di Piergiorgio Seveso

Novanta la paura, si suole dire: eppure una delle sensazioni più gradevoli per noi radiospadisti è quella di essere contattati da ex-nemici e critici che ci dicono, ed ogni volta è un canovaccio collaudato: “Pensavamo e ci avevamo detto foste dei mostri, dei farisei (o dei sadducei come dicono taluni), dei fanatici, degli estremisti irregolari, degli odiatori seriali, dei bastiancontrarii professionali, degli scappati di casa e invece… non era vero”.

La gioia più grande, più intima nelle buone battaglie è quella di trovare nuovi amici, nuovi compagni di ventura e avventura, nuove braccia forti per aiutarci a portare questo piccolo ma gioiosa fardello e, permettetelo, vedere ritornare uomini (e donne) in carne ed ossa che il disprezzo ideologico, la maldicenza fatta pane e companatico quotidiano, la paura dell’integralità cattolica aveva trasformato in tante inutili, superflue e decorative state di sale, di cera e di tufo. Statue in ultima analisi mute, benchè tanto spesso parlanti, ciancianti, rombanti e… raglianti.

E invece no, cari lettori e carissimi amici,  gli “eterni adolescenti” di “Radio Spiedo”, gli escapisti di “Radio coltellino”, gli eterni morituri di “Radio Assisi” hanno fatto l’impresa: hanno dimostrato che, al netto delle umane imperfezioni, è possibile fare un sito di informazione e apologetica cattolico integrale operativo per quattordici anni, senza sostanzialmente giorni di interruzione, collegarvi una casa editrice fino a stampare 126 titoli, gestire canali social di tutti i tipi, domando sia le belve feroci del neomodernismo e del liberalismo che moderando le caldane e le mattane del “tradizionalismo”.

Novanta la paura, dicevamo. Eppure alla vigilia della festa del Sacro Cuore 2012 abbiamo avuto la ragionata avventatezza di fondare questo nostro blog, allora piccolo, oscuro, rudimentale, puramente artigianale, simile per struttura ai tantissimi che affollavano il web tanto diverso da quello di oggi. Radio Spada si affiancava alle nostre vite, già allora abbastanza assorbite dal lavoro o dalla militanza accademica come una piccola cosa tra le cose ma poi impetuosamente le scavalcava e le assorbiva: mai certamente avremmo immaginato sarebbe diventata così centrale all’interno della buona battaglia nelle nostre terre.

Uso l’aggettivo “centrale” non a caso, non certamente per attribuirci un’importanza o un’insostituibilità che non abbiamo ma per indicare il fatto che in mezzo a pletore di esorbitanti attivisti e di tremolanti conserv-attori (nel senso di attori della Conservazione) che affollano il nostro piccolo e scalcagnato mondo, ci siamo sforzati di tenere la barra a dritta, guidati dalla luminosa costellazione di stelle fissei che ci fa luce nelle tempeste e nei marosi che affrontiamo ogni giorno: la Stella maris, il Papato romano, la teologia romana, la Chiesa cattolica con la sua gloriosa storia, per nulla oscurata da questo meschino e morganatico presente.

Odiosa sunt oblianda: volete unirvi a noi, scordando le meschinità e le pavidità, levandovi quella maschera di ferro di presentabilità ecclesiale o di purismo settario che vi siete calati sul viso per anni, noi siamo qui: bastano due parole ed una pacca sulle spalle, due bicchieri e l’avventura continua, insieme ai tanti carissimi amici, collaboratori ed estimatori che ci hanno raggiunto in questi anni e che anche in questa sede ringraziamo dal profondo del cuore.

Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis!


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