Nostra traduzione da FSSPX-Actualités. Immagine della fonte (John Senior e padre Urban Snyder, trappista e amico della FSSPX, a St. Mary’s, Kansas).


Figura importante del rinnovamento della cultura cristiana negli Stati Uniti, John Senior approfondì progressivamente la sua riflessione sulla crisi della Chiesa man mano che questa si aggravava. Dopo la sua visita a Écône nel 1975 e il suo incontro con Mons. Lefebvre, il professore americano proseguì un lungo cammino intellettuale e spirituale che lo condusse infine a riconoscere nella difesa della messa tradizionale una delle poste in gioco maggiori della crisi contemporanea della Chiesa.

L’ultima citazione della prima parte del nostro articolo ci mostrava l’importanza del Santo Sacrificio della Messa per John Senior, sia nella sua vita spirituale sia nel suo sguardo di fede sul mistero della Chiesa. Una testimonianza di uno dei suoi ex allievi degli anni 1970 confermerà questa citazione del grande professore.

«John Senior credeva assolutamente che la Chiesa cattolica rappresentasse al più alto grado l’espressione della verità. Amava il latino perché era la lingua della Chiesa. Amava san Benedetto come patrono dell’Europa cristiana e la sua vita monastica come l’aratro della cristianità. Amava i Padri della Chiesa come pure san Tommaso d’Aquino. Recitava l’antico Ufficio Divino e difendeva i meriti della liturgia tradizionale romana. Amava la Vergine Maria e gli angeli. Amava il Santo Sacrificio della Messa perché vi trovava Cristo Stesso.»

Alcuni studenti chiesero un giorno consiglio a John Senior su quale seminario entrare per diventare sacerdote. Egli andò quindi a visitare Écône nell’aprile del 1975. Ha scritto alcune righe su questa visita in uno dei suoi articoli:

«Era solo circa un mese prima della prima visita di Michael Davies là; e sebbene forse siamo arrivati a decisioni prudenziali alquanto diverse in quel momento, abbiamo certamente concordato sull’integrità, l’intelligenza e la purezza d’intenzione del fondatore della Fraternità San Pio X, che concesse udienza a questo professore del Kansas nonostante il suo schiacciante calendario, ed ero imbarazzato a porre la domanda, temendo che, stanco della ripetizione, rispondesse bruscamente o superficialmente — ma non lo fece. Disse semplicemente, quando gli fu posta per la millesima volta la questione del pericolo di esagerare l’importanza della messa al punto di una diretta disobbedienza all’attuale papa: “La Chiesa, è la messa.”

Il locus theologicus infallibile non è ovviamente Monsignor Lefebvre, ma il Canone romano, conservato secondo il Catechismo del Concilio di Trento, dai tempi apostolici – ex apostolica traditione conservata: Hic est enim calix sanguinis mei, novi et aeterni testamenti, mysterium fidei – Questo è il calice del mio sangue, del nuovo ed eterno testamento, il mistero della fede. Questo – il Santo Sacrificio della Messa – è il Mistero della Fede. “La Chiesa, è la messa”». (fine della citazione)

Questo incontro tra il professore americano e l’Arcivescovo francese fu il suo primo contatto con Mons. Lefebvre (doveva incontrarlo più tardi quando era diventato parrocchiano di St Mary’s, KS). Questa visita a Écône si svolse alcuni mesi dopo la famosa dichiarazione del novembre 1974: «Aderiamo con tutto il cuore, con tutta la nostra anima alla Roma cattolica, custode della fede cattolica… Rifiutiamo per contro e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel concilio Vaticano II e dopo il concilio in tutte le riforme che ne sono scaturite».

Nel mese di maggio 1975, avvenne la soppressione della Fraternità San Pio X da parte dei cardinali nominati da papa Paolo VI, seguita dal rigetto del ricorso indirizzato al Vaticano dal suo fondatore. Mons. Lefebvre decise allora di passare oltre e di ordinare sacerdoti il 29 giugno di quell’anno. Questa decisione (e quelle che seguirono nel 1976 e nel 1988) fece molto soffrire questo grande cuore di vescovo così attaccato alla sede di Pietro. Confidò allora a uno dei suoi sacerdoti: «Sospettavo bene che il nostro rifiuto della nuova messa sarebbe stato prima o poi una pietra d’inciampo, ma avrei preferito morire piuttosto che dovermi scontrare con Roma, con il Papa!»

Questa visita a Écône confortò John Senior nella sua convinzione della primazia della Messa nella vita della Chiesa, ma non lo convinse della giustezza del combattimento di Mons. Lefebvre che aveva scelto la «disobbedienza» alle autorità romane per poter restare fedele alla Chiesa di sempre. Il professore indirizzò quindi i suoi ex allievi verso un seminario diocesano conservatore. Alcuni di loro sono diventati vescovi come Mons. Conley, vescovo di Lincoln (Nebraska) o Mons. Coakley, vescovo di Oklahoma City e presidente della conferenza episcopale americana. Quest’ultimo ha recentemente raccontato la bella storia della sua conversione, dovuta in parte al suo professore all’università del Kansas.¹

Ugualmente un altro dei suoi ex allievi, Dom Philippe Anderson, fu consacrato primo abate dell’Abbazia Notre Dame di Clear Creek (Oklahoma). Questa filiazione di Fontgombault è ora il più grande monastero della congregazione con quasi 60 monaci, e vi si celebra esclusivamente la messa tradizionale.

La posizione di John Senior sulla nuova messa si evolverà man mano che la crisi della Chiesa peggiorerà. Quasi 10 anni dopo la sua visita a Écône, scriverà nel suo libro La restaurazione della cultura cristiana: «Facendo astrazione dalle difficili controversie canoniche e teologiche sulla sua liceità o validità come delle apologie pastorali o altre in suo favore, così come è stata instaurata negli Stati Uniti la nuova messa è un disastro. Salvo il rispetto dovuto alle autorità, desidero testimoniare pubblicamente le mie richieste private che sia restaurata quella grande liturgia gregoriana e tridentina che la precedeva: l’opera d’arte più raffinata e più bella che esista al mondo; il cuore, l’anima, la più determinante delle forze della nostra civiltà occidentale; e la madre-nutrice di tanti santi».

Cinque anni dopo scriveva: «Ovunque oggi nel mondo cattolico, i fedeli imparano – attraverso la predicazione, l’insegnamento, l’esempio, nella liturgia — che una religione vale un’altra, che il peccato è soggettivo, che l’inferno, se esiste, è vuoto; che la Caduta fu un difetto della specie (l’umanità) e non di una persona particolare (Adamo), e che la Redenzione è la divinizzazione evolutiva della specie (e non l’opera di Gesù Cristo); che il matrimonio è dissolubile (per nullità piuttosto che per divorzio) – la lista è lunga. Tutte queste dottrine sono insegnate esplicitamente dai progressisti e, implicitamente, dai conservatori, soprattutto attraverso l’ambiguità e l’omissione nella nuova messa e nel catechismo». È lì tutto il mistero della crisi attuale.

Negli ultimi quindici anni della sua vita, John Senior era convinto che i principali responsabili della crisi della Chiesa fossero, ahimè, le autorità romane. Descrisse il dilemma che era il suo e quello di tutti i cattolici attaccati alla Tradizione in quegli anni ’80: «Due verità certe sono in conflitto: 1) È un dogma assolutamente certo che la Chiesa indefettibile è fondata sul Papa che, in materia di fede e di morale, è infallibile. 2) È nondimeno certo che, per ambiguità, insinuazione e omissione, i Papi conciliari hanno insegnato l’errore, incoraggiato l’immoralità e permesso, se non promulgato, liturgie nocive alla Fede».

Quando Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio Ecclesia Dei, ne criticò fortemente la formulazione, che secondo lui non andava al fondo del problema: «Tutte le dichiarazioni benevole venute da Roma riguardo alla messa consolano le persone anziane per le quali le riforme del Concilio sono arrivate “troppo rapidamente” e talvolta con una “insensibilità” inutile — ma nessuno ha detto che le riforme erano nocive (“the reforms were wrong“). Hanno rifiutato di affrontare la questione – che non è la nostalgia di coloro “che si sentono vicini a certe forme liturgiche antiche”, ma il naufragio della Chiesa cattolica. Intendo: una nuova messa, un nuovo catechismo, una nuova morale, una Bibbia scandalosamente mal tradotta, un’architettura e una musica che costituiscono un attacco interamente orchestrato e ripetuto contro la dottrina e la pratica cattoliche. Come se la messa non fosse che “le nostre aspirazioni” e non un fatto per tutti: “La vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo… e il Verbo si è fatto carne“».

Dichiarò a Philippe Maxence in un’intervista pubblicata nel giornale La Nef prima della sua morte: «L’aspetto negativo di Ecclesia Dei è che insinua che si abbia bisogno di un permesso per esercitare un diritto». Non ammetteva che si potesse soltanto «preferire la messa tradizionale alla nuova» accettandole entrambe. Aveva infine raggiunto Mons. Lefebvre nel suo rifiuto della riforma liturgica del 1969.

John Senior era diventato parrocchiano di St Mary’s, KS nel 1983. Vi rimase fino alla sua morte nel 1999 e fu sepolto nel cimitero parrocchiale. Più tardi, una grande e bella chiesa sarà costruita accanto al cimitero. Negli ultimi anni della sua vita, il grande professore esprimerà così la sua riconoscenza:

«Ciò che mi resta da fare, nella parte migliore, è la gratitudine verso i Cuori di Nostro Signore e di Nostra Signora e verso la Fraternità San Pio X che ha mantenuto aperte le vie ordinarie della grazia in questi tempi straordinari. Tempi benedetti questi da vivere – per essere testimone della bellezza della vostra speranza eroica, della vostra fede e soprattutto del Suo Amore all’opera nella vostra dolce carità…»
(lettera a un sacerdote scritta il giorno dell’Invenzione della Santa Croce, nel 1993)


¹ https://www.ncregister.com/blog/archbishop-coakley-vocation-story-napa-institute