di Giuliano Zoroddu
Tacito ci informa che «nell’anno in cui furono consoli Nerone, per la seconda volta, e Lucio Pisone», cioè nel 57 d.C., «non furono molti gli avvenimenti degni di essere ricordati» (Annales XIII, 31). Fra questi pochi eventi che lo storico romano ritenne meritevoli di ricordo vi è il processo domestico a Pomponia Grecina (Annales XIII, 32):
Pomponia Grecina, matrona insigne, sposata con Aulo Plauzio (quello che, come ho riferito ottenne l’ovazione per le vittorie sui Britanni) e accusata di praticare un culto illegale straniero, fu lasciata al giudizio del marito. Questi, secondo l’antico istituto, istruì il processo sulla vita e la reputazione della consorte alla presenza dei parenti, e la dichiarò innocente. Questa Pomponia ebbe una vita lunga caratterizzata da una continua tristezza. Infatti, dopo l’uccisione di Giulia, figlia di Druso, avvenuta per le trame di Messalina, per quarant’anni non vestì se non l’abito da lutto e non ebbe sentimenti se non di mestizia. E ciò, sotto il principato di Claudio, non le procurò punizioni, e più tardi le tornò a gloria.
Pomponia Grecina
Probabilmente era figlia di Gaio Pomponio Grecino (25 a.C. – 38 d.C.) e di una figlia di Vipsania Agrippina (36 a.C. – 20 d.C), prima moglie dell’imperatore Tiberio (42 a.C. – 37 d.C.). La famiglia sua, come quella del marito, erano vicinissime alla corte imperiale. Dal testo si ricava che visse all’incirca fino all’83 d.C. A questo personaggio misterioso hanno prestato grande attenzione, oltre agli storici, letterati del calibro di Henryk Sienkiewicz (Quo vadis?, 1895) e Giovanni Pascoli (Pomponia Graecina, 1910)
Accusata di praticare un culto illegale straniero
Il «culto illegale straniero» di cui è accusata Pomponia è quasi certamente il Cristianesimo. Lo conferma il ritrovamento da parte dell’archeologo Giovanni Battista de Rossi (1822-1894) delle iscrizioni sepolcrali di un Pomponio Grecino e di un Pomponio Basso nella parte più antica (I sec.) delle catacombe di san Callisto sull’Appia.
Il giudizio del marito
Secondo il diritto romano arcaico, se una donna sposata commetteva un reato che toccava la morale, la religione o la sfera familiare, poteva essere giudicata dal marito al cospetto di un consiglio di famiglia. La riesumazione di questo istituto nel 57 d.C. (anno del processo) è un espediente che segnala la (iniziale) tolleranza di Nerone verso gli adoratori di Gesù di Nazareth.
Giulia, figlia di Druso
«Giulia figlia di Druso» è Giulia Livilla (4-43 d.C) figlia di Druso minore, figlio dell’imperatore Tiberio e Vipsania Agrippina. L’imperatrice Valeria Messalina (25-48 d.C.) la fece accusare di incesto, ottenendone la condanna a morte. Giulia e Pomponia, oltre che amiche, erano anche imparentate per via di Vipsania Agrippina, nonna di entrambe.
Tristezza e mestizia
La morte dell’amica coincide con un radicale cambiamento di vita da parte di Pomponia che non passò inosservato. La tristezza e la mestizia che caratterizzano il nuovo stile di vita estremamente severo assunto dalla matrona sono anch’essi segnali della sua conversione al Cristianesimo: i pagani infatti accusavano i Cristiani di essere dei tristi moralisti perché non partecipavano come loro alla «marea dei vizi», come riferisce s. Pietro nella sua Prima Lettera (IV, 4). La morte di Giulia e il lutto di Pomponia, eventi del 43 d.C., vengono quasi a coincidere con l’arrivo di s. Pietro a Roma (42 d.C.).
Santa Lucina
Poiché le iscrizioni sepolcrali di un Pomponio Grecino e di un Pomponio Basso furono rinvenute nella parte più antica (I sec.) delle catacombe di san Callisto sull’Appia, ossia nelle Cripte di Lucina, l’archeologo Giovanni Battista de Rossi propose l’identificazione di Pomponia Grecina con la «santa Lucina, discepola degli Apostoli, la quale, provvedendo colle sue sostanze alle necessità dei Santi, visitava i Cristiani chiusi in carcere, e attendeva a seppellire i Martiri, presso i quali anch’essa, in una cripta da lei fabbricata, fu sepolta» ricordata dal Martirologio Romano il 30 giugno. Secondo de Rossi la matrona romana ricordata da Tacito avrebbe assunto il nome di Lucina al momento del battesimo.
Bibliografia: G.B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana descritta e illustrata, 3 voll., Roma, 1864-1877; M. Sordi, Sui primi rapporti delle autorità romana con il cristianesimo (A proposito della cronologia degli Atti) in «Studi Romani», 8-1960, pp. 393-409; Eadem, Introduzione a Tertulliano, Difesa del Cristianesimo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2008; Eadem, I cristiani e l’impero romano. Nuova edizione riveduta e aggiornata, Jaca Book, Milano, 20112 (I ed. 1984).

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