Da FSSPX-Attualità. Qui la prima e la seconda parte.


Nell’articolo precedente, abbiamo visto come la prospettiva di fede di John Senior sul mistero del Santo Sacrificio della Messa lo portò a rendersi pienamente conto delle gravi lacune insite nella nuova Messa e, infine, a rifiutarsi completamente di parteciparvi. Egli condivideva pienamente il giudizio del Cardinale Ottaviani: “Il Novus Ordo Missae rappresenta, sia nella sua interezza che nei suoi dettagli, una netta rottura con la teologia cattolica della Messa formulata dal Concilio di Trento”. Per il professore americano, soprattutto verso la fine della sua vita, la resistenza alla liturgia riformata si basava su principi dottrinali e non su preferenze sentimentali.

Ora ci resta da discutere la sua posizione sulle consacrazioni episcopali del 1988. Quest’ultimo articolo è certamente molto delicato in queste settimane che precedono le consacrazioni del 2026, ma crediamo che i nostri lettori saranno interessati al punto di vista di questo grande pensatore cattolico.

John Senior ha espresso le sue riflessioni in due articoli pubblicati su The Remnant, rivista di cui il suo amico Walter Matt era il caporedattore (il testo integrale di uno di essi è disponibile sul sito spagnolo infovaticana). Nella prefazione al libro The final essays of John Senior, Andrew Senior (suo figlio, molto legato al padre) scrisse queste righe a proposito di questi due articoli: “The Glass Confessional e Lost at Sea furono scritti all’epoca delle consacrazioni dei quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Furono scritti nel fervore del momento, quando lui stesso, insieme a tanti altri, soffriva per la situazione nella Chiesa. Sebbene, in alcuni passaggi, si prodighi in grande carità per mostrare gentilezza e comprensione verso coloro che non approvavano le azioni di mons. Lefebvre, egli approvò pienamente e sostenne con tutto il cuore il suo atto decisivo e storico del 1988, una convinzione che si approfondì ulteriormente con il tempo. Era sempre più convinto della realtà di uno stato di crisi e della straordinaria necessità di resistere come San Paolo”.

John Senior fu molto coraggioso nell’assumere questa posizione a favore delle consacrazioni di mons. Lefebvre, contro il parere di molti suoi amici, ma rimase fermo nelle sue convinzioni. Non era certo facile. A nessuno piace disobbedire al Papa. Il professore a volte ebbe momenti di dubbio, come molti in quel periodo doloroso. Ma era convinto che la terribile crisi di fede a cui stavamo assistendo giustificasse queste misure straordinarie: per preservare la fede, abbiamo bisogno della Messa. Per celebrare la Messa, abbiamo bisogno dei sacerdoti; per ordinare i sacerdoti, abbiamo bisogno dei vescovi. La legge suprema per la salvezza delle anime.

John Senior paragonò la Chiesa nella tempesta delle riforme post-conciliari a una nave diretta verso un iceberg. Il suo capitano sembra non fare nulla per impedire l’imminente naufragio, o peggio, ordina di proseguire nella direzione sbagliata. È allora un dovere disobbedirgli. Questo è un caso di estrema urgenza, quello che nel diritto canonico viene definito “stato di necessità”. In questa situazione straordinaria, è giustificato fare un’eccezione al diritto canonico. Anzi, il diritto canonico non si applica più nei casi di necessità. All’epoca delle consacrazioni del 1988, diversi studi condotti da eminenti canonisti (non membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X) dimostrarono che la disobbedienza dell’arcivescovo Lefebvre non costituiva uno scisma. Questi studi, molto seri, rassicurarono i fedeli perplessi.

John Senior spiegò chiaramente: “Nell’attuale questione dell’apparente scomunica di mons. Lefebvre, ammesso che il nostro amore per il papato non ci accechi al punto da impedirci di considerare i fatti – ‘il Papa non può sbagliare!’ – tutti possono vedere che la Chiesa si sta dirigendo dritta verso l’iceberg, minacciando la perdita della fede”. Contra factum non fit argumentum. Il professore scrisse queste parole nel 1988. Cosa direbbe oggi, dopo i recenti scandali? Ad esempio, diversi vescovi africani hanno dichiarato pubblicamente che “la Fiducia Supplicans deve essere respinta nella sua interezza” e ne hanno proibito l’applicazione nelle loro diocesi1. Hanno persino affermato che il documento (sebbene firmato dal Papa) sembrava loro vicino all’eresia.Ovvero, il Sommo Pontefice ha espresso il suo disappunto per questa “disobbedienza africana”, con le sue stesse parole.

Il professore ha proseguito: “Quando, di fronte a un pericolo chiaro e imminente, un capitano impartisce ordini dannosi per la sicurezza della nave, l’equipaggio deve disobbedire – il che non è ammutinamento, ma obbedienza al dovere che quest’uomo non ha adempiuto. La legge rimane: gli equipaggi devono seguire gli ordini del capitano; non è una questione di legge, ma di fatti che la contraddicono: il pericolo è chiaro e imminente? Il capitano ne è la causa? Pertanto, oggi nella Chiesa, il dibattito non riguarda l’autorità papale o lo scisma, ma la gravità della crisi e se i papi conciliari ne siano la causa”. 

John Senior scrisse anche: “Quando l’arcivescovo Lefebvre si trovò di fronte alla scelta tra ordinare vescovi o firmare un accordo, non contestò mai l’autorità del Papa; ma non si fidava di lui. Ordinare vescovi senza il consenso papale non comporta la scomunica se è necessario per salvare i sacramenti da una mafia modernista che occupa Roma, così come dei legittimi ammutinati non rischiano la corte marziale se disobbediscono a un capitano pericoloso”.

Rispose poi all’obiezione che fosse più meritorio obbedire a un ordine ingiusto che resistervi. La stessa obiezione era stata sollevata contro mons. Lefebvre durante la soppressione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1975 e durante il divieto di ordinazione del 1976, pena la sanzione canonica della sospensione a divinis. La citazione del professore è un po’ lunga, ma vale la pena leggerla:

“I buoni sacerdoti e religiosi (che celebrano solo le proprie Messe) di solito dicono: ‘Anche, e soprattutto, se mi viene dato un ordine ingiusto, obbedirò. Se mi venisse ordinato, come accadde a mons. Lefebvre, di rinunciare alle mie funzioni episcopali e sacerdotali, accetterei la grazia per l’ardua pratica dell’umiltà’. In una di queste professioni di pietà superstiziosa, ho sentito un padre angosciato dire: ‘I preti non hanno figli!’. I buoni sacerdoti, e soprattutto i religiosi nella serena tranquillità dietro le mura dei loro monasteri, semplicemente non sanno cosa stia realmente accadendo. O forse non vogliono saperlo? Dopo un decennio di scuse, dicono: ‘Se solo Roma sapesse…’. Roma sa!. La fede viene schiacciata dall’alto dalla gerarchia, che impone le proprie invenzioni al popolo, in nome del popolo, come fa sempre la tirannia.”


“La figura del Papa è avvolta da un timore monarchico, una sorta di aureola illusoria simile a quella che spinse i cortigiani elisabettiani, contro ogni evidenza, ad affermare che la bellezza della buona regina Elisabetta abbagliava le stelle. Certo, in circostanze normali, i superiori non dovrebbero essere criticati. C’è una grazia speciale nel Papa. Ma che dire di fronte agli iceberg? Con la responsabilità dei bambini e dei figli dei nostri figli sulle nostre spalle? Non si tratta di lamentosi o piagnucoloni, ma di persone comuni che conducono vite comuni e che, senza la sana dottrina e i sacramenti, sono destinate a morire…”

“I sacerdoti hanno figli: questo è il problema.”

“Chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare”.

Come possono dei buoni sacerdoti smettere di pascere le loro pecore? Quale divieto, o persino scomunica, potrebbe impedire a un milione di lingue di levarsi per ricevere l’Autore della loro esistenza e della loro salvezza?

Oh, potrebbero anche trovare un modo. Percorrere chilometri e chilometri per trovare una Messa cattolica, o aspettare come i cristiani in Giappone tra il divieto della Chiesa e l’arrivo del Commodoro Perry! Non è vero. Non è vero secondo il buon senso. Alcuni potrebbero farcela. Pochi riuniti attorno al resto dei buoni sacerdoti che offrono i sacramenti nella loro piena sostanza e bellezza; ma Dio deve mandarci vescovi con il coraggio di ordinarne migliaia.

Gli anni successivi alle consacrazioni non videro un profondo cambiamento negli orientamenti delle autorità che occupavano Roma dal Concilio Vaticano II. La crisi nella Chiesa, ahimè, continuò, il che giustificò l’eroica decisione dell’Arcivescovo Lefebvre del 1988. John Senior scrisse in una lettera del 1992: “Restiamo grati alla Fraternità San Pio X per la sua fedeltà alle autentiche realtà della Chiesa. Quando gli amici ostili alla Fraternità ci chiedono come posso resistere alla censura del Vaticano, cito sempre San Pietro: Signore, tu hai parole di vita eterna; da chi andrò? Credo veramente che Nostro Signore e la Sua Santa Madre ispirino la Fraternità, nonostante le sue vicissitudini umane. Che dono poter avere la Messa e l’autentica Chiesa nel proprio insegnamento!Grazie a Dio! Deo gratias”.

Come abbiamo già accennato, John Senior ebbe i suoi momenti di perplessità, come dimostra questo passo di una sua lettera: “La nostra agonia è gradita a Dio e alla Sua Santa Madre. Questi non sono tempi difficili, ma impossibili, e i Loro Cuori sono certamente commossi da tutti i loro piccoli che non sanno davvero cosa fare, ma fanno del loro meglio…”. Nella biografia del professore americano leggiamo che ebbe momenti di esitazione riguardo alla posizione da assumere in questa crisi sempre più dolorosa della Chiesa. Deve aver sofferto molto. Ma tutte le testimonianze che abbiamo raccolto parlano del suo attaccamento alla Fraternità e della sua lotta per la Messa. Chiese di essere sepolto a Santa Maria e gli fu celebrata una bellissima Messa da Requiem. Ora riposa molto vicino alla magnifica Chiesa dell’Immacolata Concezione.

John Senior avrebbe voluto che concludessimo questi tre articoli con qualche riga sulla Beata Vergine Maria. Egli credeva che “La vera devozione a Maria è ora la nostra unica risorsa. Come molti cattolici, sono turbato e disorientato da questa ‘notte oscura’ in cui la Chiesa è precipitata da quindici anni”. Il grande professore attendeva l’alba con fede, speranza e carità. “Vedremo perché ameremo – Ubi amor ibi oculus – ma solo con il suo aiuto: Rosa mystica, Turris davidica, Domus aurea, Stella matutina… Stella del mattino”.

  • 1https://www.aciafrica.org/news/9903/reject-ignore-fiducia-supplicans-in-its-entirety-in-totality-two-bishops-in-africa