendano essi e ne DIANO agli altri.

La Santa Chiesa ha dogmatizzato questa esclusiva sacerdotale di distribuire la comunione eucaristica il 15 luglio 1563, quando il i Padri del Concilio di Trento insegnavano quanto segue:

«Che poi il sacerdozio sia stato istituito dallo stesso Signore e salvatore nostro, e che AGLI APOSTOLI E AI LORO SUCCESSORI NEL SACERDOZIO sia stato trasmesso il potere di consacrare, di offrire e di DISPENSARE il suo corpo e il suo sangue … lo mostra la Sacra Scrittura e lo ha sempre insegnato la Tradizione della Chiesa Cattolica»

Ora, nel 1973, Paolo VI concesse ai laici – MASCHI E FEMMINE[1] – la facoltà di amministrare la comunione come “ministri straordinari”. Come al solito, nella lettera (morta) questi avrebbero dovuto essere l’eccezione a cui ricorrere solo in casi di estrema necessità, tuttavia fin da subito divennero la regola. Tutti lo possono constatare anche nelle più piccole parrocchie.

Questo atto montiniano contro l’ordine sacro, in germe già contenuto in Lumen gentium[2] e derivato dalla volontà di quel papa di stare al passo coi tempi[3], ci porta, tra le altre cose a riflettere sulla natura del Novus Ordo Missae:

“È difficile dire che una messa [di Paolo VI] in cui la comunione è distribuita dai dei laici sia solamente ambigua … Abbiamo fatto questo esempio perché sembra andare direttamente contro la definizione del Concilio di Trento“[4].


  1. Cfr. Il “diaconato femminile”. Alcune pillole di memoria a margine di un “autorevole NI ↩︎
  2. Precisazioni vitali sull’espressione «sacerdozio comune dei fedeli» ↩︎
  3. “Tutto il mondo si cambia e la religione no? non si produce fra la realtà della vita e il cristianesimo, quello cattolico specialmente, una difformità, un distacco, un’incomprensione reciproca, una mutua ostilità, l’una corre, l’altro sta fermo: come possono andare d’accordo? come può pretendere il cristianesimo d’influire oggi sulla vita? Ed ecco la ragione delle riforme intraprese dalla Chiesa, specialmente dopo il Concilio” (Udienza generale del 2 luglio 1969) ↩︎
  4. Don Mauro Tranquillo, La nuova messa e la professione di fede ↩︎


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