di Red.
Per mesi una parte significativa del mondo conservatore e moderatamente conservatore aveva coltivato una speranza: che il regno di Leone XIV, introducesse almeno una correzione di rotta rispetto alle dinamiche che avevano caratterizzato gli anni di Francesco. La pubblicazione del programma del Concistoro straordinario del 26-27 giugno conferma che – come era stato facile prevedere – si è trattato dell’ennesima allucinazione. A emergere è infatti l’immagine di una struttura organizzativa che non solo non prende le distanze dal modello sinodale degli ultimi anni, ma che sembra volerlo consolidare ulteriormente come metodo ordinario di governo ecclesiale.
Il primo elemento che colpisce riguarda i cardinali chiamati a guidare le sessioni principali. Grzegorz Ryś, Víctor Manuel Fernández, Stephen Brislin e Mario Grech non rappresentano certo figure marginali dell’ultimo decennio ecclesiale. Al contrario, sono tra gli esponenti più riconoscibili dell’orientamento che ha accompagnato e sostenuto il “progetto ecclesiale” di Francesco.
Particolarmente significativa appare la presenza di Fernández e Grech. Il primo è stato uno dei principali interpreti teologici dell’ultima fase del precedente pontificato (e del nuovo: pensiamo allo scandoloso documento contro la Corredenzione, visto e firmato pure da Leone); il secondo è stato il principale architetto del processo sinodale globale. La scelta di affidare loro ruoli centrali nel nuovo grande Concistoro di Leone XIV difficilmente può essere considerata casuale. In politica ecclesiastica, come in ogni altra forma di governo, le persone scelte per guidare i processi costituiscono spesso il messaggio più eloquente.
Ma è soprattutto il metodo adottato a raccontare l’aria che tira. Chi sperava in un ritorno ai Concistori tradizionali, caratterizzati da un confronto diretto e approfondito tra cardinali e Papa sulle grandi questioni della Chiesa universale, si trova davanti a una realtà diversa. I lavori saranno infatti organizzati secondo uno schema ormai familiare: gruppi ristretti, tempi contingentati, relazioni finali, sintesi e procedure di ascolto strutturato. Anche la suddivisione dei partecipanti merita attenzione. I cardinali vengono distinti in gruppi differenti, separando gli ordinari diocesani dagli esponenti della Curia e dai non elettori. Ufficialmente si tratta di una scelta organizzativa. Tuttavia, è inevitabile che molti osservatori vedano in questa impostazione una differenziazione tra categorie di partecipanti dotate di peso e funzioni diverse all’interno del processo deliberativo.
Ancora più interessante è l’analisi dei temi scelti. Una parte consistente dei lavori ruota attorno alla problematica enciclica Magnifica Humanitas e a questioni come pace, riconciliazione, frammentazione sociale, tecnologia e rapporti di potere. Temi certamente importanti, soprattutto nel contesto internazionale attuale.
Tuttavia, ciò che sorprende è l’assenza di altre questioni che da anni occupano il dibattito ecclesiale. Non figurano sessioni dedicate alla crisi della liturgia, alle reali tensioni dottrinali emerse in numerosi episcopati, al declino della pratica religiosa in molte regioni occidentali.
La quarta sessione appare particolarmente significativa. Risulta dedicata all’attuazione del processo sinodale e alle future assemblee previste per il 2027 e il 2028. In altre parole, il Sinodo non viene trattato come una parentesi conclusa o come un esperimento ormai archiviato. Al contrario, viene presentato come una struttura permanente destinata a proseguire e ad approfondirsi.
Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto che produce la maggiore delusione tra i cosiddetti “cons-moderati”. Speravano in una fase di riequilibrio, in una maggiore attenzione alle questioni dottrinali e liturgiche e in una riduzione del peso politico dell’apparato sinodale. Non andata così, perché la dottrina non è una questione meramente politica. E soprattutto perché chi guida il Vaticano ha scelto in maniera inequivocabile la piena continuità con Francesco.
Le prime indicazioni offerte dal Concistoro sono nette: le figure chiave restano sostanzialmente le stesse. Le procedure rimangono le stesse. Le priorità appaiono in larga misura le stesse. Cambia il regno, ma l’infrastruttura ecclesiale costruita negli ultimi anni appare ancora saldamente al suo posto. La politica ecclesiastica vive anche di segnali, simboli e nomine. E i segnali che emergono da questo Concistoro sono difficili da ignorare.
Dopo aver perso oltre un anno a inseguire fantasmi, a negare lo stato di necessità in cui versa la vita ecclesiale e a sbagliare bersaglio attacando le consacrazioni episcopali della FSSPX, ora i cons-moderati si trovano – come già abbiamo fatto notare – con un pugno di mosche in mano.
Urge un sussulto.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.
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