Nella commemorazione di San Paolo la Chiesa Romana legge quel passo dell’Epistola ai Galati in cui l’Apostolo ricorda che tre anni dopo la sua conversione[1] «sal[ì] a -Gerusalemme per vedere Pietro» (I, 18). San Giovanni Crisostomo commenta così l’importante avvenimento:
Cosa potrebbe esserci di più modesto dell’animo di Paolo? Dopo gesta così grandi e illustri, pur non avendo alcun bisogno di Pietro né necessitando della sua voce[2], essendo anzi pari a lui in onore[3] – non dirò nulla di più – tuttavia sale a lui come verso un superiore e un anziano; e la sola vista di Pietro lo spinse a intraprendere quel viaggio. Vedi come riconosce loro il dovuto onore? Non solo non si ritiene migliore di loro, ma non si considera neppure pari, cosa che appare chiara dal viaggio stesso. Come infatti ora molti dei nostri fratelli si recano in visita da uomini santi, con lo stesso sentimento allora Paolo si recò da Pietro; anzi, ciò che fece Paolo era molto più umile. Infatti, questi [i pellegrini moderni] intraprendono il pellegrinaggio per la propria utilità; ma allora quel beato non partì per imparare qualcosa da lui, né per ricevere una qualche correzione, ma solo per vederlo e onorarlo con la sua presenza. “Salii”, dice, “per vedere Pietro”. Non disse ἰδεῖν (idein), cioè semplicemente “per scorgere” Pietro, ma ἱστορῆσαι (historesai), cioè per vedere e conoscere, come sono soliti parlare coloro che visitano grandi e splendide città per il piacere di conoscerle: a tal punto giudicava che valesse la pena anche solo vedere quell’uomo. Ciò è evidente dai fatti stessi: partendo infatti per Gerusalemme, dopo aver già convertito molte nazioni e compiuto imprese così grandi come nessun altro aveva fatto – avendo istruito alla retta vita e condotto a Cristo la Panfilia, la Licaonia, la gente della Cilicia e tutti coloro che abitano quella parte del mondo – per prima cosa si reca da Pietro con somma modestia, come verso un superiore e uno più onorevole … Dunque, il fatto di essere partito per causa sua dichiara il grande onore che gli riconosceva; l’essere rimasto lì per così tanti giorni dimostra la sua amicizia e la sua intensissima carità.
In Epistolam ad Galatas Commentarius, Cap. 1, PG 61, 631-633.
- In merito all’anno in cui ciò avvenne riportiamo l’interessante analisi di Marta Sordi: «Nella lettera ai Galati infatti, subito dopo aver ricordato la sua conversione (I, 15-16), s. Paolo ricorda che egli andò in Arabia e poi di nuovo a Damasco; ἔπειτα μετὰ ἔτη τρία (I, 18) si recò a Gerusalemme per parlare con Pietro e vi restò 15 giorni; ἔπειτα (ib., 21) andò in Siria e in Cilicia; ἔπειτα διὰ δεκατεσσάρων ἐτῶν (ib., II, 1) a Gerusalemme con Barnaba e Tito. Questo viaggio a Gerusalemme è quello riferito dal cap. XV degli Atti e deve essere assegnato, come abbiamo visto, al 49 d. C. Come vanno computati i 14 anni della lettera ai Galati? Secondo alcuni il termine di riferimento è la conversione di s. Paolo. In questo caso tale avvenimento andrebbe posto nel 36 d. C. Secondo altri, invece, il διὰ δεκατεσσάρων ἐτῶν (in cui διά indica l’intervallo dell’anno a quo all’anno ad quem) deve essere calcolato, come mostra senza possibilità di equivoci l’uso di ἔπειτα, dall’ultimo avvenimento narrato: cioè dalla partenza di s. Paolo da Gerusalemme, dove si era incontrato con s. Pietro, per la Siria e la Cilicia. Secondo questa interpretazione, che è certo la migliore dal punto di vista del testo greco, l’incontro di Paolo con Pietro a Gerusalemme, avvenuto 14 anni prima del 49, andrebbe posto nel 36; la conversione di Paolo sulla via di Damasco, anteriore di tre anni a quest’ultimo fatto, nel 34» (Sui primi rapporti delle autorità romana con il cristianesimo (A proposito della cronologia degli Atti) in «Studi Romani, 8-1960, p. 394). ↩︎
- «San Paolo non ebbe il Vangelo dagli uomini, ma fu chiamato alla fede, e ricevette la profonda cognizione che aveva di tutte le verità cristiane immediatamente da Gesiì Cristo (Atti IX, 5 e ss. ; XXVI, 15 e ss. ; II Cor. XII, 2 e ss.)» (Sales) ↩︎
- Entrambi sono Apostoli. È un errore – insegna s. Pio X in Ex quo nono – «già condannato da tempo dal Nostro predecessore Innocenzo X, [considerare] San Paolo un fratello del tutto uguale a San Pietro». ↩︎
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