A fini di studio e approfondimento presentiamo ai lettori questa pagina di s. Ambrogio, ricordando che la via maestra per avvicinare ogni uomo a Cristo è quella che unisce verità e carità, dottrina e misericordia.


L’angelo gli rispose: «lo sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e fui mandato a parlarti e a recarti questa buona notizia [la futura nascita del figlio Giovanni Battista]. Ed ecco che tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo».

(Luc. I,19-20)

Questo non è il mistero di un solo uomo, né il silenzio di uno solo. Tace il sacerdote, tace il profeta; se non erro, in quell’unico uomo è diventata muta la voce di tutto il popolo, poiché per mezzo di Mosè tutto il popolo parlava a Dio. Vi è il silenzio dei riti sacri e il silenzio dei profeti; vi è la profezia del profeta e il mutismo del sacerdote. Dice infatti Isaia: «Toglierò la forza vigorosa, il profeta e il consigliere» (Is 3,1-2). E davvero tolse i profeti, ai quali tolse la Parola che era solita parlare nei profeti. E davvero tolse loro la forza, a coloro dai quali si allontanò la Forza di Dio. Tolse loro il consigliere, che Egli stesso aveva manifestato come l’Angelo del grande consiglio. Tolse la voce, perché la voce appartiene al Verbo, non il Verbo alla voce. Infatti, se quel Verbo non opera in noi, il suono della voce è nulla. Giovanni è la voce, poiché è voce di uno che grida nel deserto (Lc 1,4;Is 40,3). Cristo è il Verbo; questo Verbo opera, e perciò, là dove ha smesso di operare, all’improvviso la lingua dell’anima — per così dire — è rimasta muta nello spirito ed è ammutolita. Il Verbo di Dio è infatti passato a noi, e in noi non tace. Di conseguenza, il Giudeo ormai non può più dire ciò che può dire il Cristiano: Cercate una prova di colui che parla in me, cioè Cristo (2Cor 13,3). Rimase dunque muto Zaccaria, e faceva loro dei cenni. Che cos’è un cenno, se non un certo atto corporeo che, senza parole, si sforza di indicare la volontà senza riuscire a esprimerla? Una sorta di discorso muto dei morenti, quando la voce è soffocata dall’estremo istante della morte. Non ti sembra che il popolo dei Giudei sia simile a questo, così privo di ragione da non poter rendere conto delle proprie azioni, lui che — ridotto all’ultimo rantolo della speranza vitale — ha perduto la voce che aveva e che, attraverso i movimenti di un corpo vacillante, desidera manifestare il segno della parola, ma non la parola stessa? Muto è dunque quel popolo senza la Parola. Perché infatti dovrebbe sembrarti più muto chi non conosce il suono, rispetto a chi non conosce il mistero? E vi è certamente la voce delle opere e il grido della fede, così come si legge: Il sangue di tuo fratello grida verso di me (Gen 4,10). E grida colui che grida nel suo cuore per mezzo dello Spirito. Chi dunque ha perduto il grido del cuore, ha perduto anche quello della lingua. Infatti, chi non possiede la retta distinzione della fede, come può possedere quella delle parole? E sebbene in precedenza Mosè avesse detto di non saper parlare (Es 4,10), dopo che ebbe parlato ricevette la parola e manifestò lo splendore delle buone opere. Pertanto, come Mosè fu figura del popolo e figura della Legge, così anche Zaccaria tacque. Bisogna dunque considerare come ogni singolo elemento concorra: il Verbo è nell’utero [di Maria], la Legge è nel silenzio; viene pronunciato il nome di Giovanni, e Zaccaria parla. Il Verbo viene generato, la Legge viene sciolta; ma lo scioglimento della Legge è la spiegazione del Verbo. E perciò parla colui che ha pronunciato la parola, anche se prima non aveva parlato. Dall’angelo viene comandato a Zaccaria di tacere, dall’angelo viene soffocata la voce dei Giudei. Questo non è infatti l’ordine di un potere umano, ma di quello divino: che non parli a Dio chi non ha creduto a Cristo. E perciò crediamo, per poter parlare! Creda il Giudeo, per poter parlare. Parliamo nello spirito, comprendiamo i misteri, il senso dei sacrifici antichi, gli enigmi dei profeti. È muto chi non comprende la Legge; è muto chi non comprende la trama delle divine Scritture. La nostra voce, infatti, è la fede; e perciò preferisco nella Chiesa dire cinque parole con la mia mente per istruire gli altri, piuttosto che diecimila con la lingua. Le lingue infatti sono di segno non per i fedeli, ma per gli infedeli (1Cor 14,19.22); la profezia invece non è per gli infedeli, ma per i fedeli.

Expositio Evangelii secundum Lucam I, 40-42, PL XV, 1549-1550.

»»»SAN GIOVANNI BATTISTA«««


Seguite Radio Spada su: