di Piergiorgio Seveso

Nella grande calura di questi giorni gradirei offrire ai nostri lettore il refrigerio di una rubrica frizzante e tonificante, caustica e brillante, dedicata ad argomenti più leggeri ma proprio per un soverchiante dovere di stato debbo occuparmi di un evento di importanza capitale all’interno alla Buona battaglia contro la rivoluzione conciliare. Manca pochissimo tempo all’evento spezza-storia del primo luglio 2026 ovvero alle quattro consacrazioni episcopali senza mandato romano che la Fraternità San Pio X porterà a termine a Écône nella placida e sonnolenta Svizzera.

Pur parlando da estraneo rispetto a questa società religiosa e pur non avendone le medesime posizioni sul problema dell’autorità papale, mi permetto di portare alla luce alcuni punti fermi che a volte sembrano sfuggire alla ciarliera pubblica opinione tradizionalista.

Queste consacrazioni NON sono un fatto privato interno della Fraternità San Pio X, un fatto burocratico, una specie di aggiornamento dell’elenco dei vescovi interni ma sono un poderoso guanto di sfida pubblico alle “autorità conciliari” che devastano giorno per giorno, ora per ora la vigna del Signore. Queste consacrazioni NON sono un problema di appartenenza per la Fraternità San Pio X che ha già al suo interno tutto quello che basta per portare avanti la Missio cattolica, eventuali sanzioni da parte delle “autorità moderniste” sarebbero invece più una testificazione ulteriore della ribellione di queste “autorità” al Magistero cattolico e alla sua Ortoprassi cattolica.

Urge ricordare infatti  ricordare al buon Prevost, inebriato dai recenti bagni di folla, che non esiste comunione senza la professione di Fede cattolica integrale, non esiste autorità, primato, veste bianca e rossa, udienze, Angelus, nomine e governo che tengano se si usano come cannonate contro di essa. Ecco perchè queste consacrazioni, ben lungi dall’essere un problema disciplinare, sono essenzialmente un monito rivolto a queste “autorità” affinché ritornino alla professione di fede piena, integralmente intesa, e ad un esercizio cattolico dell’autorità.

Queste consacrazioni possono avere e già stanno avendo un ruolo di ventilabro, di vaglio per i cuori dei singoli, per le attitudini di piccoli o grandi gruppi che si trovano nel mondo di mezzo conservatore, in quella colossale palude fatta di soggettivismi, velleità restaurative, sogni di mini-gloria, piccoli strapuntini di tradizionalismo cortigiano e servile, brontolii acrimoniosi, enteroclismi di rabbia malcelata, per non parlare di vecchie questioni personali vestite sbrigativamente da altro. Se la cosa fosse di una minima serietà, ci potremmo scrivere sopra interi libri. Ma siamo sempre al condominio italiota della commedia anni ’70.

Proprio in questi giorni vediamo il disvelamento della passione, del coraggio romano di tanti cuori e di tanta brava e buona gente, e al contempo, dall’altro lato, la paura di perdere terreno, nicchie polverose, piccoli appigli di roccia sui quali ci si è abbarbicati, credendo di difendere nientedimeno che la Tradizione cattolica, affossando il dirimpettaio. Operazioni che peraltro di solito portano malissimo.

Parafrasando Gaber, “il cattolicesimo romano non è star sopra un albero” ma scendere in battaglia nel campo di Dio, gettare corpo e anima in questa mischia avviluppante, decisiva per la storia della Chiesa nei secoli a venire. Certamente non è stando in cantina a reduplicare l’odio con pochi sodali e nemmeno in terrazza sorseggiando rosolio, che si sarà della partita. Non è quindi tempo di distinguo ora capziosi e pavidi, ora legittimi ma non risolutivi per le necessità del momento: è tempo invece di fare scintillare le sciabole al sole sotto i grandi cieli della Chiesa cattolica.

L’auspicio ovviamente è che tutti gli attori in campo, compresa la Fraternità San Pio X, possano essere all’altezza di tale immensa e capitale battaglia che in un certo senso ingloba e sovrasta gli stessi eventi del primo Luglio 2026. Al di là delle piccole e grandi debolezze, delle fragilità, delle dubbiezze degli uomini, siamo certi, date le promesse del nostro Divin fondatore, che la vittoria finale sarà di Dio e della Beata Vergine Immacolata, Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie.

Adveniat Regnum tuum, adveniat per Mariam!



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