Un passaggio della Lettera Apostolica «Esulta Lusitania felix» con cui Pio XII, il 16 gennaio 1946, annoverava sant’Antonio di Padova fra i Dottori della Chiesa Universale assegnandogli il titolo di «Evangelico».

Quanta luce poi la dottrina di Antonio abbia diffuso, non diversamente dal preconio della divina parola, lo attestano con unanime consenso i contemporanei e i posteri, i quali ornano la sapienza di lui con amplissime lodi ed elevano fino alle stelle la sua sacra forza oratoria. Se alcuno, invero, pondererà attentamente i «Sermoni» del Padovano, Antonio apparirà peritissimo dei sacri volumi; teologo esimio nello scrutare i dogmi; insigne dottore e maestro anche nel trattare le cose ascetiche e mistiche. Le quali cose tutte, quasi tesoro qualora di divina arte del dire, valgono a supplire un aiuto non esiguo, specialmente ai banditori del Vangelo; e costituiscono come un ricchissimo erario dal quale massimamente i sacri oratori, per tutelare la verità, per propulsare gli errori, per confutare le eresie, per richiamare gli animi degli uomini perduti sul retto sentiero, possono attingere copiosamente validissimi argomenti. Poiché invero Antonio assai frequentemente si valse di testimonianze e sentenze promanate dal Vangelo, a pieno diritto appare degno del nome di «Dottore Evangelico». Da questo, per fermo, quasi fonte perenne di acqua fluente, non pochi dottori teologi e banditori della divina parola continuamente attinsero e oggi largamente attingono, poiché reputano Antonio quale maestro e lo considerano Dottore della Santa Chiesa. Nel proferire tale giudizio, gli stessi Romani Pontefici furono autori e promotori, e precedettero col proprio esempio. E invero Sisto IV, nelle Lettere Apostoliche «Immensa», date il giorno 12 del mese di marzo dell’anno 1472, mise per iscritto queste parole: «Il beato Antonio di Padova, come sole nascente dall’alto, rifulse quale splendidissimo astro, il quale, con le sue amplissime prerogative di meriti e di virtù, con la profonda sapienza delle cose divine e con la dottrina, e con le sue ferventissime predicazioni, illustrò, ornò e stabilì la nostra fede ortodossa e la Chiesa cattolica». Parimenti Sisto V, nelle Lettere Apostoliche date sotto il sigillo plumbeo il giorno 14 del mese di gennaio dell’anno 1581 così scrisse: «Il beato Antonio di Lisbona fu uomo di esimie santità…, e inoltre imbevuto di divina sapienza». Il Nostro immediato Predecessore, il Papa Pio XI, di recente memoria, nell’Epistola Apostolica Antoniana sollemnia, data il giorno primo del mese di marzo dell’anno 1931, nel compiersi del settimo secolo dal felice transito del beato Antonio, indirizzata all’Eccellentissimo Vescovo Padovano, ora Cardinale di Santa Romana Chiesa e Arcivescovo dei Fiorentini, esalta quella divina sapienza della quale, abbondantemente dotato, questo grande Apostolo Francescano si sforzò di restaurare l’integrità del Vangelo e la santità. Ma da quella medesima Epistola del Nostro Predecessore gioverà rinnovare queste quanto mai atte parole: «Il Taumaturgo Padovano la sua età tempestosa, infetta da costumi ovunque depravati, illustrò con la cristiana sapienza e quasi la infuse della soavità della sua virtù… (In Italia) massimamente la sua apostolica forza e operosità s’insignì; qui le impensissime fatiche da lui sostenute; ma anche in moltissime province della Gallia, poiché tutti Antonio – vale a dire i suoi Lusitani, gli Africani, gli Italiani, i Galli, quanti infine avesse inteso aver d’uopo della cattolica verità – con operoso studio abbracciava, senza alcun discrimine di gente e di nazione. Contro gli eretici poi, scilicet Albigesi, Catari e Patarini, a quel tempo quasi ovunque infurianti e tentanti di estinguere l’animo della genuina fede negli animi dei cristiani fedeli, così strenuamente e felicemente combatté, da essere a pieno diritto e merito chiamato “martello degli eretici”». Né è da tralasciare, anzi è da tenersi in massimo pregio e momento, la somma lode che Gregorio IX, il quale aveva udito Antonio predicare e ne aveva sperimentato l’ammirabile conversazione, volle tributare al Padovano, appellandolo «Arca del Testamento» e «Scrigno delle Sacre Scritture».

»»»SANT’ANTONIO DI PADOVA«««

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