Nella messa del Corpus Domini la Santa Chiesa legge il seguente passo del Vangelo di San Giovanni (VI, 56-59):

In quel tempo, Gesù disse alle turbe dei Giudei: «La mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne, e beve il mio sangue, sta in me ed io in lui. Come mandò me quel Padre che vive, ed io vivo per il Padre: così chi mangerà me, vivrà anch’egli per me. Questo è il pane che è disceso dal cielo. Non come i padri vostri mangiarono la manna, e morirono. Chi mangia di questo pane vivrà in eterno».

Il Dottore Eucaristico san Tommaso (autore di tutti i testi liturgici del Corpus Domini), commentando il passo nel Super Ioannem, cap. 6, l. 6, ne trae i seguenti quattro punti fermi.

Riguardo al sacramento dell’Eucaristia possiamo considerare quattro cose:

  1. La specie: è il pane. Poiché il corpo di Cristo è la Chiesa, che sorge nell’unità da molti fedeli, e il pane è fatto di molti grani, è la specie conveniente.
  2. L’autorità: l’autore è Cristo. Sebbene il sacerdote consacri, Cristo dà la virtù, perché il sacerdote consacra nella persona di Cristo usando le Sue parole. Dice darò perché il sacramento non era ancora istituito.
  3. La verità: si insinua dicendo è la mia carne. Non dice “significa”, ma è; perché secondo la verità della cosa, ciò che si assume è veramente il corpo di Cristo. Perché dice solo “carne” se contiene tutto Cristo? Nel sacramento tutto Cristo è contenuto per naturale concomitanza, ma il corpo c’è per forza della conversione (transustanziazione). Dice “carne” perché il sacramento è memoriale della passione, che avvenne per l’infermità della carne.
  4. L’utilità: è grande e universale. Grande perché produce in noi la vita spirituale e poi quella eterna. Nulla è questo sacramento se non l’applicazione della passione del Signore a noi. È universale perché la vita che conferisce è per tutto il mondo.

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