di Giuliano Zoroddu

Tertulliano (155-230 d.C) in Apologeticum V, 3 scrive che «Nerone fu il primo a infierire con la spada imperiale contro questa setta [dei Cristiani]»[1]. Tuttavia non bisogna pensare che questo imperatore abbia trascorso tutti gli anni del suo principato (54-68 d.C) a infierire contro la Chiesa. Diamo un riassunto cronologico dei rapporti fra l’ultimo dei Giulio-Claudi e i Cristiani per spiegare questa affermazione.

54 d.C.

Il 13 ottobre Nerone Claudio Cesare Druso Germanico (nato Lucio Domizio Enobarbo) assume il potere imperiale, succedendo al padre adottivo (nonché prozio) Claudio. Ha al suo fianco la madre Agrippina minore (15-59 d.C.), il precettore Lucio Anneo Seneca (4 a.C – 65 d.C.) e il prefetto del pretorio Sesto Afranio Burro (1-62 d.C.). La Chiesa di Roma già esisteva da un decennio, avendola fondata s. Pietro nel 42 d.C.. Il seme gettato dal principe degli Apostoli aveva dato frutto persino in ambienti vicini e interni alla corte: la matrona cristiana Pomponia Grecina, moglie di Aulo Plauzio, conquistatore della Britannia, ricordata da Tacito in Annales XIII,32; i cristiani “della casa di Narcisso” (segretario dell’imperatore Claudio) e “della casa di Cesare” ricordati da s. Paolo rispettivamente in Romani XVI, 11 e Filippesi IV, 22.

56 d.C.[2]

Arriva a Roma Paolo di Tarso. Due anni prima, nella Pentecoste del 54 d.C., era stato arrestato a Gerusalemme e portato a Cesarea dove, in ragione della sua cittadinanza romana, appellò a Cesare. Tutte le vicende dall’arresto alla partenza (55 d.C.), nonché il viaggio avventuroso sono raccontati da s. Luca in Atti XXII-XXVIII,16. A Roma l’Apostolo rimarrà due anni agli arresti domiciliari «e riceveva tutti quelli che andavano da lui, predicando il regno di Dio e insegnando le cose spettanti al Signore Gesù Cristo con ogni libertà, senza che gli fosse proibito» (Atti XXVIII, 30-31). Questa libertà accordata alla predicazione di una religione non ammessa dalla legge romana si spiega col veto imperiale alle persecuzioni contro i Cristiani (stabilite da un preciso senatoconsulto) posto Tiberio nel 35 d.C. e riconfermato dai successori[3].

57 d.C.

La già menzionata Pomponia Grecina, sottoposta al giudizio del marito come rea di superstizione straniera (cristianesimo), viene assolta. Il fatto, ricordato da Tacito in Annales XIII,32, è un segnale della tolleranza di Nerone verso gli adoratori di Gesù di Nazareth, della sua aderenza al veto di Tiberio.

58 d.C.

S. Paolo viene assolto da Afranio Burro (o dallo stesso Nerone) e parte per la Spagna. L’autorità imperiale romana è ancora favorevole alla religione cristiana.

62 d.C.

È l’anno della svolta. Se da un lato la deposizione del sommo sacerdote Anano, colpevole di aver fatto lapidare san Giacomo minore, Testimonia che ancora vi erano buoni rapporti fra i Cristiani e le autorità romane[4], lo stesso anno porta con sé tre avvenimenti di segno a posto: la morte di Afranio Burro, il ritiro di Seneca a vita privata, il matrimonio di Nerone con Poppea Sabina, «devota»[5] al giudaismo.

63 d.C.

Nerone rimuove il veto imperiale all’applicazione del vecchio senatoconsulto di età tiberiana contro i Cristiani ed emana un provvedimento (institutum), riferito da Svetonio in Vita Neronis XVI, 2, per mandare «al supplizio i Cristiani, genere di uomini dediti a una nuova e malefica superstizione». Testimonianza della svolta è il cosiddetto «Editto di Nazareth». Si tratta di una stele di marmo rinvenuta a Nazareth nel 1878 e contenente una editto imperiale che condanna a morte «alcuni che in qualsiasi modo hanno tirato fuori [dal sepolcro] defunti o con inganno li ha[nno] trasferiti … o ha[nno] spostato le biette o le pietre tombali» e contro «gli adoratori degli uomini». È chiaro il collegamento coi Cristiani, adoratori di Gesù (considerato solo un uomo) e accusati sin da subito dal Sinedrio di avere estratto il corpo di Gesù dalla tomba per poter dire che fosse risorto, come riferisce Matteo XXVIII, 12-15.

64-68 d.C.

Il nuovo corso neroniano dà il via libera alle accuse contro i Cristiani in tutto l’impero e al libero sfogo dell’odio delle plebi contro di essi. Lo testimonia la prima lettera di s. Pietro, scritta a Roma intorno al 63-64, quando vi leggiamo del rischio di essere condannati «in quanto Cristiani» (IV, 16) e delle calunnie presentanti i Cristiani come «malfattori» (II, 12). Anche Tacito in Annales XV, 44 ci informa che «il volgo [li detestava] per le loro infamie»[6]. La persecuzione divenne enormemente cruenta a seguito dell’incendio di Roma (19-27 luglio 64 d.C.), quando una «ingente moltitudine» (espressione usata sia da Tacito in Annales XV, 44 sia da s. Clemente Romano in Ad Cor. VI, 1) patì le più atroci sofferenze e la morte per Gesù Cristo[7]. Le vittime più illustri della persecuzione furono s. Pietro[8] e s. Paolo [9].


  1. Vedi anche Apolog. V, 4; Scorp. XV, 9. ↩︎
  2. Seguo la cronologia proposta da Marta Sordi. Cfr. M. Sordi, Sui primi rapporti delle autorità romana con il cristianesimo (A proposito della cronologia degli Atti) in «Studi Romani, 8-1960, pp. 393-409; Eadem, I cristiani e l’impero romano. Nuova edizione riveduta e aggiornata, Jaca Book, Milano, 20112. ↩︎
  3. Gesù e Tiberio. Da Tertulliano a Marta Sordi  ↩︎
  4. Il martirio di San Giacomo Minore per mano giudaica e i buoni rapporti tra i cristiani e l’impero romano ↩︎
  5. «Poppea era timorata di Dio e favorevole ai Giudei» (Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XX, 195). ↩︎
  6. I Cristiani venivano perseguiti dalle autorità romane in base a due colpe: il nomen e i flagitia. Per nomen (letteralmente «nome») si intende il fatto stesso di professarsi cristiani; per flagitia invece si intendono le nefandezza che si credeva commettessero (cannibalismo, incesto). ↩︎
  7. I Protomartiri della Santa Chiesa Romana ↩︎
  8. Per quanto riguarda la data del martirio di s. Pietro la comunità scientifica non è concorde, anche se si può esser certi che si verificò fra il 64 e il 67 d.C. Margherita Guarducci, in La data del martirio di Pietro, La Parola e il Passato, 118 (1968), pp. 81-115, ipotizzò il 13 ottobre del 64 d.C., durante i festeggiamenti per il decennale dell’impero di Nerone. ↩︎
  9. Anche per la data del martirio di San Paolo si va dal 64 al 67 d C., non essendovi unanimità nella comunità scientifica. ↩︎


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