Un uomo fece una gran cena, e invitò molti. E all’ora della cena mandò un suo servo a dire ai convitati che andassero, perché tutto era pronto. E principiarono tutti d’accordo a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un podere, e bisogna che vada a vederlo di grazia abbimi per iscusato”. E un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi, e vo a provarli: di grazia abbimi per iscusato”. E un altro disse: “Ho preso moglie, e perciò non posso venire”. E tornato il servo riferì queste cose al suo padrone. Allora sdegnato il padre di famiglia disse al suo servo: “Va’ tosto per le piazze e per le contrade della città e mena qua dentro i mendici, gli stroppiati, i ciechi e gli zoppi”. E disse il servo: “Signore, si è fatto come hai comandato, e vi è ancora luogo”. E disse il padrone al servo: “Va’ per le strade e lungo le siepi e sforzali a venire, affinché si riempia la mia casa”. Perocché vi dico che nessuno di coloro che erano stati invitati assaggerà la mia cena.

di S. Cirillo di Gerusalemme (PG 72, 787-790)

Consideriamo innanzitutto con curiosità quale sia stata la causa per cui molti furono invitati a una cena piuttosto che a un pranzo; e soprattutto, chi debba intendersi per quell’uomo dal quale fu mandato l’invito, chi sia l’invitatore stesso, e chi siano infine coloro che, invitati, disprezzarono l’invito. Dunque, nella figura dell’uomo si intenderà Dio Padre; poiché le similitudini raffigurano certamente la verità, ma non sono esse stesse la verità. Qui, dunque, il Creatore di tutto e Padre della gloria ha imbandito una grande cena, vale a dire la solennità del mondo, quella cioè che ebbe luogo sotto Cristo. Egli apparve a noi negli ultimi tempi del secolo e, per così dire, nella sera del nostro mondo, tempo in cui patì la morte per grazia nostra e ci diede la sua carne da mangiare, quale pane del cielo che fornisce vita al mondo. Inoltre, secondo la legge di Mosè, l’agnello veniva immolato proprio sul far della sera e con le luci già accese. Pertanto, la vocazione in Cristo è chiamata convenientemente “cena”. In seguito: chi è colui che è stato inviato, che il discorso evangelico chiama anche servo? Sembra chiaramente essere Cristo stesso il quale, pur essendo Dio per natura e vero Figlio di Dio Padre, annientò se stesso assumendo la forma di servo. Egli è dunque Signore di tutti in quanto Dio da Dio, ma a ragione si adatterà l’appellativo di servo alla sua dimensione umana. E quando fu inviato? Dice: «Nell’ora della cena». Infatti, il Verbo unigenito di Dio non venne dal cielo all’inizio dei tempi assumendo la nostra forma, ma piuttosto nei tempi che il Signore stesso volle, ossia negli ultimi, come abbiamo detto poco sopra. Quali furono poi le parole dell’invitante? «Venite, perché tutto è già pronto». Dio Padre ha infatti preparato in Cristo, per gli abitanti della terra, i beni che ha elargito al mondo: vale a dire il perdono dei peccati, la partecipazione allo Spirito Santo, la dignità dell’adozione e il regno dei cieli. A queste cose Cristo invitò, attraverso la legge evangelica, Israele prima di tutti gli altri. Forse che costoro meditarono tra sé qualcosa di virtuoso? Forse ammirarono la bontà dell’invitante che si sottomise alla vocazione con l’opera della dispensazione? Niente affatto: ma disprezzarono contemporaneamente chi invitava e chi era stato inviato, come se avessero stretto un’unica cospirazione.


Il fatto che l’Eucaristia sia anche una cena è stato strumentalizzato dai modernisti (in ciò degni discepoli protestanti), I quali su questo strumentalizzazione hanno costruito il Novus Ordo Missae: